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La minaccia sudamericana, quando abbassi la guardia

La minaccia sudamericana, quando abbassi la guardia

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Hanno tutti una loro storia particolare i quattro Quarti di Finale. E soprattutto, per quanto tre sembrino partite a pronostico chiuso, la storia recente della Copa America tuttavia dimostra come è proprio in queste situazioni che le grandi implodano.

BRASILE-PARAGUAY – I guaranies erano già al duty-free dell’aeroporto a cambiare i reais. Poi Giappone e Ecuador non hanno fatto di meglio che accoltellarsi alla giugulare a vicenda manco fosse una scena finale tarantiniana, e il Paraguay allora ha eguagliato il record del Messico del 1993 nel qualificarsi con il minor punteggio di sempre, solo 2 punti.

Ora, con queste premesse, e con il Brasile che si è finalmente stappato nell’ultima partita, si potrebbe pensare che non ci sia partita. Il che è probabilmente quello che si pensò anche nel 2011 e nel 2015, quando Brasile-Paraguay fu entrambe le volte Quarto di Finale, e entrambe le volte il Paraguay incredibilmente si qualificò ai rigori.

Anche vero però che quelle volte il Brasile non era mai stato così solido o addirittura spettacolare nella fase a gironi, anzi, e che il Paraguay aveva un’altra varietà tecnica rispetto a questa volta in cui è ovvia ancora la mancanza di organicità tra i vecchi rimasti – e quasi nessuno della generazione d’oro – e i giovani. Ma ai rigori il Paraguay ci pensa, oh se ci pensa: squadra schierata senza attaccanti, l’obiettivo è arrivare là. Con il Brasile che ancora non ha subito gol, è difficile a questo punto vedere il Paraguay segnare: alla Canarinha basta farne uno…

Però il Brasile soffre chi si chiude: con la Bolivia ha vinto 3-0 ma giocato maluccio; con il Venezuela si è fermato sullo 0-0; con il Perù che infatti se la gioca, ha straripato 5-0. Il Paraguay si ascrive più alle prime due, dunque sarebbe strano vederla dilagare.

A meno che. A meno che i cambi di formazione della terza partita, Gabriel Jesus e soprattutto Everton Soares, non siano il vero motivo di un Brasile finalmente da futebol bailado. In quel caso allora sarà di nuovo divertimento, perché Tite conferma tutti tranne Casemiro squalificato, sostituito da Allan per contemporaneo infortunio di Fernandinho. Non sarà una passeggiata, ma il Brasile può da subito mettere la destinazione sul Gps: 1 Primo Tempo-1 Secondo Tempo a quota SNAI 1.60.

VENEZUELA-ARGENTINA – Sulla carta la partita più facile. In verità, il contrario. Sia perché l’Argentina è maestra nel combinare un casino. Sia perché il livello della Vinotinto cresce, con i giovani vicecampioni del Mondiale Under 20 che ormai si stanno integrando nella nazionale maggiore, associati a singoli fondamentali come il 29enne Rondon. Certo, i mezzi sono comunque limitati, ma il Venezuela è molto scaltro tatticamente, come si è visto sia con Perù che Brasile, tenuti con il pareggio a zero grazie a una partita intensa e con pressing dei reparti. Ma soprattutto, provate a immedesimarvi: il Venezuela ha in casa i propri cari, i propri amici, che stanno vivendo il tempo più difficile della storia venezuelana degli ultimi secoli, con una dittatura che sta asfissiando la vita. Immaginate con che carica, voglia, e coraggio giocheranno al pensiero di poter regalare al proprio paese un motivo d’orgoglio storico.

Dall’altro lato invece l’Argentina è spaventata dalla propria ombra, e ha acceso la luce solo nel Primo Tempo contro il Qatar, mungendo sempre quel pochino che le basta per nutrirsi, ma non per calcolo quanto più che altro per insipienza.

Certo, c’è la possibilità che la vittoria finalmente abbia dato più sicurezza, il problema è che sembra proprio mancare il carattere, una situazione che proprio non puoi permetterti nel calcio sudamericano.

Il Venezuela schiera quelli che vuole, con Rondon e l’ex Udinese Machis davanti (quest’ultimo fautore della qualificazione con una bella doppietta) Rincon a guidare al centro, e soprattutto in porta il 21enne Farinez, portiere da consigliare alle italiane, il migliore della fase a girone.

L’Argentina conferma Messi-Lautaro-De Paul-Aguero, ma cambia al centro mettendo Acuna più dinamico al posto di Lo Celso più tecnico, e in difesa inserendo Foyth centrale. Ma sarà una lotta per il quale l’Argentina bisognerà vedere se sia già pronta: adesso le partite durano 120 minuti, e noi diciamo che là andranno a finire, con l’X al 90’ a quota 3.80.

