LA LEZIONE DI ANTE REBIC. E QUELLA DELL’ARBITRO SERRA

LA LEZIONE DI ANTE REBIC. E QUELLA DELL’ARBITRO SERRA

LA LEZIONE DI ANTE REBIC. E QUELLA DELL’ARBITRO SERRA

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Ante Rebic era furioso quando si è avvicinato all’arbitro Marco Serra al minuto 92 di Milan-Spezia: gli era appena stato fischiato un fallo a favore, in realtà, ma ignorando la regola del vantaggio il direttore di gara ha di fatto penalizzato i rossoneri, in gol con Messias a quel punto a gioco fermo. Così l’attaccante croato si è rialzato e l’istinto lo ha portato dritto all’autore del misfatto. Ed è a quel punto, guardandolo negli occhi, che ha capito e ha regalato al mondo del calcio una lezione che resterà nella storia.

MILAN-SPEZIA, COSA HA FATTO REBIC

Rebic va verso Serra per protestare, come la maggior parte dei propri compagni di squadra. Ma l’arbitro assume un atteggiamento insolito per chi svolge quel ruolo: il volto indica chiaramente il suo dispiacere per l’errore appena commesso, le mani alzate in segno di scusa sono ancora più eloquenti. Così il giocatore trattiene la rabbia e il suo volto trasfigurato da quella stessa rabbia mostra un tenero sorriso, accompagnato dalle mani che stringono un altro volto, quello dell’arbitro. Dura tutto pochi secondi: resta la delusione, si vede Ibrahimovic in quello stesso momento che dice “Ho capito, ma…”, eppure il capannello intorno a Serra sparisce. Milan-Spezia continua, la vita anche. Il gol di Gyasi, pochi minuti dopo, aumenterà ulteriormente il rammarico di Pioli e della sua squadra, ma sono tutti d’accordo, al punto da andare nello spogliatoio dell’arbitro a consolarlo: “Sbagliare è umano”.

MILAN-SPEZIA, LA LEZIONE DI REBIC (E DI SERRA)

Ante Rebic non voleva dare nessuna lezione al mondo, avrebbe voluto che il tempo tornasse indietro, che l’arbitro non fischiasse quel fallo (o “mezzo fallo”, come l’ha definito Pioli) e che fosse convalidato il gol di Messias. Eppure quel suo cambio di rotta, quel sorriso e quelle mani appena appoggiate sul volto di Serra sono tutti gesti a loro modo simbolici. Sono il rimprovero senza astio di un genitore a un figlio che esagera, quello di un nipote a un nonno distratto, quello di un insegnante a un alunno esuberante, quello di un uomo o una donna al partner con la testa tra le nuvole, quello di un datore di lavoro al dipendente poco attento ai dettagli. Serra era, in quel momento, semplicemente un uomo che aveva commesso un errore, perché avrebbe dovuto prendere una decisione in un secondo: aspettare il prosieguo dell’azione e non lasciare che prevalesse l’istinto di fischiare. Non ce l’ha fatta, se n’è reso conto un secondo dopo, troppo tardi. Rebic lo capisce e con quelle mani gli dice esattamente quello:

Ah, cos’hai combinato!

Anche Rebic, in un secondo, passa dal rimprovero al perdono. Ha visto che chi ha sbagliato si è pentito, ha capito che chi è sbagliato lo ha fatto in assoluta buona fede. Anche Serra non avrebbe voluto dare alcuna lezione, ma anche lui, a modo suo, l’ha data: ha sbagliato e ha chiesto scusa. Subito. In quel momento, per quanto inesperto e con poche partite di Serie A alle spalle, l’autorità era lui: non l’ha fatta valere mettendosi su un piedistallo, ha riconosciuto l’errore e stop. Milan-Spezia è finita senza tensioni e il merito è anche di Serra, oltre che di Rebic e degli altri tesserati rossoneri.

REBIC, POTEVI TOCCARE L’ARBITRO?

L’episodio Rebic-Serra ha scatenato una polemica in sé sui social. Regolamento alla mano, un calciatore non può toccare l’arbitro. Quando Higuain, in un lontano Udinese-Napoli, si scagliò contro Irrati, si beccò due giornate di squalifica supplementari (in totale furono quattro, ma le altre due furono dettate da altri motivi). Rebic non ha ricevuto alcuna sanzione o ammenda, né sul campo, dove non è stato ammonito, né dal giudice sportivo. Il motivo è molto semplice: l’atteggiamento del giocatore, nel momento in cui mette le mani sul volto di Serra, non è più né aggressivo, né intimidatorio. È capitato in altre occasioni che un calciatore abbia dato una pacca sulla spalla a un arbitro o a un assistente, magari per complimentarsi, o dopo un chiarimento, e non è stato certo punito per questo. Rebic si è avvicinato per protestare, ma poi, quando tocca Serra, lo fa con tutt’altro spirito ed è per questo che l’arbitro non lo ammonisce, al di là dell’errore appena commesso. Ed è stato giusto così.

(Credits: Getty Image)

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