Marchisio riparte dallo Zenit

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Un’estate double face per gli aficionados bianconeri. Da una parte lo straripante entusiasmo per l’acquisto-shock di Ronaldo, neanche minimamente scalfito dall’avvio senza gol di Cristiano, dall’altra un paio di colpi al cuore calcistico.

Il riferimento, senza nulla togliere ai commiati degli stantuffi Lichtsteiner e Asamoah, è chiaramente agli addii (sempre a zero) di due bandiere del calibro di Gigi Buffon e Claudio Marchisio. Se il 40enne portierone – oggi al Psg – si era congedato al tramonto della scorsa stagione, con tutti gli onori del caso, lo strappo col Principino si è consumato l’ultimo giorno della sessione estiva. Un fulmine a ciel sereno, o quasi, quel comunicato del 17 agosto che riferiva della risoluzione consensuale del contratto: lo strumento più logico non soltanto per sancire la fine di una storia d’amore durata un quarto di secolo, ma soprattutto per garantire al trentaduenne centrocampista la possibilità di scegliere con la massima libertà, e senza troppa fretta, la prossima destinazione. Sostanzialmente però una deadline esisteva, perché le liste UEFA  andavano presentate entro il 4 settembre e si sapeva che Claudio non avrebbe optato per una meta esotica.

Ed ecco che la sera di lunedì 3 settembre lo Zenit ne ha ufficializzato l’ingaggio, con allegato accordo biennale e maglia numero 10…la “sua” 8 era già occupata da Kranevitter e non c’erano i margini regolamentari per assegnargliela. “Non ho avuto dubbi nello scegliere. Mi piace il club, mi piace la sua ambizione. Ho parlato con Criscito: oltre a consigliarmi un buon ristorante, Mimmo mi ha confermato che lo Zenit è una società speciale, con dei tifosi fantastici. Nel weekend sarò a San Pietroburgo e inizierò a vedere tutto con i miei occhi“, queste le prime parole del Marchisio giocatore dello Zenit. Un colpo griffato Javier Ribalta, ex capo scouting della Juventus e recentemente insediatosi a San Pietroburgo come direttore sportivo: “Sin dal primo colloquio telefonico, Claudio è stato molto chiaro in merito alle sue priorità. Voleva lottare per vincere e farlo per una squadra che gli consentisse di non incrociare subito la Juventus da avversario“. Sì, avete capito bene. L’intenzione di non vestire altre casacche in Serie A era cosa arcinota, ma Il Principino è andato oltre: non voleva nemmeno correre il rischio di incrociare in Champions quei colori, il bianco ed il nero, la sua seconda pelle. Non per quest’anno, perlomeno.
E lo Zenit, qualificatosi alla fase a gironi di Europa League con preliminari da urlo, integrava per distacco l’opzione più opportuna e competitiva, anche se implicante una scelta di vita forte, considerata la tipologia di destinazione. Tutt’altro clima, lingua non esattamente agevole, realtà calcistica parecchio differente, ma discreta tradizione italiana nell’ultimo decennio con protagonisti i vari Rosina, Spalletti, il già menzionato Criscito e Mancini.

Un lungo addio, quello di Claudio alla sua Signora, un divorzio le cui origini – inutile girarci attorno – vanno fatte risalire al lontano 17 aprile 2016, quando riportò la rottura del legamento crociato in occasione del match di campionato contro il Palermo. Un anno prima gliel’aveva erroneamente diagnosticata lo staff medico della Nazionale, la seconda volta purtroppo il destino non ha sbagliato. E si sa come patire il primo grande infortunio a 30 anni possa comportare esiti nefasti per il prosieguo della carriera: nel caso di Marchisio è andata esattamente così. Anche dopo essere tornato a disposizione, il talento piemontese non è più riuscito a riproporsi ai livelli di una volta. Una squadra come questa Juve del ciclo dominante, anche considerata la folta concorrenza nel reparto, non poteva concedersi il lusso di impiegarlo con continuità, nella speranza che prima o poi recuperasse condizione e passo di un tempo. Facendo parlare i numeri, va evidenziato come la scorsa stagione nel complesso Claudio avesse accumulato appena 12 presenze da titolare. Se si considera l’ulteriore innesto di Emre Can, è chiaro che a maggior ragione avrebbe rappresentato l’ultima scelta a centrocampo anche quest’anno. Sarebbe stato più romantico tenerlo ugualmente in rosa, con spazi ancor più ristretti? Noi non crediamo. Nato a Torino il 19 gennaio del 1986, eccezion fatta per la breve parentesi all’Empoli in prestito, nell’annata 2007-08, Claudio in vita sua era stato legato soltanto alla Juventus. Tutta la trafila delle giovanili, a partire dall’età di 7 anni, poi il salto in prima squadra nell’annus horribilis della B post Calciopoli, le tre annate da Purgatorio e infine i trionfi, senza soluzione di continuità. Prima con Conte, poi con Allegri. Per un totale di 389 gare ufficiali disputate con la maglia di Madama,37 gol e 42 assist all’attivo, in bacheca i mitici 7 scudetti consecutivi, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe.

Fra qualche mese Marchisio il russo spegnerà 33 candeline e chissà che l’esperienza nella fredda San Pietroburgo non possa consacrarlo Zar. Magari potrebbe trarne giovamento anche il Mancio che lamenta penuria d’azzurro: sai com’è, l’esperienza di chi ha indossato 55 volte quella maglia…

 

(Credits: Getty Images)

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Alfredo Pedullà Esperto di calciomercato, aggiornerà gli utenti sulle ultime trattative di mercato.... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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