A-D10S DIEGO. UN ANNO DOPO

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È passato un anno da quel maledetto 25 novembre 2020 quando il Mondo intero si è fermato per un giorno a ricordare il leggendario Diego Armando Maradona, il Dio del calcio. Tutte le prime pagine dei giornali hanno smesso di parlare di morti, di Covid, di nuovi casi, per dedicare un pensiero a Diego attraverso immagini e testimonianze del grande campione. A un anno dalla sua scomparsa, nessuno dimentica e, sopratutto, nessuno vuole dimenticare chi era Maradona e che cosa ha fatto. Come ha spiegato bene Roberto Fontanarrosa, fumettista argentino:

Che mi importa di ciò che Diego ha fatto con la sua vita. Mi importa ciò che ha fatto nella mia.

Il suo cuore ha smesso di battere esattamente un anno fa, in quel giorno che tutti ricorderemo per sempre, in cui sappiamo esattamente cosa stavamo facendo nel momento in cui la notizia ci ha lasciato paralizzati. Ma il vero cuore di Diego, quello che pompa ancora più forte dalla sua partenza, è nel popolo. Come direbbero in Argentina:

¿Sabés por qué me late el corazón? Ho visto Maradona, enamorado estoy 

A un anno di distanza ci rendiamo conto che esiste e c’è un nuovo mondo senza Diego. Non vedremo più la sua tipica camminata lenta e rilassata, ma con lo sguardo alto e fiero. Non lo sentiremo più pronunciare le sue famose frasi in un’intervista in radio o in televisione. E, cosa peggiore, siamo perfettamente consapevoli che non ne avremo più. Ma questo mondo, rotondo, guarda caso, come una palla da calcio, non dimentica “El Diez”. Al contrario, sembra che con la sua morte, la leggenda che già c’era sia diventata ancora più grande, più magica. Enorme.

Questo 25 novembre sarà per sempre un giorno da ricordare, pieno di omaggi al campione che fu e all’uomo che tutti ricordano. Alcuni hanno avuto luogo durante la sua vita, come quando ha messo piede negli stadi del suo paese e ha ricevuto ovazioni, cori e bandiere sventolanti. Altri sono apparsi dopo la sua morte: dai messaggi di tutte le più importanti personalità del mondo del calcio, ai murales, ai tatuaggi, serie tv, documentari, opere d’arte, innumerevoli souvenir (come le magliette dei club in cui ha giocato). Qualsiasi cosa che possa ricordare ciò che Diego ha fatto in campo e fuori. Ed è qui che si racchiude tutto il mondo Maradona: il magico piede sinistro, con cui ha fatto innamorare chiunque gli abbia visto toccare la palla nel rettangolo verde, e la gente, con la quale lui, ovunque è andato, ha sempre avuto un rapporto speciale.

Diego non se n’è andato, Diego è sempre lì. Sappiamo tutti che è ancora lì in giro, parla ancora come se lo fosse. È una leggenda e le leggende non se ne vanno, rimangono per tutta la vita

ha detto Vasco Olarticoechea a Olé prima del primo anniversario senza “Maradò”. È un pensiero comune, sia tra i Campioni del Mondo del 1986, così come altri compagni di squadra che ha avuto. Se per loro è una “leyenda”, figuriamoci per noi, che siamo molto più terreni.

Maradona è diventato una specie di Dio sporco, il più umano degli dei. Questo forse spiega la venerazione universale che ha conquistato, più di ogni altro giocatore. Un Dio sporco che ci assomiglia: donnaiolo, chiacchierone, ubriacone, divoratore, irresponsabile, bugiardo, fanfarone

lo descriveva così Eduardo Galeano, giornalista e scrittore uruguaiano, che di Maradona fu un grande amico. La fallibilità dell’uomo, a fare da rovescio della medaglia all’infallibilità del calciatore, ma al contempo a renderlo reale, tangibile.

Il primo anno senza Diego è passato. Molti di noi iniziano a raccontare storie di vita, di mondo, d’ora in poi, perché l’altro, quello con Maradona, non c’è più.

Spero che questo amore che avete per me non finisca mai

disse una volta. Il nostro obbligo è quello di soddisfare questo desiderio. Non ci costa nulla, anzi, a pensarci meglio ci rende ancora più forti.

Solo se muere cuando se olvida

dicono nel giorno dei morti in Messico, la terra che lo ha reso un mito, ed è per questo che resterà in eterno perché Diego Armando Maradona non lo dimenticheremo mai.

(Credits: Getty Image)

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