Spalletti, Capello: Juve-Inter non finisce mai

Spalletti, Capello: Juve-Inter non finisce mai

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C’era grande curiosità nel vedere la conferenza stampa di Luciano Spalletti come nuovo tecnico dell’Inter, un interesse per l’impostazione del discorso, la durata, le parole tra le righe, i messaggi che avrebbe certamente mandato e la speranza di un amo per il calciomercato.
Nessuno è rimasto deluso perché i tifosi dell’Inter hanno trovato un tecnico dal piglio autorevole, disponibile a parlare di cultura e identità nerazzurre, con affermazioni poco frequentate dalla società in questi ultimi anni, ha risposto su Perisic e il suo eventuale addio rimarcando che al centro del progetto, ora più che mai, esiste il valore di un collettivo, non la dipendenza dalla forza di un giocatore, ha parlato a lungo (un’ora e mezza) e, a domanda precisa sul gap con la Juventus, ha risposto: “Bisognerà rispettarli, loro sono spesso bersaglio di cattiverie gratuite perché sono una società forte. Io faccio i complimenti ad Allegri per quello che ha portato a casa.”
Un rispetto e persino una mano tesa ad una società che, negli ultimi anni, ha indugiato troppo nell’accentuare la rivalità con l’Inter, colpendola con punzecchiature e frasi provocatorie. L’Inter, nei suoi vorticosi cambi societari non ha trovato il modo di ideare una replica che tutelasse la dignità della società ma ora sembra esserci la volontà di cambiare atteggiamento. La Juve ha fatto capire che per vincere ha bisogno di crearsi dei nemici, circondarsi di un ostilità che da una parte la mostri indispettita per le esultanze verso gli eventuali insuccessi e dall’altra carichi la squadra, stimolata molto più delle altre rivali, da quel clima gonfiato ad arte che ne esalti le doti gladiatorie.
Mourinho aveva ideato questa strategia dirottandola più su di se che sull’Inter, mentre oggi la convinzione che tutti siano avvelenati con la Juve perché vince sempre è una mezza bugia (o mezza verità).
L’invidia è una componente umana ma in questo caso se Marotta a marzo parla di Inter che ha la cultura degli alibi, John Elkann si stupisce che l’Inter lamenti un arbitraggio ostile perché dovrebbe essere abituata a perdere, Buffon si esibisce in un intervista in cui dice disinvoltamente che chi si lamenta, facendo riferimento all’Inter, non merita rispetto, bissando l’uscita spericolata con un’altra dichiarazione in cui si eleva da chi esulta per le sconfitte della Juve, perché lui non è così, salvo poi ricordargli una sua immagine di qualche anno fa in cui solleva uno striscione che rievoca il 5 maggio e la frase “godo ancora”.
E ancora, sempre in riferimento a quella data, la Juventus ha fatto un tweet in cui augurava un buon 5 maggio, una provocazione a cui l’Inter ha deciso per la prima volta di non sottrarsi aspettando la finale persa dai bianconeri, salutata con i complimenti al Real Madrid.
In tutto questo il gruppo Suning ha scelto di prendere Capello come nuovo tecnico dello Jangsu. Tutto bene fino a quando in sede di presentazione, il tecnico non ha deciso di dire che i suoi scudetti revocati li ha vinti sul campo. Il gruppo Suning forse sa poco o niente di quella vicenda, al punto che nessuno ha mosso un sopracciglio.
La rivalità tra Juve e Inter è sempre esistita, ognuno col suo stile anche se dovrebbero essere eventualmente più i tifosi, invece dei privilegiati protagonisti, a rinfocolarla.
Senza le provocazioni non ci sarebbe tanta acredine tra le due tifoserie ma è una questione di marketing e utilità nell’avere un nemico sempre pronto all’uso.

 

(Credits: La Presse)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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