Italians play better

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Il calcio vive da anni di tendenze, impulsi e cambiamenti di rotta del tutto imprevedibili e spesso ingiustificabili. Negli anni 60 gli stranieri erano una costante nel nostro campionato e le squadre ne beneficiavano, con particolare riferimento all’Inter che era campione d’Italia, d’Europa e del mondo. Poi l’Italia venne eliminata ai mondiali dalla Corea del Nord e la nostra orba federazione chiuse le frontiere impedendo all’Inter di prendere Pelè e Beckembauer (rivelazioni fatte dagli stessi protagonisti). La storia cambiò in peggio per l’Inter ma non migliorò nemmeno per la Nazionale che arrivò alla finale del 70 ma passò i successivi otto anni a fare brutte figure tra Europei e Mondiali. Fu una decisione isterica e non ponderata. Come quella che portò l’Italia, dopo la riapertura delle frontiere, prima a limitare gli arrivi degli stranieri, poi con la sentenza Bosman, ad acquistarli senza regole e a prezzi stracciati pur di avere un nome esotico in squadra. Da un estremo all’altro insomma, con la giustificazione di prezzi assurdamente alti per rilevare il cartellino di giovani italiani promettenti.

La Juve ha da tempo percorso la strada dei giovani e l’anno scorso ha accelerato, gettando le basi anche per il futuro,  mettendo le mani su giocatori come Sensi, Mandragora e raggiungendo l’accordo con l’Atalanta per l’acquisizione del difensore Caldara, il quale vestirà il bianconero solo nel 2018.
Senza contare che la Juve ha poi esaltato i giocatori della Primavera e alcuni di questi, dopo la risalita dalla B, sono stati i protagonisti di un immediata resurrezione. Di quella Juve c’erano i giovani Marchisio, Palladino, Criscito e Giovinco, poi l’ambizione e la fretta di tornare ai vertici, spazzarono via l’ipotesi di un progetto giovani. Ora, dopo gli ultimi anni di dominio, è tornata a farsi largo una certa lungimiranza e la mediazione tra la necessità del nome importante e il giovane italiano da crescere. Quello che più stupisce è la rapidità con la quale il Milan si è trovato a partire da squadra senza arte né parte, con un nuovo tecnico e una squadra che aveva giovani troppo acerbi, a ritrovarsi un gruppo forte con uno straordinario zoccolo duro di giovani  di grande talento.

L’anno scorso Mihajlovic ebbe l’intuizione e a forza di imporre Donnarumma, poi l’acquisto ad un peso considerato d’oro di Romagnoli, la permanenza di De Sciglio, la scommessa Calabria e l’improvvisa esplosione di Locatelli, trovato a sostituire il gravemente infortunato Montolivo e ad avere il centrocampo in mano. Ora il Milan intende proseguire su questa strada e, non a caso, si è fatto il nome di Orsolini, 19enne attaccante dell’Ascoli, affiancato anche all’Atalanta. Giocatore che attrae perché ora che qualcuno è emerso, credere in un italiano è più facile anche per una grande. Come se si fosse aperto un varco. Una convinzione che è stata fatta propria anche dalla nuova proprietà dell’Inter, la quale ha dato mandato ai dirigenti di assestare colpi a suon di milioni, pur di italianizzare l’Inter. Detto, fatto perché Ausilio ha praticamente chiuso per il centrocampista dell’Atalanta Gagliardini, poi a giugno si cercherà di prendere Criscito, Darmian, Bernadeschi e Verratti.

Il principio è quello della qualità ma la caratteristica del passaporto è quella di essere italiano. Oggi chi si può fregare le mani per questa improvvisa e, per una volta, felice direzione è Giampiero Ventura, il quale da Ct della Nazionale avrà molte più opzioni in ogni reparto.
Resta da capire se e quanto durerà perché i prezzi per avere gli italiani sono eccessivi e beneficiano solo di una tendenza che non andrà avanti a lungo se per acquisire Romagnoli si devono sborsare 25 milioni, Caldara 15 milloni e Gagliardini 25.
Italiano è bello, ma presto dovrà esserci un mercato meno folle per acquisirli, altrimenti torneremo a perderci talenti come in questi ultimi anni e ci si chiederà ingenuamente come mai le squadre italiane sono tornate a comprare giocatori stranieri.

 

(Credits: La Presse)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla scorsa stagione è opinionista per Mediaset, con particolare riferimento al canale Premium sport. Collabora con la medesima funzione anche con le emittenti televisive Telelombardia, Antenna 3 e Top Calcio 24. De Carlo è anche conduttore di show televisivi presso tv private come Canale Italia, Odeon TV e Tele Milano, con cui collabora dal 2008. Proprio su Tele Milano (canale 12 dig. terrestre in Lombardia) va in onda il suo programma dedicato al cinema: I Cinematti, che ha anche una versione radiofonica su Radio Milan Inter presso la quale va in onda il programma quotidiano: "Quella sporca ultima rete". Lapo De Carlo è anche consulente come esperto di comunicazione e public speaking presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano dove tiene laboratori inerenti alla materia. Da qui la sua collaborazione con aziende per aggiornamenti professionali legati a questa materia. Dal 1991, in parallelo alla carriera radiofonica, presenta numerosi eventi. Qui il suo sito che si occupa di comunicazione www.lapodecarlo.it

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