L’esorcismo del Brasile, il Perù esoterico, l’Argentina-Cile tossico

L’esorcismo del Brasile, il Perù esoterico, l’Argentina-Cile tossico

L’esorcismo del Brasile, il Perù esoterico, l’Argentina-Cile tossico

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C’è un episodio nel passato del Brasile, non così epico o storico come Maracanaçi e Mineiraçi, che è la chiave per capire il pericolo in cui sta entrando in questa finale.

Non commettete l’errore dell’Uruguay e del Cile. Leggendo “Brasile-Perù finale di Copa America”, non pensiate ‘vabbé, è scontata, vince il Brasile’. Ovvio, non c’è paragone tra le due. Ma se c’è un popolo capace di alimentarsi dall’impossibilità, quello è il Perù. Guardate il Machu Picchu: non ha proprio logica che un insediamento sia stato costruito secoli fa in quelle condizioni, impossibili, e ancora meno lo ha che resista quasi intatto nel tempo. Eppure i peruviani, nel silenzio, ce l’hanno fatta.

Come nel 1975. Non una sconfitta qualsiasi per il Brasile.

LA MANO INVISIBILE – Era una Copa America senza sede fissa, nel 1975. Partite di andata e ritorno. Semifinale, il Brasile perse in casa 1-3. Con il Perù. Ribaltando al ritorno, ma pareggiando nel conto gol. Le regole prevedevano il sorteggio. Che qualificarono il Perù alla finale e alla propria seconda e ultima Copa America, (su due finali disputate). Il sorteggio effettuato dalla figlia del presidente Conmebol. Famiglia peruviana. La storia mai confermata fu che la pallina fosse stata ben ibernata prima di dare la vita al Perù.

Ma c’è una cosa ancora più clamorosa. Il Brasile non perde in casa da tempo immemore contro una sudamericana un match competitivo. Che si tratti di Copa America, di Mondiali, o di qualificazioni mondiali. 44 anni imbattuto contro i compari di continente. Dal 1975. Da quel’1-3 in casa, contro il Perù.

CON IL DESTINO – Il Brasile però li ha risolti tutti i traumi finora. La maglia bianca del Maracanaço all’esordio, il quarto stregato ai rigori con il Paraguay, l’Argentina e il Mineirao in semifinale. E adesso la finale al Maracanà, e il Perù, con tutto quello che significa. Cerca la nona vittoria in Copa America, sapendo di aver sempre vinto le quattro edizioni in casa, ma soprattutto sentendo di poter finalmente risanare l’offesa perpetrata ai propri tifosi: perché il Mineiraço non si cancellerà mai, ma vincere la Copa significa far ripartire la storia. C’è questa esigenza dunque, più che un desiderio, che ovvio ha come contraltare lo sprofondare nell’abisso se l’imprevedibile dovesse accadere. Perché la terza Copa del Perù significherebbe addirittura distruggere l’orologio fermo del Brasile. La Blanquirroja sa che ogni cosa le è avversa, incluso la qualità tecnica e la contingenza degli infortuni. Ma non c’è altra condizione in cui potrebbe sperare di avere successo. Gareca è a capo di un ciclo di 5 anni, ha riportato il Perù ai Mondiali dopo 32 anni dove ha avuto molta sfortuna, e lui stesso nella sua carriera non ha raccolto quanto meritato. Nessuno come il Perù sa quanto valga questa occasione.

CHE PARTITA SARÀ – Contro l’Argentina il Brasile ha implementato la sua sintesi di bellezza e scaltrezza. Palleggio sublime finché gli è servito, capacita di resistere al pressing iniziale, disposizione di finta attesa in campo giocando sulla reattività costruita sull’accidentata organizzazione dell’Argentina. Ma il Perù dopo essersi fatto disfare 5-0 nella fase a gruppi nel tentativo di attaccare il Brasile, ha fatto un capolavoro. Contro l’Uruguay, si è semplicemente chiuso come farebbe l’Uruguay, e la Celeste si è ritrovata impreparata nel non potere agire di rimessa come suo solito. Contro il Cile, ha sorpreso la Roja facendo il Cile, attaccando alto, raddoppiando, giocando il pallone, cercando spazi, e il Cile non ha saputo rispondere non avendo la palla. Contro il Brasile, teoricamente per essere coerente dovrebbe fare loro quello che il Brasile ha fatto all’Argentina: momenti di palleggio veloce nelle pause della partita, e per il resto attesa attiva sulla propria metà campo; non cercarlo alto, ma aspettare che si sbilancino tentando di penetrare, trovando magari 60 metri sguarniti dietro. Se Gareca compirà l’ultimo step di strategia di battaglia, a Tite per neutralizzarlo non rimarrà che chiedere ai suoi quella qualità irresistibile vista proprio nella partita con il Perù, o nei momenti prescelti contro l’Argentina. Data l’intera Copa America, sarebbe una sorpresa non vedere sofferenza.

