Quanto (dis)piace il mondiale a 48 squadre?

Quanto (dis)piace il mondiale a 48 squadre?

Quanto (dis)piace il mondiale a 48 squadre?

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Non piace ma è così. Il mondiale 2026 sarà disputato da 48 squadre con gironi da tre in cui passeranno le prime due. Si passerà poi ai sedicesimi, dove le prime incontreranno le seconde e verranno anche eliminati i supplementari, fino alle semifinali. Quando dico che la formula non piace mi riferisco in particolare ai club, a diversi tifosi e ad altre categorie ma le novità non dispiacciono a tutti, compreso chi sta leggendo questo articolo. La formula dei mondiali del resto è stata spesso cambiata e in alcuni casi è stata cervellotica, oltre che ambigua. Quella del 1978, dove erano presenti solo 16 nazionali e in cui venne istituito il doppio girone a quattro. Nella prima fase le prime due andavano a confluire in un girone dal quale sarebbe poi uscita la finalista per il 1° e 2° posto e quella per il 3° e 4°. La scelta si rivelò disastrosa come dimostrano alcuni risultati (su tutti lo scandaloso Argentina-Perù terminato 6-0 con un andamento più che sospetto). Nel 1982 le squadre presenti erano 24, ben 8 in più del mondiale precedente. La formula venne cambiata portando un secondo turno fatto di gironi a tre. Da italiano posso esprimere solo gratitudine per quel tipo di girone con Brasile e Argentina che ebbe la forza di svegliare gli azzurri. Va detto che anche all’epoca ci furono parecchie polemiche sulla scelta di aumentare il numero di squadre e cambiare la struttura della competizione. Il 1982 aveva avuto il compito di svelare la crescita di nazionali e federazioni ritenute di livello nettamente più basso. Il Camerun di N’Kono e Roger Milla, l’Algeria, capace di battere i tedeschi, poi eliminata da un biscotto tra Austria e Germania,  l’Honduras, eliminato ma capace di offrire ottimo calcio. Questo incoraggiò la FIFA ad aumentare il numero di nazioni di altri continenti.

Il mondiale del 1986 è stato invece il padre della moderna Champions League. 24 nazionali divise in sei gironi da cui le prime due e le migliori terze, uscivano le 16 squadre che disputavano gli ottavi di finale.
L’avvento di Sepp Blatter come presidente dal 98 ha poi cambiato definitivamente la rotta e mutato in senso assoluto la FIFA, da federazione che governa il calcio ad azienda multinazionale che muove un giro d’affari impressionante, con scelte che condizionano anche le politiche di numerosi Stati. Il calcio da quel momento è diventato un affare, mascherato da intenzioni pretestuose e ricoperto da una glassa etica che lo scandalo di FIFA e UEFA ha definitivamente accertato. Arrivato il nostro Gianni Infantino si è però proseguito nell’incoraggiamento all’ingresso di tante federazioni, in nome di una democrazia del pallone e del cambio di formula per un principio etico “che Infantino ha venduto come logica per evitare i “biscotti”. Sarebbe meglio dire che si tratta anche dell’incremento di ricavi di 640 milioni di dollari rispetto al Mondiale in Russia del 2018, ancora con 32 squadre. Può essere comunque che si riveli come una formula divertente e che le novità, digerite sempre con grande fatica, risultino ottime. Stona quel presupposto di Infantino” Il calcio non è più una questione che riguarda solo Europa e Sud-America. Il livello generale è molto cresciuto”.

È cresciuto anche in Europa, dove nazionali come Islanda e Galles raggiungono traguardi impensabili fino a pochi anni fa. In realtà, oltre alla crescita di ogni federazione, è aumentato l’equilibrio ma è l’Europa il Continente con il maggior numero di squadre competitive e che viene maggiormente penalizzata. Lo dimostra anche l’assurda modalità che potrebbe impedire ad una tra Spagna e Italia di partecipare ai prossimi mondiali, considerando che una delle due affronterà uno spareggio come seconda.
Insomma ci si abitua a tutto ma è certo che i cambiamenti non vengono fatti in nome dello spettacolo e dello sport.

(Credits: La Presse)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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