Piaccia o non piaccia è la nazionale di Balotelli 

Piaccia o non piaccia è la nazionale di Balotelli 

Piaccia o non piaccia è la nazionale di Balotelli 

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Otto giorni dopo il termine del campionato si è di nuovo parlato della nazionale per il debutto di Mancini, la polemica Ventura-Tavecchio e la prima partita ufficiale dopo l’interregno di Di Biagio e le partite con Argentina e Inghilterra.
L’Italia di Mancini ha debuttato senza mostrare i muscoli, contro un’Arabia Saudita non esattamente entusiasmante e riportata in partita solo da un autogol di Zappacosta, tra i peggiori di questa amichevole.
La Nazionale riparte da un piano tanto basso da sembrare quasi surreale, come se il clima politico e l’aria tesa che si respira nel nostro Paese andasse di pari passo con la situazione degli azzurri.
Davanti a poco più di 10.000 spettatori l’Italia ha infatti “allenato” una nazionale che farà i mondiali, ribaltando la storia, dove, in qualunque altra epoca sarebbe stato casomai il contrario.
Ancora non ci rassegniamo a vedere questa Italietta, ridotta così, ad un cumulo di giocatori di qualità media e con pochissima esperienza internazionale. Non ci si rassegna e non si capisce, meglio: si fa finta di non capire come mai non si riesca a produrre giocatori dal grande talento, così Mancini sta valutando quello che sta crescendo, da Verdi a Politano, da Chiesa a Cristante, nella speranza che qualcuno di loro sbocci.

La scorsa stagione Bernardeschi sembrava dovesse essere il predestinato consacrato al successo grazie all’approdo alla Juventus. Invece l’ex della Fiorentina ha visto più la panchina che il campo, ha disputato una stagione sotto tono e aspetta la prossima per rilanciarsi.
I nostri giovani sono arrivati alla prima partita amichevole post atomica, dopo essersi messi in luce ma senza brillare eccessivamente. Chiesa è forte ma deve giocare almeno una coppa, Politano è cresciuto ma ha giocato solo al Sassuolo, discorso identico per Verdi. Cristante dopo l’esperienza portoghese ha trovato la maturità nell’Atalanta che, non a caso ha giocato l’Europa League. Tra i migliori, se non il migliore della partita contro i sauditi: Pellegrini che ha trovato consapevolezza in una stagione importante della Roma.
Bene Criscito e Belotti ma alla fine, ancora una volta l’uomo di cui si è parlato di più è stato Balotelli.
Questo perché l’avversario non era eccitante e il gioco non poteva e non potrà ancora essere collaudato.
Perciò abbiamo rivisto il giocatore dal talento prezioso calcare un campo con una maglia che aveva perso perché il gruppo non lo gradiva. Quel “gruppo” ha perso valore perché in nome della coesione ha rinunciato ad un grammo di talento in più ma non è riuscito nemmeno a qualificarsi per i mondiali, senza contare le altre disastrose presenze delle precedenti edizioni. Perciò se il gruppo perde, Balotelli vince.

Nonostante quell’irritante atteggiamento ciondolante e quell’allegria espressa soprattutto sui social. Quel ragazzino ora è anagraficamente più vicino ad essere un uomo e tutto sommato la sua presenza ha giustificato la scelta di Mancini, considerando le giocate del primo tempo e il gol che ha sbloccato una partita condizionata da un Italia che ruminava calcio e pensava amaramente a sè stessa. Balotelli ha giocato come spesso gli accade, una partita anarchica ma con quella personalità che oggi non c’è. L’Italia è costretta ad aver bisogno di lui perché non c’è di meglio e perché lui resterà un’ipotesi di gran calciatore. Il meglio che ne è rimasto e disposto a prenderselo, a ragione, Mancini che non rinuncia a piedi buoni e turbolenti per venire incontro a ragioni di spogliatoio.

 

snai_balotelli

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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