L’Italia salva il ranking non il gioco

L’Italia salva il ranking non il gioco

L’Italia salva il ranking non il gioco

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Lo ha fatto di nuovo. L’Italia è scesa in campo in Albania e ha deluso le aspettative di chi si attendeva una reazione di orgoglio. Anche se ha vinto con un gol di Candreva, ad un quarto d’ora dal termine, la Nazionale ha giocato ancora in modo poco convincente e imbastendo trame di gioco fiacche e prevedibili.
Il risultato conta per il ranking ma il cuore sanguina nel vedere che la squadra meglio di così non riesce a fare.
Ventura ha almeno dichiarato che non è un Italia all’altezza del mondiale, perché c’è tanto lavoro da fare ancora.
Il problema è che quel lavoro sembra aver portato più dubbi che certezze, tra cambi di modulo e prestazioni sempre più incolori come quelle offerte in tutto il girone, specie nelle ultime quattro partite.

L’Italia di Ventura non ha mai espresso un gioco convincente, ad eccezione della gara amichevole con l’Uruguay vinta 3-0, più in generale non è mai stata dominante nemmeno con avversari come Liechtenstein, Israele, Albania e tantomeno la Macedonia.
In ogni partita si è palesata sempre più una mancanza di talento e coraggio.
L’aspetto più grave è che se qualcuno cerca di consolarsi con il rendimento balbettante di altre nazionali come Argentina, Croazia e Olanda dimentica che l’Italia sta vivendo il più periodo più cupo e lungo dell’intera storia. Se non ci fosse stato il mondiale del 2006 potremmo considerare l’Italia alla stregua di una Svezia o una Polonia, una Nazionale che può aspirare tutt’al più ad un piazzamento o al superamento di un girone, non certo alla vittoria.
Nel 1998 siamo stati buttati fuori ai quarti dalla Francia, nel 2002 agli ottavi dalla Corea del Sud e l’arbitro Moreno, nel 2010 ultimi nel girone con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, nel 2014 sbattuti fuori dopo aver perso con il Costarica e l’Uruguay.
Oggi con il 50% di possibilità di passare il turno ai playoff tra le seconde dei gironi di qualificazione per andare ai mondiali in Russia.

È tanto mortificante da non riuscire a comprendere come in Federazione da anni il problema venga affrontato con tanto fatalismo.
Il trend sembrava preludere ad un futuro migliore grazie ai giovani dell’under 21 i quali all’Europeo sono apparsi forti ma non fortissimi, così come i ragazzi dell’under 20, bravi ma battuti nettamente due volte dai colleghi inglesi, nell’ultima occasione addirittura 5-1.
Quello che preme oggi è però tenere in vita l’illusione di essere ancora parte dell’elite del calcio andando ai mondiali. L’avversaria dell’Italia per i playoff sarà una tra Svezia, Irlanda del Nord, Eire, Grecia e Danimarca.
Il denominatore comune di queste formazioni è che sono di livello tecnico scarso, ad eccezione della Svezia, la quale senza Ibrahimovic ha scoperto di avere giocatori di talento, capaci di liberare la Nazionale svedese dalla comoda coperta del talento di Ibra che però oscurava quello di altri. Il risultato è che questa nazionale, a meno che non perda 7-0 con l’Olanda questa sera, è decisamente la più temibile nel lotto.
Con le restanti sfidanti spetterà sempre e comunque all’Italia dover fare gioco e non cadere in tranelli tattici.

Il modulo di Ventura non è un problema in se, quanto piuttosto nella convinzione del tutto assente da parte degli azzurri nel metterlo in pratica.
Da qui a novembre le riunioni a porte chiuse tra i giocatori, senza il ct, le facce lunghe e gli ammonimenti dovranno lasciare il passo ad una squadra che giochi in campo e non prometta reazioni solo a parole. Oggi chi veste quella maglia sembra spaesato e poco coinvolto, come se tutto l’impianto di gioco depotenziasse tutti e l’empatia non ci fosse.
Il calcio è soprattutto testa e, ad ottobre 2017, non sembra essere presente.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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