La televisione sportiva dopo Biscardi

La televisione sportiva dopo Biscardi

La televisione sportiva dopo Biscardi

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E’ trascorso qualche giorno da quando Aldo Biscardi se ne è andato e ha lasciato in eredità una scia di ricordi, affetto e persino polemiche.
Questo però non è un articolo agiografico sulla vita professionale dell’Aldo nazionale, piuttosto una mini valutazione su quello che è capitato alla televisione dedicata allo sport dagli anni 80 ad oggi.

Il primo concetto che sembrava inattaccabile era che non potesse esistere un programma dedicato al calcio senza immagini correlate. C’era 90° minuto, Domenica Sprint, Controcampo e La Domenica Sportiva. C’era anche Eurogol o Gol di notte ma la tribuna permanente, dedicata ai temi del calcio, con cadenza settimanale o, come oggi, addirittura quotidiana non esisteva.
Questo per una banale conclusione basata su una conoscenza superficiale del pubblico. Al contrario Biscardi ebbe l’intuizione di trascinare in tv un modello di discussione basato su un calcolo senza ipocrisia di come fosse realmente il pubblico medio italiano.

Così creò il Processo del lunedì, durante il quale si discuteva in modo sagacemente animato su rigori, favori o ingiustizie che capitavano in ogni domenica del pallone.
Da quel momento decollavano trasmissioni che sfruttavano lo stesso principio e raccoglievano un pubblico regionale.
Il valore dunque non era più solo parlare di episodi e discuterne in modo acceso per fare ascolti ma anche segmentare le chiacchiere nelle venti regioni, risaltando le squadre locali. Era nato insomma il giornalismo rappresentativo, quello in cui la figura del narratore equo e imparziale doveva invece schierarsi, battendosi in modo persino gladiatorio per le proprie idee e la squadra del cuore, di cui era dichiaratamente tifoso.
Abbattuto in un amen quel recinto si è poi proceduto con diverse fortune, verso quel modello che oggi è guardato con sospetto e snobismo da una parte, con affetto e divertimento dall’altra.

Posso senz’altro dire di far parte anche io da tempo di una televisione che ha un linguaggio tanto popolare ed è sorprendente evincere come il pubblico di puristi non si accorga del motivo per cui il dibattito con modalità tanto folk funzioni.
Il format riveduto e corretto della tribuna del pallone, sul modello biscardiano, ha la volontà di parlare a un Italia che si esprime con un linguaggio non molto differente da quello che usa correntemente. La tv è finzione eppure pretende una credibilità che la renda autentica, per questo funziona ancora meglio il macchiettismo e la riconoscibilità degli interpreti.
Un programma come QSVS, format storico di Telelombardia, è diventato punto di riferimento per molti tifosi e insospettabili spettatori, nonostante raccolga anche il dissenso.

La televisione, insieme e dopo Aldo Biscardi, ha raccolto un’utenza che viene ignorata perché il retaggio è quello della trasmissione educativa, di spessore, intelligente.
Una pretesa corretta e lodevole che però si scontra con l’esigenza di dover vivere con gli ascolti da una parte e intercettare il pubblico dimenticato dall’altra.
A maggior ragione oggi, con tante persone non hanno la possibilità di vedere la tv a pagamento e comunque cercano quel tipo di programma, con vista sulla propria squadra, considerando che la tv generalista non può che occuparsene relativamente.

Insomma Biscardi ha creato un format che ha partorito a sua volta un modello di trasmissione più vivo che mai. Piaccia o non piaccia.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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