Roma, arriva Spalletti

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Roma, arriva Spalletti

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Rudi se n’è andato e non torna più. Forse. Perché pure Luciano doveva andare e non tornare, oggi a San Pietroburgo, domani a Londra , dopodomani forse a Parigi, ma sicuramente non a Roma, cacciato nell’ignominia in una notte di fine agosto, licenziato da una doppietta di Diego (il brasiliano, non l’argentino!). Ma 6 anni e mezzo e 6 allenatori dopo, l’Hotel de Trigorie dà un altro scossone alla porta girevole e nel frullo esce fuori Spalletti. Cosa cambia e cosa ne sarà.

DOVE ERANO RIMASTI – La delusione dello scudetto perso all’ultima giornata nel 2008 non s’è risanata mai nella prima avventura di Spalletti. Che aveva anche restituito un tenore internazionale alla Roma, ma non bisogna dimenticare che anche il suo regno cominciò a scricchiolare proprio dopo un 7-1 di Champions, nel 2007 con il Manchester United. Però è un’altra Roma, altri giocatori, altra società. Bisogna però altrettanto tenere presente che la sua assunzione è arrivata con un mese di ritardo non tanto perché la Roma credesse ancora in Garcia, ma quanto perché non credesse del tutto ancora in Spalletti come scelta anche per il prossimo campionato: il contratto infatti è talmente oneroso da – salvo catastrofi – incatenare già la Roma al tecnico anche per la prossima stagione. Cosa di cui la società non era – e tuttora non è – totalmente convinta. E infatti Spalletti non era la prima scelta, e il legame è di un anno e mezzo, seppur a 3 milioni di € a stagione. Ma ciò vuol dire che i prossimi 4 mesi sono già fondamentali per la prossima stagione.

COME GIOCHERANNO – Era il 4-2-3-1 il credo di Spalletti. Unici superstiti Totti, De Rossi e Lobont (!). Ma De Rossi non ha più la gamba per reggere la mediana da solo accanto a un Pizarro. E un Pizarro non c’è – Pjanic il vero playmaker, ma chissà che Spalletti non scelga piuttosto di avanzarlo da trequartista. Però mancano soprattutto le splendide anomalie tattiche di Mancini e Vucinic, e ancora di più l’unicità di un falso nueve di quel Totti. Forse 4-3-1-2, forse l’albero di Natale con 4-3-2-1 ma ben altra disciplina tattica dalle mezzali. Sicuramente nono ha senso che la Roma faccia firmare Debuchy, El Shaarawy o Perotti prima di aver ascoltato la valutazione delle esigenze di rosa di Spalletti.

CHIUDI LA PORTA QUANDO ESCI – Dimentichiamo nessuno? Beh Garcia merita qualche parola prima di diventare archivio. L’esonero se l’è chiamato da un anno, ripetendo sempre gli stessi errori di gestione. Ciò non toglie che uno che ha fatto 2 anni e mezzo la cui valutazione generale è ottima non meritasse un congedo ben più onorevole. Le cose potevano finire d’estate, e con tanto affetto. Invece Garcia non per colpa sua è arrivato fino alla farsa degli ultimi due giorni d’allenamento stile supplente, con i giocatori che chiedevano le ultime notizie su Spalletti ai giornalisti! Il francese non poteva sottrarsi, ha un contratto ed è pagato. Però dei suoi errori sappiamo tutto. Ora è la società che deve imparare dai propri.

CORSI E RICORSI – Vedremo se Spalletti farà in tempo a sedersi in panchina questa domenica contro il Verona. Sennò inizierà dove ha finito: Roma-Juventus la sua ultima partita, Juventus-Roma il 24 gennaio. Nessuno gli chiederà la vittoria, ma la prestazione darà la misura della sua capacità di incidere subito nell’animo dello spogliatoio. Nel frattempo l’1 della Roma all’Olimpico contro l’Hellas ultimo è a 1.35. Reazione sicura insomma. E a proposito: fino all’altro ieri con Snai era possibile scommettere a 1.70 sull’esonero di Garcia. Noi vi dicemmo: “la quota di Mihajlovic è più bassa, ma è Garcia a tremare di più”. Perché tutte le strade portano a Roma.

(e peraltro la vittoria scudetto della Roma nelle quote è già passata da 33.00 a 25.00…)

(Credits: La Presse)

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