Svegliamo l’Italia dall’incoscienza

Svegliamo l’Italia dall’incoscienza

Svegliamo l’Italia dall’incoscienza

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Se stai entrando nell’oscurità e non pensi ad affrontarla ma piuttosto alla luce che ti attende fuori, ne morirai.
Stiamo. Sbagliando. Tutto. Dimenticate qualsiasi cosa siamo stati o potremmo e dovremmo essere. Il calcio è rappresentazione della fragilità infinita dell’uomo, perché ogni 90 minuti tutto torna a zero e tutto finisce, è hic et nunc di Heidegger, qui e ora, non esiste ieri né domani, e noi stiamo sbagliando tutto, perché a tutto stiamo pensando tranne che a questi 90 minuti.
Ventura che promette che andremo ai Mondiali. Come se di fronte avessimo una gentile ancella pronta alla nostra compiacenza. E invece è Anna Bolena, non abbiamo capito cosa sta per andare in scena.
La Svezia non ha assolutamente niente da perdere, se non ce la farà riceverà una solidale ovazione, e sarà tutto entusiasmo.
Noi abbiamo tutto da perdere, se ce la faremo avremo fatto il minimo che ci si aspetta, e se perdiamo sarà il dies irae – sì, inutile sminuire le proporzioni, sarebbe l’armageddon.

SANGUE E SUDORE PER EVITARE LE LACRIME – La Svezia gioca con il sole nel cuore a dispetto della temperatura crollata a 3° con vento gelido per la prima volta in questa stagione, ad agghindare lo scenario da tregenda per gli Azzurri. La gioia svedese di confrontarsi con noi, ma la gioia di farlo con una solida campagna di qualificazione, che ha estromesso l’Olanda e messo paura alla Francia, che ha armato un 4-4-2 basico ma compatto, con concentrazione e certezze che hanno rinforzato l’unità di squadra, guarda caso proprio il contrario di quello che è capitato all’Italia di Ventura. Continuiamo a sentire in Italia che manca Ibrahimovic, che mancano giocatori di riferimento, e non pensiamo invece a quelli che ci sono. Come se l’Italia negli ultimi mesi non avesse sofferto praticamente con tutti gli avversari che si è trovata di fronte.

SENZA IBRA E’ MEGLIO: PER LORO – E invece l’emancipazione da Ibra ha completamente cambiato la Svezia mentalmente. Innanzitutto era già una nazionale con talenti onesti ma frizzanti, che ha innestato in prima squadra quella vincente nell’Europeo Under 21 nel 2015. Ma essersi liberati di Zlatan ha liberato anche l’attitudine dei giocatori: prima la squadra era preoccupata di servire Ibrahimovic al meglio, e ciò che conseguiva era una estrema facilità nel bloccare una formazione incatenata: fermato Ibra, si fermava la Svezia. Il suo addio ricorda quello che disse Henry quando lasciò l’Arsenal: “La mia partenza è stata un bene: perché eravamo arrivati al punto che i miei compagni sentivano soggezione nei miei confronti e giocavano solo per passarmela”. Idem per la Svezia. Adesso è un 4-4-2 onesto ma intenso e compatto, con estremo spirito di sacrificio e ottimizzazione di quell’unica arma speciale che dispone la Svezia. Quell’arma che Ventura sta terribilmente, e speriamo non fatalmente, sottovalutando.

L’ALA DELLA LIBERTA’ – Emil Forsberg, l’aletta destra forgiata nel laboratorio del RB Lipsia, l’aletta pura a cui stiamo per fare il regalo migliore che potrebbe aspettarsi: lo spazio per volare. Perché Ventura sta preparando un 3-5-2 con Barzagli centrale destro, ovvero il difensore che ha meno passo tra quelli convocati, e vedrà infrangersi contro di lui un’ala di ritmo, su cui il raddoppio o la prima marcatura dovrebbe venire da Candreva, ovvero l’esterno che proprio non sa coprire tutta una fascia, perché anzi abituato a essere attaccante destro con almeno un vero terzino dietro a coprirlo. E lì si inserirà Forsberg, gli scambi veloci e lanciarsi nello spazio, le palle lavorate da Berg e Toivonen spalle alla porta per aprire gli spazi per lui. Lo abbiamo anche chiesto al ct Jan Andersson, cosa ne pensava di questa attitudine tattica, e lui ha risposto con un ghigno volpino: “Se l’Italia lascerà spazio a Forsberg, noi ce lo prenderemo”.

LA CALMA E LA TEMPESTA – Il ct Andersson ha mostrato calma e fiducia, quella che sembra mancare a noi. Noi che mostriamo i muscoli come chi deve rassicurare sé stesso. E a proposito di sicurezze, giocheremo un 3-5-2 chiesto espressamente dai senatori. Tralasciamo il perché il 4-3-3 con Insigne sarebbe meglio, perché tanto alla fine il ct è Ventura, ma ci giochiamo la difesa a 3 che in questo momento è al minimo della propria forma, togliamo fuori appunto Insigne l’italiano più in forma, lasciamo sguarnita la fascia destra, e soprattutto dopo l’infortunio di Zaza andiamo ad appaiare Belotti con Immobile: e per quanto possa sembrare assurdo, in questo momento sarebbe stato meglio Eder piuttosto che Belotti, perché il Gallo non è ancora in forma, ma soprattutto nelle ultime uscite assieme non si è visto più quello spirito di collaborazione tra i due che aveva fatto le fortune soprattutto di Immobile con i granata: al Toro, un Belotti ancora non protagonista si era sacrificato come seconda punta e Immobile ne aveva giovato alla grande; ma adesso sembrano entrambi rivendicare il ruolo di prima voce, e così stecchiamo.

SIAMO FOTTUTI? – La domanda è conseguente, dunque. Non del tutto, ma servirà uno straordinario spirito di sacrificio per rimediare agli errori tattici e ai limiti tecnici. Perché è vero che questi ultimi ce li ha anche la Svezia e ben maggiori, ma hanno un entusiasmo che moltiplica le forze, noi invece la paura che le dimezza.
Se sapremo fare i conti con la paura, e avere l’umiltà di soffrire e stringere i denti e di aiutarci come se non ci fosse un domani, allora potremo farcela. Non dico a vincere, anche perché non battiamo la Svezia in casa loro da più di cento anni, e hanno subito in casa 1 solo gol nelle ultime 4 uscite ufficiali. Ma almeno a non uscire sconfitti. Anche se pensare che lo 0-0 sia un buon risultato sarebbe assurdo: lasceremmo 2 risultati su 3 agli svedesi a San Siro, e lì rischiamo il ribaltone.
La alterna precisione dei cross di Candreva sarà decisiva, e forse ancora di più l’entrata in corso di Insigne a sinistra. Ma è una questione di cuore e testa, più che piede.

Solna, 10 novembre, Friends Arena, stadio degli amici.
Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio.

 

(Credits: Getty Images)

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Tancredi Palmeri Autore SNAI che tratta di calcio, con le quote presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE