Gli Hooligans, quando il tifo supera tutto il resto

Gli Hooligans, quando il tifo supera tutto il resto

Gli Hooligans, quando il tifo supera tutto il resto

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“Walk on walk on with hope in your heart
And you’ll never walk alone”

[Continua a camminare con la speranza nel cuore
E non camminerai mai da solo.]

L’inno del Liverpool cantato dalla Kop altro non è che la rappresentazione di un mondo fatto di valori tramandati, forti unioni ma anche tanta violenza. Sei un gruppo, una famiglia e, come tale, la devi proteggere. Proteggi te stesso e tutta la tua firm. È questione di appartenenza, non la puoi spiegare se non ci sei dentro e non è possibile giudicare quello che fanno se tu per primo non hai capito il perché lo fanno.

Facciamo un passo indietro di circa 50 anni.

Alle fine degli anni ’60 negli stadi inglesi spunta una nuova tipologia di tifoso: capelli rasati per i ragazzi, testa rasata a metà e metà frangetta lunga per le ragazze, sciarpe con i colori della propria squadra, camice di Ben Sherman, giubbotto imbottito, il famoso “bomber” che occuperà la scena della moda popolare per più di due decenni, e anfibi con punta in metallo, le mitiche e mitologiche Dr. Martens, che da allora sono sulla cresta dell’onda e non accennano a volerne discendere. Solo una nota sempre sulle Dr. Martens: quelle che vedete ai piedi di vostra figlia adolescente non hanno la punta in metallo, quelle degli anni ’60 sì e gli skin, per rendere ancora più evidente il concetto, toglievano la pelle da quella parte dell’anfibio in modo da lasciare scoperto il metallo. E la punta di metallo veniva utilizzata, non dubitatene.

Il movimento skinhead, che partendo dagli stadi inglesi si allargherà in tutti gli stadi d’Europa, è composto da ragazzi che odiano visceralmente chi sminuisce la classe operaia. Toglietevi dalla testa tutto quello che avete sentito sui naziskin. Questi ragazzi di nazi non hanno proprio niente. Sono anarchici, odiano tutti e si battono con tutti, destra sinistra e così via. La deriva nazi arriverà dopo.

Un’ultima annotazione extra sportiva: questa storia ha anche significativi risvolti musicali. È in quelle periferie operaie e disagiate, quelle che gli yankee chiamano “slums”, che il punk impegnato e terzomondista stile Clash cede il passo allo “street punk”, il punk rabbioso, musicalmente imperfetto ma pieno di energia, che alle tematiche di grande respiro sociale preferisce le storie appunto degli slum, degli ultimi, degli scontri con la polizia, dell’ingiustizia sociale che grava da sempre sulla classe operaia. Solo tre esempi:
Sham 69 – If The Kids Are United
• Cockney Rejects – War On The Terraces
• The Exploited – I hate cop cars

È in questo momento storico che nascono i primi nomi per le gang da stadio, le FIRMS.

Chi segue il calcio inglese sa senza dubbio che nomi come Bushwackers, Zulus, ICF e The 657 Crew appartengono a quei gruppi che hanno cambiato il mondo del tifo britannico. Nascono le battaglie tra gruppi appartenenti a squadre diverse che hanno come unico scopo quello di mettere in fuga il nemico facendo sovrastare la propria autorità tramite la violenza. Una sorta di dominio non scritto, ma conquistato con il sangue. Tramite gli strumenti a disposizione, vogliono essere i migliori, ma non possono farlo da soli. Si ha bisogno di un gruppo del quale fidarsi, di un gruppo che con poco tempo diventa famiglia. Entrano da ragazzi come tanti altri e diventano uomini lì dentro. È rispetto, comprensione, aiuto. Non sono mai soli, la battaglia la giocano tutti, nessun escluso ed è questo che li rende ancora più uniti ai propri fratelli. Essere consapevoli di avere le spalle coperte, li rende ancora più forti, ma sapere che sono loro stessi a coprire le spalle all’amico, li rende invincibili. Ognuno di loro protegge ciò a cui tiene di più, che sia la donna, i figli o la firm. Ha esattamente lo stesso valore. Loro non abbandonano lei e lei gli regala una famiglia, perché le Firm nascono come grido di un ceto popolare e bisognoso di sentirsi appartenente a qualcosa di importante. E la famiglia, si sa, va protetta contro tutto e tutti.

Questo può far pensare che magari, gli hooligans siano persone problematiche, senza famiglia, senza cultura o istruzione. Bene, non c’è cosa più sbagliata. Il tifoso medio difficilmente si adatta a questo prototipo di cittadino. Chi si trova in questa condizione non avrebbe le risorse minime che permettono agli hooligans di fare quello che fanno: trasferte in treno, in aereo, macchina o in autobus tra le città europee, pagare i costosi biglietti di ingresso alle partite e pagare litri e litri di birra per sé stessi e per gli amici per poi berli fino a sbarazzarsi di tutti i freni inibitori e sciogliere le briglie degli istinti e delle passioni primitive. Si permettono il lusso di sfogarsi, di tanto in tanto, permettendosi quegli eccessi che gli sono vietati nella vita quotidiana, qualcosa come il Carnevale del Medioevo cristiano che autorizza il cittadino a fare quello che mai avrebbe potuto fare, rompendo con la norma di condotta abituale e ubbidendo per alcuni giorni all’anno al capriccio dei suoi più reconditi istinti, e proprio come il Medioevo impone: si conquista un terreno dopo aver lottato per esso. La supremazia è fondamentale, il classico “tutti devono sapere: sono meglio io”. Come nel Medioevo era una bandiera a segnare la supremazia di un popolo, così tra le curve inglesi, sono i colori della squadra, le bandiere e stendardi che fanno conoscere al mondo chi la fa da padrone e sono proprio gli hooligans a mettere in chiaro chi comanda all’interno della propria curva: le football ends (le tribune poste dietro le porte degli stadi inglesi) sono territorio skinheads e i vecchi tifosi, anziani e pacifici, vengono in fretta emarginati ed allontanati.

All’inizio sono proprio le bande di skinhead a generare scontri all’interno e all’esterno dello stadio, causando il panico soprattutto tra il pubblico pacifico, e questo è dovuto all’impreparazione delle forze dell’ordine alla nuova ondata di violenza. Non si possono contare le partite interrotte per le invasioni di campo, facilitate dalla totale assenza di barriere. Nascono le rivalità fra gruppi, specie fra West Ham, Milwall, Tottenham, Arsenal e Chelsea e si creano i cosiddetti gemellaggi, che rafforzano il dominio di un gruppo annientando l’altro.

Negli anni 70 la televisione locale comincia a mettere in luce un fenomeno che ormai tutti sul campo conoscono, e negli stadi si iniziano a vedere imponenti schieramenti di polizia. Nel 1977 verranno introdotte, per la prima volta negli stadi, le telecamere a circuito chiuso, cosa che diventa obbligatoria nei successivi anni ottanta. I giornalisti amplificano ancora di più il fenomeno e vengono addirittura stilate classifiche sui gruppi hooligan più temuti: la Red Army del Manchester United viene identificata come la più temibile insieme alle firm del Millwall, West Ham, Birmingham, Chelsea, Leeds, Tottenham, Liverpool, Portsmouth e Arsenal. Alcune tifoserie, in particolare quelle del Chelsea, del Leeds e del West Ham, allacceranno rapporti con il Fronte Nazionale di estrema destra e la stampa addosserà spesso ad esso il problema della violenza negli stadi, continuando a sottovalutare il fenomeno di ribellione e caos generato dalle firms britanniche, ma sono gli stessi hooligans a smentire tutto questo, rifiutando imposizioni dall’esterno e facendo capire che a commettere atti di violenza sono solo loro, senza influenze di alcun genere.

Il 24 agosto 1974 viene registrato il primo caso di morte in uno stadio causata dagli hooligans. Già in passato si erano registrate morti, ma mai in un impianto sportivo. Un tifoso diciassettenne del Blackpool viene accoltellato mortalmente dai tifosi del Bolton, nella parte posteriore della Spion Kop a Bloomfield Road.

Le misure restrittive adottate successivamente, però, non frenano la violenza, al massimo la spostano fuori dallo stadio, dove le bande si danno appuntamento, o sui treni che portano i tifosi in trasferta.
Questo nuovo tipo di violenza inizia a fare il giro di tutta Europa e in quegli anni, ogni volta che si muove un club inglese all’estero, si instaura un clima di tensione e paura alimentato anche dalla stampa.
Nel 1974, durante un match di Coppa UEFA tra Feyenoord e Tottenham, i tifosi inglesi mettono a soqquadro la città olandese seminando il panico tra tifosi avversari, popolazione e forze dell’ordine:
saranno duecento i feriti ed oltre settanta tifosi inglesi arrestati. Nonostante questo, sempre in Coppa UEFA, dieci anni più tardi a Bruxelles, prima e durante la finale di andata contro l’Anderlecht, scoppiano gravi incidenti provocati dai tifosi del Tottenham, sfociati in trecento arresti.

 

Continua qui l’analisi dell’evoluzione dei tifosi nel mondo del calcio.

 

(Credits: Getty Images)

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Greta Torri Son giovane, tifosa, appassionata di storia del calcio e delle tifoserie. Gli steward degli stadi di tutta Europa mi fanno “ciao”. Forse ho esager... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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