L’asse di mercato fra Milano e Torino

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Il calciomercato più bello di sempre, nessun dubbio. In copertina Ronaldo alla Juve, certo. Ma come dimenticare l’avvento di Ancelotti sulla panchina del Napoli, con susseguente travagliato approdo di Sarri a Stamford Bridge, in compagnia del fido Jorginho strappato al City. E ancora Pastore alla Roma e Nainggolan all’Inter, che aveva già piazzato in primavera i colpi Lautaro Martinez e De Vrij (a zero). Ma per infarcire la torta serviva ancora qualcosa, il naturale effetto domino dell’operazione capofila.

Partiamo da un presupposto: Higuain a Torino era diventato un ex già lo scorso 10 luglio, il giorno dell’annuncio di CR7. Era chiaro che, insediatosi Cristiano nel cuore dell’attacco bianconero, il solo pensiero di relegare il Pipita a mera alternativa di lusso sarebbe stato sacrilego. Sia per lo spessore del calciatore che per le evidenti ragioni di bilancio, dal momento che Gonzalo – con i suoi 7,5 milioni netti annui – era il più pagato della rosa. Naturalmente prima dello sbarco del co-recordman di Palloni d’Oro, a pari merito con il rivale di sempre Lionel Messi ma con un parziale di 4-1 negli ultimi cinque anni a favore dell’asso portoghese. Lo stesso quinquennio che ha visto il suo ormai ex Real trionfare quattro volte in Champions. Numeri praticamente ineguagliabili. Già, l’agognata Champions, sogno indiscusso e obiettivo dichiarato di Madama che invece non ne mette una in bacheca da oltre 22 anni e che, nella speranza di spezzare finalmente la maledizione, ha deciso di affidarsi allo specialista numero uno, reduce da una scorpacciata senza precedenti. E in generale di puntare su una squadra con poche incognite, possibilmente nessuna. A costo di optare per qualche sacrificio eccellente.

E qui si innesca la triangolazione ad incastri con il nuovo Milan, anzi nuovo-bis, quello targato Elliott-Leonardo (de Araujo), passato nel volgere di pochi settimane dall’onta dell’esclusione dall’Europa League al ritrovato entusiasmo per un doppio colpo a sensazione. Potere dell’escussione di un pegno, con allegato defenestramento di Yonghong Li seguito dagli inevitabili addii di Fassone e Mirabelli. Accortosi che a spostare gli equilibri non era lui, l’altro Leonardo (Bonucci) ha iniziato a coltivare la pazza idea della retromarcia, decurtandosi l’ingaggio, a maggiore ragione dopo il colpaccio a cinque stelle del Pres Agnelli. E dalla sera del 23 luglio in poi, quando la notizia è stata divulgata da Sportitalia, è stata tutta una discesa.

Pur con il naturale susseguirsi di contatti e incontri, neanche tanto blindati, necessari per trovare la quadra. Una quadra che già l’indomani, come puntualmente anticipato, ha coinvolto anche Mattia Caldara. Proprio il rampante centrale che la Juventus aveva appena accolto dopo averlo lasciato maturare a Bergamo. Apriti cielo, i supporters della Signora non volevano crederci: “Ma come, ci riprendiamo ‘il traditore’ Bonnie che si è anche sciacquato la bocca allo Stadium da capitano del Milan?. E il rapporto con Allegri?”. “Ma come, in cambio gli diamo Caldara con 7 anni in meno sulla carta d’identità? La società non pensa al futuro?”.

No, evidentemente la Juve pensa soprattutto al presente, al chiodo fisso che va bene ogni chiarimento-riconciliazione, con la consapevolezza “post-Ronaldo” che nulla in futuro sul mercato sarà impossibile. E la fiera dei “ma come?” è finita presto, spazzata via – al pari del putiferio social – dai fatti. Cambio di rotta nelle segrete stanze bianconere, dunque: il giovane difensore in uscita non era più (non è, fino a prova contraria) Rugani, cercato da Sarri per il Chelsea così come Higuain. Il buon Maurizio, suo malgrado, ha dovuto subito fare i conti con Donna Marina, il cui modus operandi tanto aveva fatto imbufalire Conte.  Dopotutto la Granovskaia, nelle sue valutazioni, con Jorginho aveva già accontentato il tecnico. Ora, assodato che qualche centrale di livello in giro c’è, resta da capire se la plenipotenziaria dei Blues riuscirà a prendere in pochi giorni un attaccante dello stesso valore a 54 milioni.

Problemi di Abramovich, perché intanto il Pipa è andato a completare il cerchio biancorossonero, dopo aver superato le resistenze sulla formula del prestito (da 18 milioni) con riscatto (a 36) praticamente obbligato data l’onerosità della prima tranche. La quotazione di Gonzalo – che è un ’87 come Leo – ci può stare, specie se si memorizza che, dopo i 90 milioni scuciti due anni fa per scipparlo al Napoli, questa per la Juve era l’ultima sessione utile per rientrare (considerati gli ammortamenti) dell’investimento. Scambio alla pari per quanto riguarda i due difensori, valutati 35 milioni con relative plusvalenze per entrambe le società.

Oltretutto il Milan doveva ancora pagare due delle tre rate pattuite la scorsa estate per l’acquisizione di capitan effimero Bonucci: in buona sostanza, all’esito di questa maxi-operazione, il club bianconero introiterà per i cartellini oltre 80 milioni di euro puliti. Marotta, Paratici, Leonardo, Riso, Lucci e Nicolas Higuain gli attori protagonisti dell’affascinante valzer che ha lasciato un retrogusto amaro ai tifosi juventini. Ma le sensazioni, c’è da scommetterci, sarebbero ben diverse se il 1° giugno prossimo dal Wanda Metropolitano di Madrid arrivasse la lieta novella.

L’affare accontenta invece da subito gli aficionados di un Diavolo che ne esce innegabilmente rafforzato, essendosi assicurato in un sol colpo il miglior nueve sul mercato (autore di ben 147 reti nelle sue prime cinque stagioni italiane, 55 nel biennio torinese), peraltro presentatosi in forma come non mai alle visite mediche, ed un centrale difensivo di 24 anni che, con il nuovo compagno Romagnoli, sembra destinato a comporre la futura Linea Maginot della nostra Nazionale. Rugani permettendo. Perché è tutto uno splendido gioco di incastri.

Credits: Getty Images

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Alfredo Pedullà Esperto di calciomercato, aggiornerà gli utenti sulle ultime trattative di mercato.... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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