Renato Cesarini, il calciatore che ha fermato il tempo

Renato Cesarini, il calciatore che ha fermato il tempo

Renato Cesarini, il calciatore che ha fermato il tempo

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Il suo nome, da più di settant’anni è sinonimo di tenere duro fino alla fine, nel calcio così come nella vita. Comprendere che anche all’ultimo secondo c’è sempre una possibilità per risolvere tanto una partita quanto il proprio destino.

Renato Cesarini il suo minuto decisivo è riuscito a dilatarlo fino all’infinito, rendendo quell’istante arrivato allo scadere del tempo un momento capace di offrire ancora di tutto, tra sogni, desideri e occasioni di vittoria. È lui l’uomo della Zona Cesarini, quello delle giocate al limite del possibile, l’unico calciatore il cui nome è diventato un modo di dire, parte integrante del lessico comune e pure del dizionario. Di gol sul filo del triplice fischio dell’arbitro, nella sua carriera ne sono arrivati quattro, tre in serie A: nel 1931 all’Alessandria, nel 1932 alla Lazio e nel 1933 al Genoa e uno, storico, in Nazionale. Quattro marcature che gli hanno permesso di trovare la gloria in una storia, la sua, fatta di povertà ed emigrazione. Cesarini è il realizzatore per eccellenza dei minuti conclusivi, nonché il primo azzurro a segnare al novantesimo, il 13 dicembre 1931 quando una sua rete all’ultimo istante cambiò le sorti di una finale di Coppa Internazionale tra Italia e Ungheria.

In Nazionale c’era arrivato nel 1931, dopo aver attraversato due volte l’Atlantico. La prima da migrante, appena neonato, quando la famiglia mossa dall’istinto di sopravvivenza si è imbarcata da Genova sul mercantile Mendoza verso il Nuovo Mondo, con destinazione Buenos Aires. Lì è solo uno dei tanti italiani in cerca di fortuna che si barcamena con lavori saltuari e sogna di fare spettacolo. Suona la chitarra, fa acrobazie e ha il volto adatto per attirare l’attenzione. Ma sa anche giocare a calcio, facendosi presto notare. Entra nella squadra del Chacarita, nel quartiere del cimitero cittadino. La Juventus, due anni dopo l’acquisto esagerato – e comunque ben ripagato nelle prestazioni – dell’oriundo Raimundo “Mumo” Orsi, per rafforzare la squadra continua a guardare all’Argentina. Per Renato, detto Cè, arriva la grande occasione.

Solca di nuovo l’oceano, ma questa volta sul Transatlantico Duilio. A Torino approda in una Juventus capace di spadroneggiare in ben cinque campionati, con Gampiero Combi in porta, Luis Monti centrale e Giovanni Ferrari in attacco. Si aggiunge a una squadra affamata di titoli e riconoscimenti, ma lui cerca soprattutto quelle emozioni di vita che ha inseguito fin da ragazzino. Frequenta i night club, suona nelle orchestre con i gauchos, impara l’italiano con le maîtresse e si presenta spesso tardi agli allenamenti. Eppure quando gli arriva la palla, fa di tutto per metterla in rete, consapevole che c’è gioco fino al fischio dell’arbitro.

Contro l’Ungheria firma così l’impresa che lo consegna alla storia. Gli azzurri si portano in vantaggio con un gol durante il primo tempo con Libonatti, ma ai primi minuti della riprese Avar rimette il punteggio in parità. Si arriva quindi di nuovo in parità con Orsi per l’Italia e una seconda marcatura del solito Avar. A pochi secondi dalla chiusura del match, la palla arriva infine a Cesarini, che riannodando i fili della memoria racconta così la sua impresa: “Avevo addosso il terzino Kocsis, un tipo che faceva paura. Non potendo avanzare passai alla mia ala, Costantino. Allora ebbi come un’ispirazione, mi buttai a corpo morto, tirai Costantino da una parte, caricandolo con la spalla, come fosse un avversario, e fintai, evitando Kocsis. Il portiere Ujvari mi guardava cercando di indovinare da quale parte avrei tirato. Accennai un passaggio all’ala dove stava arrivando Orsi, Ujvari si sbilanciò sulla sua destra, allora io tirai assai forte, sulla sinistra, il portiere si tuffò, toccò la palla, ma non riuscì a trattenerla. Vincemmo per tre a due. E non si fece nemmeno in tempo a rimettere il pallone al centro”.

Una settimana dopo, il giornalista Eugenio Danese nel commentare un gol dell’Ambrosiana ai danni della Roma all’ottantanovesimo minuto, racconta di una rete arrivata in “Zona Cesarini”. L’intuizione vincente di Renato era entrata ormai nella mitologia del pallone. Quel ragazzo che a soli venticinque anni ha già fatto avanti e indietro tra il vecchio e il nuovo continente aveva conquistato il suo momento. Fermandolo per sempre.

 

 

(Credits: Getty Images)

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