Nations League: Italia-Polonia 1-1, a che punto siamo?

Nations League: Italia-Polonia 1-1, a che punto siamo?

Nations League: Italia-Polonia 1-1, a che punto siamo?

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Dovremo aspettare un po’ per vedere un’altra Italia. Sempre se ci sarà un’altra Italia, visto che la speranza che non sia questa, con tutti i suoi limiti (tanti) e le sue qualità (poche), rimane intatta. Ma qualcosa il pareggio di Bologna ce l’ha detto e faremmo bene ad ascoltarlo per non crearci troppe illusioni sia nel futuro più recente (il Portogallo lunedì) che in quello più remoto (accesso alle Final Four e qualificazioni a Euro 2020): probabilmente questi siamo, e faremmo bene a farcene una ragione cercando di fare necessità virtù e sfruttare le indicazioni che l’incontro ci ha dato. A farlo speriamo sia soprattutto Mancini, che comunque ha avuto qualche conferma importante ed anche una candidatura dal cognome autorevole.

L’AVVERSARIO – Innanzitutto va detto che davanti non avevamo certamente una squadra che è finita nelle prime otto allo scorso Mondiale. La Polonia ha deluso critica e tifosi facendosi letteralmente sbattere fuori da Russia 2018, ma, passata la buriana e cambiato il cittì (è lo zio di Blaszczykowski), quello polacco rimane sempre un collettivo di qualità e guidato da un certo Lewandoski che in Bundesliga ha ripreso a segnare come se quest’estate non fosse successo nulla. E’ chiaro che sarà più indicativo vederlo all’opera col Portogallo (più CR7) piuttosto che contro il cantiere azzurro, però la solidità e la semplicità di gioco della Polonia (compattezza difensiva e contropiedi micidiali) è anche troppo evidente. Il test per l’Italia è stato validissimo, ed avere strappato un punto, specie per come si era messo l’incontro, è stato, a nostro modesto avviso, un gran risultato per gli Azzurri a prescindere dal nostro blasone di cui, per un po’ di tempo, faremmo bene a dimenticarci.

SQUADRA ALTA, MA NON PUNGE – Mancini predica sin dal primo minuto affinché la squadra si mantenga alta in campo, evitando di farsi schiacciare dalla Polonia. E’ chiaro che col 4-3-3 l’intenzione è mettere in rampa di lancio i terzini, ma Biraghi e Zappacosta sono troppo timidi rispetto ai loro dirimpettai che sfruttano bene le catene di destra (Kurzawa-Bereszynski) e di sinistra (Reca-Blaszczykowski). I due malcapitati finiscono col ballare con tutto il resto della difesa già impegnata a controllare Mister ‘Faccio Reparto Da Solo’ Lewandoski. Non è un caso che è proprio il numero 9 polacco a far finire Chiellini sul taccuino dei cattivi dopo appena 9’ di gioco, ironia dell’orologio. Nel Primo Tempo l’Italia pasticcia a centrocampo perdendo un sacco di palloni: Jorginho non è in serata (viene anche ben marcato c’è da ammettere) e questo non è mai buono quando sei il perno prescelto per il gioco della tua squadra. Pellegrini e Gagliardini dovrebbero fare legna intorno a lui, ma Krzychowiak ed i rientri di Zielinski li mettono in crisi. Insigne fa il solito Insigne in nazionale, poco, mentre è evidente che Balotelli non è al 100% a seguito del risentimento in rifinitura: Mancini si prende il rischio di farlo giocare ma ne paga le conseguenze visto che Mario esce nel Secondo Tempo zoppicando e finisce con la borsa del ghiaccio in panchina, il Portogallo è a rischio. L’Italia del Primo Tempo sono Bernardeschi e Donnarumma. Il portiere del Milan salva gli Azzurri sullo 0-0 in due occasioni: al 6’ su un tiro ravvicinato di Zielinski che sembra quasi un’appendice di Napoli-Milan; ed al 26’ quando si distende e mette la manona a deviare un tentativo di Krzychowiak che aveva tutti i crismi per far gridare al gol. Due interventi decisivi nelle uniche due grandi occasioni da gol che la Polonia produce arrivando con immediatezza nell’area di rigore azzurra. Bernardeschi invece è l’unico che produce i pericoli nei dintorni dell’area polacca in cui l’Italia non vuole entrare nemmeno da calcio d’angolo (batte il primo, corto, al 3’). Lo juventino si procura una punizione al 19’ che non trasforma (pallone alto) e poi ha la migliore (ed unica) occasione azzurra al 37’ quando si presenta al limite, chiude col sinistro a giro in corsa ed il pallone va fuori di un amen. Il numero 20 azzurro è l’elemento più attivo e pericoloso dello scacchiere azzurro, approfittando del poco spazio concessogli, sfidando l’avversario nell’uno contro uno e sfruttandone il minimo errore. Non è poco in un’Italia timida ed impacciata e lo fa apparire come giocatore di livello superiore alla media. Allegri se ne rallegrerà.

