GIGIO DONNARUMMA, DAL TETTO D’EUROPA ALLA GOGNA MEDIATICA

GIGIO DONNARUMMA, DAL TETTO D’EUROPA ALLA GOGNA MEDIATICA

GIGIO DONNARUMMA, DAL TETTO D’EUROPA ALLA GOGNA MEDIATICA

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Era cominciata sotto una cattiva stella la stagione di Gigio Donnarumma, ma di certo è finita nel modo peggiore possibile. Perché la cinquina rimediata dall’Italia in Germania l’ha visto sfortunato protagonista di una debacle che nelle sue 47 gare disputate con la maglia azzurra non ha precedenti: prima dell’ultima tornata di partite della nazionale, quella aperta dalla sconfitta di Wembley contro l’Argentina dello scorso 1° giugno, addirittura in appena due occasioni sulle 42 presenze messe assieme gli era capitato di subire due reti nello stesso incontro.

Con i sudamericani prima (0-3) e in casa dei tedeschi poi è successo quello che nessuno poteva osare immaginare: Gigio ha incassato 8 reti in due partite e tutto il mondo s’interroga se davvero valga la pena continuare ad annoverarlo tra i più grandi portieri al mondo, o se il fatto di considerarlo tale è dovuto per lo più alla giovane età (ha ancora appena 23 anni) e alla precocità con la quale s’è imposto sul palcoscenico del calcio che conta.

DONNARUMMA, PORTIERE INCOMPRESO

Giusto un anno fa di questi tempi Donnarumma andava costruendo il castello perfetto col quale avrebbe spinto l’Italia fin sul trono d’Europa, parando peraltro due rigori nella notte di Wembley contro gli inglesi. L’apice di una carriera sin lì costellata da tanti apprezzamenti in campo continentale e non solo, con la decisione già maturata qualche settimana prima di imbarcarsi in una nuova avventura all’estero, lasciando “a piedi” il Milan che l’aveva cresciuto sin dalla più tenera età (e che aveva riempito di soldi anche il fratello Antonio).

La scelta di andare al PSG sembrava porlo in una nuova dimensione, consentendogli di fare un deciso upgrade rispetto alle prime 6 stagioni in rossonero nelle quali si era imposto come uno dei portieri più forti del pianeta, senza però raccogliere trofei degni di nota, a eccezione di una Supercoppa Italiana (e fu lui a parare il rigore decisivo a Dybala).

In mezzo tante grandi prestazioni intervallate da errori madornali, ma sempre passati sotto la lente come figli della giovane età. I milanisti ne hanno tenuti a mente diversi, a cominciare da quelli commessi nella finale di Coppa Italia del 2018 contro la Juve, con i gol di Douglas Costa e Benatia propiziata da due maldestri interventi (i bianconeri vinceranno 4-0).

Ne seguiranno altri nei 6 tornei disputati in maglia rossonera, ma chiaro che l’attenzione nei confronti di Gigio è cresciuta dopo il discusso passaggio al PSG, condizionato dalle scelte di Pochettino prima e dall’errore capitale nella sfida di Champions col Real poi.

IL GIOCO DI PIEDE È IL VERO TALLONE D’ACHILLE

La risposta piccata e nervosa di Donnarumma nei confronti della giornalista Rai che l’ha intervistato a fine partita testimonia che il nervo è ancora scoperto. Gigio ha vissuto una stagione assai altalenante a Parigi, con il turnover con Keylor Navas che non gli è andato mai davvero a genio (a lui come al collega costaricense) e qualche errore in qua e in là commesso in Ligue 1.

Il vero problema però è stato quanto fatto nella sfida degli ottavi di Champions col Real, dove l’alibi del fallo di Benzema regge fino a un certo punto (situazione al limite, ma al di là del giudizio arbitrale il “rischio” di voler fare una giocata a tutti i costi gli si è ritorto contro). Da allora è come se qualcosa nella testa del portiere si sia inceppato: i rinvii con i piedi sono diventati una croce, tanto nel PSG quanto in nazionale, con un primo errore fatto nell’amichevole contro la Turchia, un altro evidente contro l’Inghilterra, regalando palla ad Abraham e costringendo Locatelli a un prodigioso recupero (come sottolineato dal commentatore ufficiale della nazionale Alberto Rimedio).

Nel calcio moderno il ruolo del portiere è cambiato: non basta solo saper parare e chiudere lo specchio, ma bisogna anche diventare il primo giocatore a far partire l’azione con i piedi. E questo aspetto si sta rivelando fortemente limitativo considerando la scarsa attitudine a impostare il gioco dal basso da parte del portiere di Castellammare di Stabia, sfociato in un altro errore gratuito (e stavolta pagato a caro prezzo) nel match con la Germania.

LE “COLPE” DI GIGIO E I SUOI “DOVERI”

Che la nazionale possa fare a meno di Donnarumma è tesi assai discutibile. Gigio rimane un totem di questo gruppo, ma come tutti ha diritto di sbagliare. Se non gli si perdona niente è solo perché ha avuto la “colpa” di diventare grande troppo in fretta, e come tale di finire sempre invischiato in questioni che con il gioco hanno poco a che vedere. I due tiramolla sul rinnovo col Milan, quello poi effettivamente fatto nel 2017 e quello mancato del 2021, lo hanno messo sotto i riflettori e posto come un giocatore più attaccato al vil denaro che non ai sentimenti o alla passione per il gioco.

Non può farsene una colpa Gianluigi, ma il tifoso ragiona spesso d’impulso: quello del Milan l’ha praticamente cancellato, merito anche della strepitosa annata di Maignan (che con i piedi ci sa fare, eccome). Quello della nazionale pretende da lui sempre un rendimento al di sopra della sufficienza, magari memore delle imprese della scorsa estate.

Di sicuro sapere che da oggi sono cominciate le vacanze per Donnarumma è un bel sollievo: negli ultimi 12 mesi poche cose sono andate per il verso giusto e poter staccare la spina è un aiuto considerevole. Ma da un capitano della nazionale ci si aspetterebbero comunque parole diverse, anche quando vengono toccati nervi scoperti. La concorrenza interna è relativa (Meret, Cragno e Gollini non hanno il suo stesso peso), ma anche Gigio deve continuare a crescere se vuol diventare davvero grande. E così facendo evitare di restare un grande “what if” della storia, ricordato solo per un’estate di parate e miracoli già sbiadita pensando a ciò che hanno raccontato i successivi 12 mesi.

(Credits: Getty Images)

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