Libertad

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Non è il club più antico del paese, nemmeno il più titolato o quello con più successi internazionali: eppure il Libertad, che con il 3-0 rifilato ai boliviani del The Strongest conferma il primo posto nel gruppo C, a punteggio pieno e con un bottino di cinque gol fatti e nessuno subito dopo due giornate, è ormai una potenza con cui fare i conti. La squadra che ha vinto più campionati paraguaiani nel ventunesimo secolo, ben dodici, è da tempo una presenza fissa nei tornei internazionali, avendo partecipato a otto delle ultime dieci edizioni di Libertadores e anche di Sudamericana, dove ha raggiunto le semifinali nel 2013 e nel 2017.

Pur non essendo tra i grandi nomi della competizione, il Libertad può sicuramente puntare alla qualificazione agli ottavi di finale. L’esperienza, se non altro, non dovrebbe mancare, visti i sette giocatori con 35 anni di età o più: tra questi l’ex Perugia e Venezia Paulo da Silva, l’ex Everton Antolín Alcaraz, ma soprattutto la coppia gol ultrasettantenne formata da Santiago Salcedo e da Óscar Cardozo, ritrovatisi la scorsa estate a undici anni di distanza dall’ultima volta in cui avevano giocato insieme con la maglia del Newell’s.

Una notevole concentrazione di vecchie glorie, quindi, nel quartiere di Tuyukuá, dove sorge lo stadio Dr. Nicolás Leoz e dove il Libertad si è spostato, pochi anni dopo la sua fondazione, diventando la squadra più italiana di Asunción. Se infatti il club ha conosciuto la maggior parte dei suoi successi nel terzo millennio, la sua storia è iniziata nel lontano 1905 e si è sviluppata nel segno dell’Italia. Gli immigrati italiani si stabilirono nei pressi dello stadio, dove poterono adibire i numerosi orti alla coltivazione del cavolo e altre verdure: ancora oggi, la mascotte del Libertad è Don Nicola, un tipico immigrato italiano novecentesco, con baffoni e cappello, che si aggira con un cesto pieno di cavoli da vendere, talmente iconico da diventare realtà grazie a Emilio Olitte, celebre tifoso, scomparso nel 2011, che aveva l’abitudine di presentarsi allo stadio, in maglia bianconera, con tanto di cavoli al seguito.

Non stupisce, quindi, che i tifosi siano noti con il nome di repolleros (da repollo, cavolo) o gumarelos. Un soprannome, quest’ultimo, la cui origine risale agli anni venti e ha in qualche modo a che fare con il tifo italiano: secondo alcuni la parola nascerebbe dai cognomi di due accaniti tifosi, Angelo Giumarresi e Luigi Nuzzarelli, altri attribuiscono al giornalista argentino Antonio Franiecevich la creazione di un personaggio fittizio, Pasquale Gumarello, orticoltore che parla spagnolo con un marcato accento italiano, mentre un’altra versione vuole che il vocabolo derivi semplicemente dall’italiano cumparello.

Queste le nostre previsioni per la notte di Copa:

Colo Colo-Delfín 1 Handicap
River Plate-Independiente Santa Fe 1
Bolívar-Atlético Nacional X
Estudiantes-Santos X2

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