L’errore del Milan

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Può darsi che il Milan alla ripresa del Campionato, affronti il derby con l’Inter e lo vinca, resuscitando da due sconfitte consecutive e i cattivi pensieri. Può essere che Montella così guadagni tempo prezioso e tranquillità per lavorare con più serenità.

Resta il fatto che c’è un errore di fondo e di sostanza nel Milan e nel suo sviluppo iniziale, in una stagione che al momento registra tre sconfitte in sole sette partite in serie A.
Questa estate Fassone e Mirabelli hanno dato vita ad una campagna acquisti clamorosa, senza precedenti per investimenti e numero di giocatori acquistati. Sono arrivati complimentoni e osanna ad un Milan stellare, persino da scudetto in prima superficiale analisi.

Il grande entusiasmo del pubblico rossonero, la soluzione del problema con Raiola e Donnarumma, l’arrivo sorprendente di Bonucci e le amichevoli in cui il Milan rimediava solo belle figure, fino all’esordio in Europa League, mantenendo le attese.
Nel frattempo la dimensione del Milan veniva collocata ad un più accettabile obbiettivo del terzo, quarto posto ma la squadra restava ben oltre la linea di galleggiamento.
Il primo schiaffo da parte della Lazio è stato sonoro ma ha portato le conseguenze che si sarebbero dovute prevedere: reazione sorpresa, di calma apparente prima e decisione radicale poi. Il cambio di modulo, la difesa a tre, passando dunque dal 4-3-3 al 3-5-2 per permettere a Bonucci di trovarsi più a suo agio e non avere più un solo attaccante di riferimento. Alla prima partita sbagliata Cutrone ha perso il posto da titolare e si è fatta largo la coppia titolare Kalinic con Andre Silva. Non si tratta tanto di queste decisioni ma di una titubanza che ha dato la sensazione di una crepa più grande di quanto si pensasse, specie per quel nervosismo di Bonucci a fine partita, manifestato contro Immobile.

Gli spettri sono però andati via in fretta grazie ad una vittoria roboante in Austria (1-5) e due successi consecutivi in casa con Udinese e Spal. Tutto risolto? Macchè. È arrivato il pomeriggio funesto di Genova dove la Doria ha dominato per 90 minuti contro un Milan del tutto distante dalla partita. Fassone si è presentato davanti ai microfoni con l’aria risentita, del tutto inedita nel registro comunicativo del dirigente e con un’evidente disappunto verso l’operato di Montella. La gara interna col Rijeka vinta per 3-2 invece di fugare dubbi ne ha alimentati altri, nonostante l’esito felice del match, vinto con un colpo di coda confezionato da Borini e Cutrone, dopo la rimonta dei croati.

La partita con la Roma ha mostrato il Milan più convincente della stagione, sconfitto in casa nonostante l’ottima priva per 70 minuti. Ora la pausa in cui Montella ritroverà molti giocatori solo mercoledì e giovedì prossimo gli permetterà però di rilanciare due giocatori come Suso e Bonaventura, preziosi la scorsa stagione e sottotraccia in quella attuale.
Il derby per molti potrebbe essere un crocevia determinante per Montella ma il punto è proprio questo. Se una società del tutto nuova si insedia e investe, avrebbe avuto senso farlo prendendo meno giocatori e più campioni. Spendere 220 milioni per un gruppo di talenti (perché gli acquisti sono tutti buoni) che devono però ancora sbocciare in un contesto fatto di pressioni per arrivare almeno al quarto posto, senza avere un collettivo già rodato, con il giocatore più rappresentativo già messo in discussione, il dirigente di riferimento (Fassone) che parla di fatturato più alto e dunque di squadra che non può perdere con chi ce l’ha più basso, senza contare che Montella è ora perennemente sotto esame. Tutto questo non è utile perché il Milan sembra essere stato progettato per correre in discesa, amministrare il piano e non accettare le salite. Se il Milan vincerà il derby o lo pareggerà in rimonta come la scorsa stagione, il Milan cadrà nello stesso tranello di questo inizio stagione. Crederà che i problemi siano terminati e qualcuno cederà alle lusinghe. Se dovesse perderà invece è addirittura possibile il cambio di Montella. Una scelta che come accaduto anche all’Inter nel recente passato, porta miglioramenti solo temporanei. La squadra è ottima ma in questo momento non c’è un vero leader per reparto, mancano sicurezze e per creare un progetto, come sempre non basta un anno, nonostante i soldi.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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