Perché Mancini è la giusta scelta per la Nazionale

Perché Mancini è la giusta scelta per la Nazionale

Perché Mancini è la giusta scelta per la Nazionale

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Parliamoci chiaro: non è un momento in cui si può andare tanto per il sottile per la Nazionale.

Roberto Mancini raccoglie una Italia al suo minimo storico, e le critiche che si sentono in giro su di lui sono ingenerose e ingiustificate, se non incoscienti considerando che viste le differenti congiunture, davvero era difficile riuscire a trovare di meglio.

Complimenti a Giovanni Malagò, e alla sua diretta emanazione Roberto Fabbricini: lui/loro – più di Costacurta che aveva inseguito opzioni impraticabili economicamente (Ancelotti) o tecnicamente (Di Biagio) – hanno lavorato in direzione Mancini sin dai primi giorni, e Malagò stesso ha fatto fruttare i suoi anni di politica di di circoli.

Ma complimenti soprattutto a Mancini: l’amore a parole per la Nazionale è facilmente professabile, ma alla fine contano i fatti e lui ha già fatto una cosa che a questi livelli nella storia del calcio non si era mai vista: si è decurtato del 50% lo stipendio, accettando i 2 milioni di € all’anno di budget FIGC.

Una decisione mai vista con queste proporzioni, presa per amore di sfida, e che dà già un vantaggio morale a Mancini.

Ma smontiamo punto per punto le tre critiche principali mosse a Mancini:

– “Non è un vincente”

Falso. Il conto è presto fatto: 13 titoli, ha vinto in tutte le squadre dove ha allenato eccetto l’infelicissima ultima esperienza allo Zenit. Ha vinto l’ultimo trofeo della Fiorentina, ha vinto con la Lazio praticamente fallita, ha vinto soprattutto con l’Inter. E non vale la critica sul fatto che la strada fosse stata spianata dalle sentenze di Calciopoli, perché in verità Mancini aveva cominciato vincendo l’anno prima, Coppa Italia e Supercoppa Italiana, riportando un trofeo all’Inter dopo 7 anni, dunque i tempi erano comunque maturi, scegliendo personalmente e assemblando il cuore della difesa nerazzurra che sarebbe durato fino al Triplete. Ha poi riportato il titolo al Manchester City, spezzando un sortilegio di decenni, e ha vinto pure con il Galatasaray la coppa, ma soprattutto eliminando la Juve in Champions League. E per non parlare dell’ultima avventura all’Inter, dove in verità ha fatto benissimo, primo per metà campionato con una squadra che non valeva nemmeno i primi quattro posti.
“Fa bene solo se ha la squadra forte”

Falso. Perché è vero che è molto esigente nel volere nuovi acquisti, ma facendo fruttare al massimo il materiale a disposizione che ha. Analizzando tutte le esperienze sopra elencate, in tutte parallelamente alle sue lamentele per il calciomercato si vedrà come ha portato contemporaneamente in alto il rendimento di giocatori fino a quel momento non così abituati a esprimersi a quei livelli.

– “Ha bisogno dei campioni e trascura i giovani”

Falsissimo. Dovunque è andato ha valorizzato i giovani di qualità a disposizione e ne ha trovati di nuovi, e provando e anche a volte riuscendo a farli entrare in pianta stabile tra i titolari. Non è un caso che il miglior Balotelli, nonostante fosse anche il suo periodo più matto, si sia visto con Mancini.

Diversamente da Ventura, pure valorizzatore di giovani ma incapace di farli salire di livello, Mancini invece è su questo aspetto particolarmente adatto alla Nazionale perché gli può far capire di trovarsi in una nuova dimensione.
Ecco perché Mancini è la miglior scelta percorribile. Stante che probabilmente sia Ancelotti sia sicuramente Conte potessero essere ancora meglio, ma la loro opzione non è mai stata davvero reale, disintegrata da uno stipendio di 10 milioni di € all’anno, inavvicinabile.

Rimane solo un dubbio sul Mancio, che bisogna citare per amor di verità, e che è forse l’unica critica che gli si può muovere:

– “Perde le grandi partite”

Mancini ha il pragmatismo e l’arguzia tattica di inventarsi soluzioni da fuoriclasse della panchina. Giocava magnificamente con l’Inter di Veron, implacabilmente con quella di Ibrahimovic, sorprendentemente con Fiorentina e Lazio, ariosamente con il Manchester City, pragmaticamente con Galatasaray e la sua seconda Inter.

Ma sistematicamente ha fallito le grandi partite secche quando ha avuto i favori del pronostico. Come una sorta di insostenibilità della pressione che rifletta i noti malumori del suo carattere.

Certo, l’Italia di adesso ha perso lo status di favorita. Ma nelle grandi competizioni si giocano solo partite secche senza un domani, quelle che Mancini ha sempre sbagliato.

Sostenerlo e sperare è la cosa migliore che possiamo fare per lui, e per noi.

 

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Tancredi Palmeri Autore SNAI che tratta di calcio, con le quote presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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