VANTAGGIO POLACCO – Non è un caso che la Polonia sfrutti proprio gli impacci azzurri di centrocampo per passare in vantaggio. E’ proprio Jorginho a regalare il pallone su cui Lewandoski poco dopo si avventa e, nell’insolito ruolo di assistman, mette un tracciante sopra la testa della difesa azzurra raggiungendo il piede di Zielinski che non sbaglia fregandosene del piatto in cui mangia e portando la sua nazionale in vantaggio a cinque minuti dalla pausa. E’ un brutto colpo per gli Azzurri che forse speravano di andare al riposo immacolati per poi sistemare le cose nel secondo tempo. Col gol, la ramanzina di Mancini arriva doppia mentre il cambio è unico visto che il cittì fa uscire l’inconcludente Pellegrini per Bonaventura che forse avrebbe meritato maggiore fiducia dal primo minuto.
Cambia qualcosa ma nemmeno troppo, perché Lewandoski ha l’occasione per seppellire l’Italia e se la mangia, un errore che peserà sull’economia della partita e poi del risultato. La Polonia da’ l’impressione di poter colpire a morte in ogni momento con tutti quegli spazi aperti ai suoi contropiedi, ma se poi non hai il killer’s instinct, a che serve? Forse è questo l’unico difetto della squadra di Brzeczek, e l’Italia ne approfitta ancora con Bernardeschi ormai assoluto protagonista (52’). Balotelli esce ed entra Belotti (61’). L’Italia aumenta la pressione dalle parti di Glik&Co ma la buona volontà non basta e, pur spingendosi di più in avanti con i terzini, il prodotto è scadente: i cross al centro sono scarsi e spesso intercettati, vero Biraghi? E se un terzino oltre a non saper saltare l’uomo non sa mettere un pallone in mezzo, sono grossi guai. La svolta arriva al 71’ quando finalmente Mancini rivede in Insigne se stesso in maglia Azzurra 30 anni dopo, lo toglie e manda Federico Chiesa a dare fastidio ai giganti bianchi. Eccome se ne dà! L’intesa con Bernardeschi non si è spenta ed al 76’ produce il rigore che Jorginho trasforma riportando l’Italia a galla. Il finale è generoso ma nulla di più, ed i quattro minuti di recupero illudere il pubblico per l’incredibile rimonta sospingendo gli Azzurri e zittendo la folta rappresentanza polacca che, a onor del vero, ha vinto ampiamente la sfida sugli spalti dal settore ospiti ma ha visto sfumare il sogno di prendersi uno scalpo eccellente come quello italiano.

I MIGLIORIBernardeschi, senza ombra di dubbio. Se si conferma lunedì col Portogallo, Mancini sa da dove partire là davanti. Gioca con personalità e predica laddove non osano gli altri. Donnarumma si guadagna il pane benissimo e gli bastano quei due interventi nel Primo Tempo per legittimare la sua titolarità a 19 anni. Su Lewandoski è fortunato, ma chi dice che la fortuna non conta nel calcio? Eccome se conta, e per un portiere già bravo vale doppio.

IL PEGGIORE E LA SORPRESA – Insigne, la maglia azzurra dell’Italia non ha la stessa magia di quella del Napoli ed il rischio è proprio quello di fare la fine del suo cittì: grande in blucerchiato, piccolo in azzurro. Vorremmo sbagliarci, ma ormai gli indizi sono troppi. E Chiesa preme come un matto imprimendo una svolta decisiva alla partita e candidandosi per lunedì al Da Luz dove bisognerà giocare senza paura contro una squadra priva di Cristiano Ronaldo ma desiderosa di dimostrare di non esserne assuefatta.

LE PAGELLE – Donnarumma 7, Zappacosta 5, Bonucci 6, Chiellini 5,5, Biraghi 4; Pellegrini 5 (Bonaventura 6), Jorginho 5,5, Gagliardini 5; Bernardeschi 7, Balotelli 5 (Belotti 6), Insigne 5 (Chiesa 6,5).

IL CITTI’ – Il 4-3-3 è ambizioso, ma forse è anche troppo per la qualità che non abbiamo in mezzo al campo. Scuote bene la squadra nell’intervallo, ma anche lui è fortunato quando Lewandoski sbaglia, altrimenti qualsiasi discorso dell’intervallo sarebbe valso carta straccia. Azzecca i cambi, che è una novità, ma era anche troppo facile. Se ne avesse avuto più di tre siamo sicuri che Biraghi lo avrebbe levato pure, ma non vuole ammazzarlo psicologicamente dopo il grave errore sul gol di Zielinski lasciato solo in area nel Primo Tempo. Anche Mancini sta prendendo la misura dopo tre mesi di pausa, e contro il Portogallo potrebbe già apportare i correttivi necessari pur difendendo apertamente i sui giocatori davanti ai microfoni come è normale che sia.

Credits: Getty Images

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Angelo Palmeri Scrive di calcio estone e dell'est su www.rumodispo.com ed è apparso con di... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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