Closing story

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Ci sono storie facili da raccontare e altre più complicate. Quella del closing legato al Milan è decisamente nella top ten delle vicende più intricate, nebulose, inestricabili e spiazzanti che il nostro calcio abbia mai vissuto.
Spiegare ai tifosi, non solo rossoneri, la piega che ha preso improvvisamente la vicenda della cessione del Milan è un impresa ardua, eppure possibile. Facciamo ordine:
Il consiglio d’amministrazione ha confermato il 14 aprile come prima convocazione dell’assemblea dei soci per il closing,
Yonghong Li, nel corso di questi mesi, è stato affiancato da diversi imprenditori cinesi di cui non si è mai saputo l’effettivo coinvolgimento ma è poi rimasto solo, quando il governo di Pechino ha iniziato a dichiarare un aperta ostilità verso gli investimenti all’estero.
La società Sino Europe Sports, creata per la realizzazione di questo affare e nel quale erano confluiti nell’ultimo anno tutti gli investitori raccolti da Yonghong Li, nell’operazione di acquisto del club rossonero da Fininvest, è stata sciolta e l’affare ha rischiato di saltare.
È rimasta dunque la Rossoneri Sport Investment Lux (società con sede in Lussemburgo) con cui Li completerà l’operazione.
La chiusura dell’operazione sarà garantita da un prestito, grazie all’intervento e alla mediazione dell’avvocato Riccardo Agostinelli, chiamato in causa da Marco Fassone.
Proprio quest’ultimo ha messo in contatto gli acquirenti del club rossonero con il fondo americano Elliott Management Corporation, che concederà a Rossoneri Sport Investment Lux un finanziamento di circa 303 milioni di euro (con un tasso d’interesse prossimo all’11%), in pratica un prestito ponte.
Marco Fassone è in effetti il vero artefice di un colpo d’ala che ha letteralmente salvato (almeno per ora) la riuscita dell’operazione.
Yonghong Li invece ha chiesto finanziamenti importanti ma non rimborsabili se il Milan non tornerà presto in Champions League.
Per questo ci si chiede come un signore che viene da un Paese lontano lontano, senza una base finanziaria solida, ottenuta solo attraverso il prestito di un fondo, possa restituire a breve i soldi, potenziare il Milan e uscirne da vincitore.
Serve la costruzione dello stadio e quotazione in borsa, ma ci vogliono almeno 4 anni.
L’unica proprietà immobiliare della società è il Centro Sportivo di Milanello.
Supponendo che Yonghong  Li non riesca a trovare i soldi per mantenere l’esercizio, il Milan finirebbe al fondo Elliott, come è successo ad esempio con la Banca Unicredit e la Roma.
Il Milan però da metà aprile deve pensare al suo immediato futuro e, se dovesse essere realmente ceduto, è interesse dei nuovi reggenti che la squadra non sia svalutata. Le ultime notizie riportano che Yonghong Li prepari altri 190 milioni come “extra-finanziamento Elliott” da versare a Fininvest, una cifra che il broker avrebbe già a disposizione fuori dalla Cina. È altrettanto vero che la vera questione che inquieta è sul perché Berlusconi ceda ad un uomo che ha imbastito una trama tanto pericolante, dopo aver dichiarato che non avrebbe fatto come l’Inter con Thohir.
La closing story non è ancora finita.

 

(Credits: La Presse)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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