Mediocritalia. Ci vorranno anni.

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L’Italia ha perso un’altra partita e lo ha fatto al culmine di una prestazione frustrante, costruita sulla base di un talento opaco, una forma scadente per diversi giocatori e la scelta di cambiare nove undicesimi della formazione.

In un anno una sola vittoria, racimolata con l’Arabia Saudita con uno striminzito 2-1.
Dal 2 settembre dello scorso anno, quando abbiamo incontrato la Spagna, gli azzurri hanno subito un inesorabile processo di ridimensionamento. Un 3-0 impietoso a cui è seguita una pessima prestazione con Israele, persino un pareggio in casa con la Macedonia e una vittoria (l’ultima per tanto tempo) in casa dell’Albania. Con la Svezia è storia, poi l’interregno di Di Biagio caratterizzato da una sconfitta a Manchester con l’Argentina e un pareggio in casa dell’Inghilterra.

Arrivato Mancini si è pensato di iniziare una ricostruzione tecnica a cui però l’opinione pubblica chiede la quasi impossibile simultaneità dei risultati.
La Nations League ha ingolosito per l’opportunità di passare da primi in un girone con Portogallo e Polonia, accedendo così alla fase finale dell’Europeo con questo pass tutt’altro che banale.
Un’ eliminazione parziale delle amichevoli che in questo momento storico, sarebbero servite all’Italia, molto più che ad altre nazionali.
Mancini invece ha fatto un ragionamento sul medio-lungo periodo e ha ritenuto più utile verificare i giocatori a disposizione, preparandoli alla sua idea di calcio. In questo si traduce la sua idea di schierare due formazioni completamente diverse, con un modulo diverso (il 4 3 3 nella prima, il 4 4 2 nella seconda).

La scelta di esporre l’Italia ai venti portoghesi e ad una sconfitta puntualmente arrivata, ha irritato tutti, specie perché ha confermato da una parte l’assoluta pochezza del nostro organico contro qualunque nazionale ben organizzata (Polonia e Inghilterra) o superiore tecnicamente (Portogallo, Francia, Argentina).
Dall’altra ha scatenato la folta truppa degli anti manciniani, avvelenati con lui per una somma di motivi spesso non giustificabili.
Quello che sembra non emergere è proprio il concetto di ricostruzione, il quale passa da verifiche tattiche e valutazioni sulla forma che tra l’altro vanno ascritte ai club e alle loro scelte, oggi diverse rispetto al passato per il modello di impegni stagionali, straordinariamente mutati dal passato.

La parola d’ordine dei quotidiani in edicola è: “bisogna dare certezze”. Vero ma se c’è una cosa che non sappiamo fare è la programmazione. Abbiamo vinto gli ultimi due mondiali come underdog, senza essere davvero ritenuti i più forti. L’Italia è sempre stata considerata tra le nazioni più potenti ma mai come la vera favorita. Un ruolo che si prendono Brasile e Germania da sempre, a volte l’Argentina, per 8 anni la Spagna e ora la Francia. Noi siamo sempre stati lì e ci siamo presi delle soddisfazioni, pur non entusiasmando per il gioco. Ora invece è necessario puntare su quello, in assenza di fuoriclasse e di giocatori di livello internazionale, nonostante si sia tra le nazioni che esportano più giocatori all’estero. Sostenere convintamente e fieramente, come sento dire da anni: “siamo l’Italia” serve solo ad aumentare un ingiustificato livello di aspettativa.

In porta c’è un giovane Donnarumma, il quale sta crescendo dopo due stagioni tribolate, la difesa ha una certezza con Bonucci e Chiellini ma anche Romagnoli. Sugli eterni ci si arrangia con mestieranti come Criscito e Zappacosta, a centrocampo ci si affida solo a Jorginho, si aspetta il rientro di Florenzi e l’eventuale crescita in personalità di Gagliardini.
In avanti non c’è il “puntero” ma un Balotelli eternamente involuto, Belotti che è forte ma non cresce, Insigne che va ad intermittenza, Bernardeschi, oggi più forte del recente passato e la certezza Chiesa, il migliore tra gli azzurri. Non basta per competere ad alto livello. L’Under 21 non è (ancora)uno straordinario serbatoio, l’Under 19 promette bene ma quando si parla di tempo si intende un lavoro simile a quello che viene fatto durante l’estate dagli allenatori. O lo si accetta o si continueranno a fare inutili processi agli ultimi arrivati. Il problema esiste da più di dieci anni e dipende anche da fattori estranei al modulo e persino al tipo di formazione che scende in campo, almeno per ora.

Forza azzurri.

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Credits: Getty Images

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e conduttore di RMC Sport è anche esperto di conduzione e comunicazione. Collabora con la medesima ... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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