L’Inter del progetto

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Da quando si è insediato Marotta all’Inter la reputazione della società e la fiducia nel lavoro che viene svolto hanno subito un’impennata, complice anche il terzo posto in classifica, saldo e meritato rispetto a rivali ben più in difficoltà dei nerazzurri.

Come sempre si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno o vuoto in base alla sensibilità e al “fiduciometro” personale, perché se facciamo un bilancio di questa prima parte di stagione ci sono diversi spunti che dovrebbero incoraggiare e altri che dovrebbero far ragionare, anche e soprattutto in materia di questo mercato e alla luce del prossimo. L’Inter, dicevamo, ha ottenuto una discreta media punti, non esaltante considerando che ha 2 punti in meno rispetto alla scorsa stagione ma ben più stabile, perché dopo 19 giornate dell’ultimo campionato, la squadra di Spalletti era sempre terza ma aveva alle calcagna Lazio e Roma ad un solo punto, con la sensazione che potesse accadere ogni cosa, considerando che l’Inter era prima e aveva avuto un crollo iniziato proprio a dicembre.
La percezione fa molto perché oggi le rivali (Lazio, Milan e Roma) sono rispettivamente a 7, 8 e 9 punti di distanza e questo fa sembrare la squadra più meritoria ma in realtà oggi ha trovato un maggiore equilibrio anche grazie ad una rosa più ricca e a rivali che hanno avuto un lungo periodo di crisi, oggi parzialmente superato.

L’Inter, uscita anche dalla Champions League per sua sola colpa, ha la necessità di chiedersi molto più che il mantenimento di una posizione e, al di là del pubblico orgoglio per il lavoro svolto e la valorizzazione di ogni singolo giocatore, deve pensare davvero in grande e ragionare in base ad una prospettiva da scudetto se le parole forti di Zhang avevano un valore reale.
L’acquisto, ancora ufficioso, di Godin va in questa direzione ma Ausilio e Marotta stanno probabilmente ragionando su quanto l’Inter possa sbilanciarsi con gli acquisti ed esporsi nell’annuncio di obbiettivi concreti, considerando un bilancio molto più sano e ricavi incoraggianti. L’uscita da giugno dai lacci dell’Uefa con quel settlement agreement che zavorrava ogni scelta, sprigiona le potenzialità del club ma non le permette di essere ancora competitiva per quello che i tifosi sperano. Ci vorranno almeno altri due anni per un motivo semplice che nasce da un meccanismo sbagliato e iniquo che penalizza tutti tranne poche squadre in Europa, le stesse che da anni, come non era mai accaduto, raggiungono puntualmente quarti e semifinali della Champions e vengono premiate dall’Uefa che le arricchisce aumentando ogni anno di più il divario tra sé e tutte le altre. Questo significa che l’Inter dovrà scalare una montagna molto più alta per raggiungere le squadre più forti in Italia (Juventus) e in Europa (Barcellona, Bayern, Real Madrid, Manchester City, Liverpool…).

Deve prima pareggiare il livello del Napoli, dal quale è ancora distante, anche se meno del passato e concentrarsi su nomi che aumentino il passo. In difesa si ragiona sugli esterni e sull’eventualità di trattenere Vrsaljko, D’Ambrosio, Dalbert e Asamoah o puntare su una rivoluzione cedendoli e puntando su terzini che ad oggi risultano essere Biraghi, Darmian ed Emerson Palmieri, ovvero giocatori forti, giovani ma non ancora all’altezza di Cancelo, Jordi Alba, Trippier, Carvajal e Marcelo. A centrocampo il lavoro più importante che prevede un acquisto importante che la stampa ci racconta potrebbe davvero essere Modric (32 anni), insieme a Kroos (29 anni) o, in alternativa Herrera (28 anni) che prenderebbero però il posto nella trequarti dell’attuale e deludente Nainggolan.
Al posto del sicuro partente Perisic, il quale a giugno saluterà l’Inter, un esterno che potrebbe essere De Paul. Nello stesso ruolo si cerca di valutare se riscattare Keita o andare su un altro obbiettivo prestigioso. Con un centrocampo così verrebbe in mente a tutti di aggredire scudetto e Champions ma il vero nodo non è solo l’11 titolare, quanto la rosa. Quella dell’Inter senz’altro forte e talentuosa e potrebbero essere aggiunti giocatori come Andersen (difensore Samp) e Tonali, ma manca ancora qualcosa nella mentalità e un livello più alto anche da parte dello stesso tecnico che il prossimo anno potrebbe essere ancora Spalletti o, più clamorosamente, Simeone.

L’Inter è sulla buona strada ma deve aumentare esponenzialmente i ricavi e restare stabilmente in Champions per i prossimi anni, fino a quando non sarà Superlega nel 2024.
Scudetto e Champions non scappano se non hai l’ossessione di voler ottenere le cose freneticamente.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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