CHI GIOCHERÀ – Entrambe hanno il lusso di potere entrare con il miglior XI possibile al momento. Confermano le squadre che hanno vinto in semifinale, che non è poco. Il 4-3-3 del Brasile con Gabriel Jesus e Everton esterni, anche se nell’ultima partita il primo ha tolto al secondo il ruolo di protagonista, con il palleggio di Arthur al centro ben più incisivo delle giocate di Coutinho, e con la regia totale di Dani Alves, l’mvp di tutte le squadre del torneo finora. Avevamo avvisato prima dell’Argentina che proprio i triangoli modello Barcellona guardioliano creati sull’asse Dani Alves-Arthur-Gabriel Jesus sarebbero stati la maniera per far sbiellare l’Albiceleste, e così è stato, tra progressioni, sponde e tagli. L’ultimo elemento aggiunto è Alex Sandro, che ha guadagnato il posto su Filipe Luis nel finale con il Paraguay, ma proponendo immediatamente qualità in avanti, confermandosi in semifinale.

Il Perù ha il meglio possibile al netto di Farfan, il migliore nella fase a gruppi prima di soccombere a un infortunio ai legamenti del costo di 6 mesi: 4-4-2, sono entrati Flores e Carrillo che all’ala danno più proiezione in velocità, mentre nell’esigenza è stata una benedizione spostare il numero 10 Cueva dalla fascia alla mezzapunta in rifinitura. Disposizione basica, la chiave è l’implacabile intensità che il Cile ha dosato per 180 minuti tra Quarti e Semifinali, declinandola tatticamente in maniera opposta a seconda dell’avversario. Con l’obiettivo di fare sentire Casemiro abbandonato in fase di interdizione.

COME FINIRÀ  – Nella partita del girone, Everton continuò con il suo ruolo disequilibratore, lasciando sul posto il dirimpettaio Advincula, tra i giocatori più veloci al mondo, ma limitato tecnicamente. Difficile pensare stavolta a una situazione uno contro uno che si ripeta tanto spesso: la chiave è di nuovo a destra, dove i verdeoro finirono di sfondare nella seconda parte. Il Perù ha tuttavia recuperato al centro il buon vecchio Zambrano inizialmente escluso, e la direzione difensiva è cresciuta esponenzialmente. Lì dove i triangoli e quadrati con l’aggiunta di Coutinho hanno fatto girare su sé stesso il Perù, adesso Gareca chiederà spazi stretti per diserbare il terreno per le scorribande di Dani Alves. Rimane però il valore aggiunto di Gabriel Jesus, l’altro protagonista assoluto contro l’Argentina, perché giocate preparate e situazioni tattiche sono tutt’altra cosa a seconda di chi le esegue. Trauco terzino sinistro non potrà concedersi nemmeno un errore, pena l’inizio della fine. Così come poco rimane al Perù da poter liberare: con tutte le posizioni così coperte, molto sarà nella capacità di Yotun di inserirsi da dietro, sperando che il Brasile si spezzi in due nel farsi prendere dall’attacco.

La Snai ovviamente guarda la realtà: il Brasile vincente nei 90 minuti è a quota 1.30, il pareggio già clamoroso a 5.00, il Perù che inverte la storia è a 11.00 e fa ricchi. Ma è una Copa America dove il trofeo suda come la statua di un santo che fa miracoli, tanta è la trasfigurazione della lotta in campo. Per questo il Brasile dovrà soffrire e aspettare fino all’ultimo. Vediamo possibile il primo gol concesso dalla Seleçao in questa competizione: la Snai quota a un ottimo 10.00 il 2-1 che vorrebbe dire per il Brasile davvero uscire fuori a rivedere le stelle.

 
ARGENTINA-CILE – P.S: c’è anche la partita più inutile al mondo, la finale per il terzo posto. Di solito ha senso solo tra squadre che hanno visto l’arrivo alle semifinali comunque come una festa. Non il caso di Argentina e Cile dunque, che sono alla terza finale consecutiva tra loro, con la leggera differenza che le altre due erano per il trofeo. La partita è talmente considerata che giovedì entrambe hanno annullato l’allenamento: certo, la causa era il maltempo sulla costa est brasiliana, ma immaginatevi cancellare uno dei tre allenamenti a disposizione se da giocare ci fosse stata la finalissima…

Il punto è: a chi frega un po’ di più che all’altro? All’Argentina, non c’è dubbio. Il Cile potrebbe far riposare Vidal se non anche altri, e convive con la delusione di essere stato eliminato da favorito e addirittura giocando fino ai Quarti di netto il calcio migliore della competizione. Per l’Argentina è differente: è ancora animata dal senso dell’ingiustizia per le decisioni arbitrali contro il Brasile, e un robusto turnover comunque metterebbe in campo almeno un paio di elementi che il Cile può soltanto invidiare. Inoltre il ct Scaloni ha ricevuto una conferma a tempo fino a dicembre: in una situazione così delicata, il terzo piuttosto che il quarto posto potrebbe fare differenza.

Per questo la Snai vede nettamente favorita l’Argentina a 1.90, con pareggio a 3.60 e Cile forse perfino troppo alto a 4.00. Le finaline quasi sempre sono uno spettacolo di gol, giustificate dalla tensione e la difesa allentata: dunque date un senso a questa partita inutile scegliendo il 3-2, davvero d’oro per la Snai a quota 22.00. Anche perché forse Messi non farà panchina, e allora…

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Tancredi Palmeri Autore SNAI che tratta di calcio, con le quote presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE