Luciano a San Siro

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Inutile girarci intorno, Luciano Spalletti agli interisti non convince del tutto. Qualcuno si sta abituando all’idea, altri nicchiano e il resto degli interisti attende di conoscerlo meglio. L’arrivo di Antonio Conte o Diego Pablo Simeone avrebbe suscitato un entusiasmo maggiore per lo status di comandanti in capo, capaci di accentrare su di se i problemi trasformandoli in soluzioni.

Spalletti invece lascia molti tifosi e persino alcuni addetti ai lavori, con delle perplessità sulle sue caratteristiche extracampo. Il riferimento è al carattere di un uomo dalla personalità robusta ma apparentemente ambigua, dal linguaggio opaco e un tono professorale mantenuto verso ogni genere di domanda.
Le sue conferenze stampa fiume, dense di puntualizzazioni verso i colleghi della stampa romana, lo stile a tratti prevaricatorio, lo sguardo ammonitore e persino il sopracciglio intimidatorio lo hanno reso un comunicatore dai troppi strati. Ai tifosi nerazzurri però deve interessare che il tecnico sia preparato e, a prescindere dal carattere, non sia l’ennesima vittima dei meccanismi di una Milano che si beve ogni allenatore da troppi anni.

I fatti dicono che Spalletti non ha sbagliato una sola stagione. Paradosso di un uomo che in Italia non ha ancora vinto niente di importante ma che ha portato punti, piazzamenti, unitamente a Coppe Italia e Supercoppe.
In Russia ha trovato una dimensione di prestigio portando lo Zenit a conquistare due volte il titolo, oltre alla coppa nazionale ma sembra che questo non sia sufficiente a scrostare le titubanze verso di lui.

Milano, molto più di altre città, da grande peso al valore del personaggio da un punto di vista mediatico. Se funziona da quella angolazione, più facilmente si materializzano i risultati e l’appeal col pubblico.
Se sei lieve, discreto e prudente come Pioli e Ranieri ottieni il consenso iniziale e vieni divorato in un amen alle prime difficoltà, liquidato come un mediocre. Se sei imbronciato, prognato e polemico  come Benitez, Gasperini e Mazzarri duri poco o vieni impallinato ad ogni esclamazione, rispedito al mittente con la patente di inadeguato.

Se sei troppo piacione come Stramaccioni o Leonardo ti trattano come un allenatore per caso, se hai un italiano simile all’esperanto come De Boer ti ridono in faccia e sei sicuro di te, come Mancini ( e Spalletti) è pronta in forno l’accusa di sopravalutazione e fallimento. Non si salva nessuno e Mourinho se ne è andato via prima di un terzo anno in cui lo avrebbero certamente screditato in qualche modo.
Fare il tecnico dell’Inter ha molto a che vedere con la capacità di essere comunicativo ma non di piacere per forza. A Spalletti non si chiede di essere simpatico ma nemmeno di affrontare in duello una stampa che a Milano è persino meno disponibile di quanto non lo sia a Roma. Le sue capacità di gestione dello spogliatoio, ad eccezione della modalità con cui ha trattato Totti, sono esemplari, la sua forte personalità è un valore aggiunto e la capacità di resistere alle pressioni altrettanto confortante.

L’Inter questa stagione deve arrivare almeno quarta e non sarà un impresa facile, nemmeno per lui.

(Credits: La Presse)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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