UEFA Nations League: la fantasia (o la follia?) al potere

UEFA Nations League: la fantasia (o la follia?) al potere

UEFA Nations League: la fantasia (o la follia?) al potere

43
0

Un’altra competizione, ufficiale: se ne sentiva il bisogno? Probabilmente no? Potrebbe servire a qualcosa? In teoria, sì. Risponderà a tale esigenza, ossia quella di una razionalizzazione degli impegni? Quasi sicuramente, no.
Stiamo parlando della UEFA Nations League, competizione che, nei giorni scorsi, è balzata all’attenzione del pubblico dei mass media dopo che sono stati effettuati i sorteggi delle 4 divisioni per l’edizione 2018-19, la prima in assoluto. Le 55 nazionali afferenti alla UEFA sono state divise in 4 “serie”, a loro volta suddivise in 4 gruppi di 3 o 4 squadre: le prime classificate dei 4 gruppi della Divisione A disputeranno, nel giugno 2019, semifinali e finali con partite “secche”, decretando così una vincitrice; le prime classificate delle divisioni inferiori, invece, saranno promosse a quella superiore, con un sistema analogo a quello dei campionati nazionali. L’Italia, che ricordiamo essere tuttora priva di guida tecnica, è in Divisione A, e il sorteggio l’ha collocata in un girone niente male, assieme al Portogallo campione d’Europa in carica, e all’insidiosa Polonia di Robert Lewandowski.

Tutto bene, tutto normale? Nient’affatto, giacché vi sono molti punti poco chiari circa i termini di svolgimento e, soprattutto, l’impatto che la Nations League avrà sulle altre competizioni. Le gerarchie che risulteranno dall’edizione che inizierà il prossimo settembre saranno la base sulla quale suddividere i gironi per la qualificazione ai campionati europei del 2020: quest’ultime assegneranno 20 dei 24 posti disponibili, ma ancora non è chiaro come saranno stabilite le ultime 4 partecipanti, e che ruolo dovrebbe avere, in tutto questo, la Nations League, a parte il probabile abbandono della Confederations Cup, esperimento che possiamo dire fallito dopo un quarto di secolo di incertezze, sottovalutazioni, partecipazioni per mera onor di firma.

Altra questione tutt’altro che semplice è relativa alla percezione di questo nuovo torneo, e da questo punto è davvero difficile prevedere come giocatori, tecnici e federazioni interpreteranno il nuovo impegno. L’ipotesi di vedere all’opera formazioni sperimentali, prive dei giocatori più forti (i cui contratti sapranno senz’altro “conquistare” un riposo più lungo per gli anni privi di mondiali o europei), non è certo peregrina, tutt’altro. Sarebbe stato possibile, se la volontà fosse stata quella di razionalizzare davvero un calendario sempre più (e troppo) intenso, integrare la Nations League con le qualificazioni a europei o mondiali, trovando una formula ad hoc, ma, evidentemente, ha prevalso la logica di un’ulteriore contrapposizione tra “calcio delle nazionali” e “calcio dei club”, e sarà interessante come questi ultimi reagiranno a una simile novità. Non che le società siano dotate di più lungimiranza, ché il principio fondante di ogni azione è quello del guadagno, per una logica che, troppo spesso, non sembra assolutamente collimare con quella dell’amore per lo sport.

Proviamo a spiegare: è a tutti palese come il “prodotto calcio” rischi, da anni, una pericolosissima sovraesposizione mediatica, di pari passo a un’attività agonistica che, ai massimi livelli, risulta eccessiva, specialmente sotto il profilo atletico. Si gioca tanto, pure troppo, il che, sotto il profilo commerciale, è solo in apparenza un vantaggio, secondo l’equazione lineare “più partite=più denaro”. Un prodotto che rischia l’inflazione, lo capisce anche chi non abbia studiato marketing, è destinato a vedersi svalutato, specie in un ambito in cui l’aspetto simbolico è fondamentale (tra gli sport, il calcio è quello che più di ogni altro veicola valori identitari). Invece di valorizzare i “prodotti” a disposizione, rendendoli ancora più “belli”, più “speciali”, la direzione intrapresa è l’opposta: allargamento a dismisura dei tornei, moltiplicazione di questi, aumento indiscriminato del numero di partite che ogni singolo atleta sarà chiamato a disputare in un anno. Sino a quando sarà possibile tirare la corda? La risposta ce la darà solo il tempo.

(43)

Igor Vazzaz Toscofriulano, rockstar egonauta e maestro di vita, si occupa a vario titolo di teatro, sport, musica, enogastronomia e scommesse, non necessariamente... VAI ALLA PAGINA AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

LOGIN REGISTRATI