COLOMBIA-CILE – Un delitto che questa partita sia un Quarto di Finale. Perché per quanto visto in campo, queste due meritavano di giocarsi la finale tra di loro. Livello di gioco solido e efficace per la Colombia, con proiezione offensiva; addirittura spettacolare per il Cile, con ritmi alti, variazioni di gioco, e copertura totale del campo. Il Cile però non dispone delle stesse opzioni tecniche della Colombia, e men che meno degli stessi cambi, come si è visto contro l’Uruguay, con la sconfitta arrivata quando in campo non c’erano più Vidal e Medel.

La Roja però è la bicampione in carica, consapevole che può deporre lo scettro, ma qualora succedesse non lascerà il campo prima di aver sputato l’anima su ogni opzione.

Di contro la Colombia incredibilmente nella sua storia ha vinto solo 1 Copa America, in casa nel 2001, e in una edizione fallata senza Argentina e con la terza squadra del Brasile. Il gruppo sembra finalmente maturo, capace di aver fatto frutto delle delusioni e delle sconfitte.

Peraltro, l’ultima è tra le più clamorose: è proprio l’ultima eliminazione nella Copa del 2016 contro il Cile in semifinale. Una Colombia che sembrava pronta, aveva sfiorato la semifinale dei Mondiali, e francamente doveva avere più voglia del Cile che l’anno prima aveva finalmente spezzato in casa il sortilegio di sempre, senza mai una Copa America nella sua storia. Arrivò una tormenta elettrica sul Soccer Field di Chicago, la partita fu incredibilmente rinviata di due ore, e la Colombia pure andò in tilt. Quello smacco è ancora presente nelle teste, così come lo è il fatto che la Colombia abbia addirittura perso tutte e 7 le partite di eliminazione diretta in Copa America contro il Cile! Praticamente i cileni sono per loro quelli che eravamo noi per i tedeschi fino al 2016. Ma anche i sortilegi si spezzano.

La notizia perfetta per la Roja è che Medel è perfettamente abile e arruolabile, e dunque il ct colombiano (ma del Cile) Rueda potrà schierare la migliore formazione, così come Carlos Queiroz dovrà decidere solo se schierare Falcao o Duvan Zapata avanti per i Cafeteros. È vero che quando due squadre giocano così bene, e sono guidate da due professori di tattica, poi finiscono per annullarsi in campo. Ma il Cile soprattutto sembra impossibilitato a tradire la sua filosofia offensiva, e questo potrebbe trascinare anche la Colombia, che a dire il vero è passata non concedendo nemmeno un gol e vincendo tutte le partite, come solo era successo altre tre volte nell’intera storia della Copa America – a Brasile, Bolivia e Colombia stessa nell’anno che vinse.
Nella battaglia di qualità puntiamo a chi vinca facendo un gol più dell’altro: la quota Gol per Snai è ottima a 1.95.

URUGUAY-PERU’ – La Celeste non giocherà bene come Colombia e Cile, non avrà la varietà tecnica di Brasile e Argentina (in questo caso, solo a livello numerico), ma è in assoluto la squadra con la più alta autostima. L’Atletico di Madrid delle nazionali, e allora si spiega come Godin sia il presidente di tutto, e la squadra a trazione posteriore in verità non sia schiacciata sulla difesa, ma tenga la linea difensiva anche piuttosto alta, con reparti stretti e azione volta a rubare il pallone per poi lanciare la spizzata di Cavani e il taglio di Suarez. Il Perù giocava anche bene, ma le sue velleità sono state disintegrate dal Brasile, e aver passato il turno non significa aver attivato automaticamente il defibrillatore.

La blanquirroja recupera Zambrano al centro della difesa, necessario contro il Brasile, ma ha perso Farfan, fuori per 6 mesi, e sembra un’assenza non sostituibile considerando come da seconda punta fosse la chiave essenziale del gioco. L’Uruguay invece perde Laxalt terzino, ma più importante recuperare Torreira al centro.

Tre partite giocate nella storia nella fase a eliminazione diretta in Copa America, e tutte e tre le volte ha vinto l’Uruguay, ultima la semifinale del 2011 nell’ultimo trofeo vinto dalla Celeste.

Sembra averne troppo l’Uruguay: niente male l’1 a 1.70 quota SNAI.

 

(Credits: Getty Images)

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Tancredi Palmeri Autore SNAI che tratta di calcio, con le quote presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE