Un ringhio nel buio

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Un ringhio nel buio

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Il Milan si è cacciato in un guaio, non sappiamo quanto grande, probabilmente rimediabile nel tempo.
Tralasciando il format societario, le spese impressionanti di questa estate, il vento che soffiava impetuosamente a favore del rinnovamento, la stampa che spingeva (anche subdolamente) verso acquisti acclamati, le presentazioni su Facebook salutate come moderne, il petto gonfio dei tifosi, accorsi in massa ad abbonarsi e a vedere il nuovo Milan così promettente, la fiducia straordinaria verso le prime uscite e le accuse di rosicamento verso chi dubitava del progetto. Mettendo da parte dunque il pregresso della straordinaria macchina dell’entusiasmo, la quale ha permesso una moltiplicazione di errori strategici, indubbiamente si dovrà parlare anche delle colpe societarie e del futuro che attende il Milan.
Ora è invece interessante verificare come Gattuso, subentrato a Montella, può riuscire a ridare al Milan consapevolezza, risultati e conferme. Da qualche giorno non si parla d’altro che del gol di Brignoli, della beffa atroce, gli sfottò dei tifosi e l’amarezza di un nuovo tecnico catapultato in una realtà che lo ha messo in un gradino ancora più basso. Normalmente quando si cambia tecnico si cerca di sfruttare prima l’entusiasmo e in seguito l’applicazione delle nuove idee. Il Milan invece ha perso anche questa opzione e deve confidare nel diverso approccio al lavoro e alla tattica di Gattuso. Allenamenti più duri dunque, in una stagione iniziata troppo presto, che ha registrato già un insolito cambio di preparatore e che ora ritrova un’altra sollecitazione fisica nella speranza di ridare smalto ad una squadra apparsa troppo spenta.
Innamorato della società che lo ha consacrato e reso grande come giocatore, il tecnico calabrese sta cercando di dare un impulso da dalla panchina, persino nel modo in cui partecipa alle gare e tenta di dirigerle da bordo campo, elemento di forte discontinuità rispetto alla compassatezza di Montella. Sul modulo e la valorizzazione della rosa ci sarà tempo di capire se le sue idee risulteranno efficaci.

I rossoneri a dicembre dopo la gara di Europa League con lo Rjieka, avranno il Bologna in casa, gli ottavi col Verona in una doppia sfida in quattro giorni (mercoledì 13 e domenica 17 dicembre), sabato 23 l’Atalanta a San Siro e chiusura dell’anno il 30 con la Fiorentina al Franchi.
Il Milan oggi sta facendo errori precedentemente commessi dall’Inter fino allo scorso anno e dalla Juve nel difficile periodo di transizione post calciopoli.
Si è scelto di dare un compito immane ad un giovane tecnico, portatore sano di un’identità rossonera che da sola non può bastare. La cultura del lavoro, dei piccoli passi è una modalità esposta in migliaia di intendimenti pubblici. A domanda del giornalista il neo tecnico di turno non può che rispondere di dover procedere con la forza del lavoro quotidiano. In realtà risollevare il Milan verso un obbiettivo concreto come la qualificazione in Europa League, la conquista di un Europa League o della Coppa Italia, è già uno sprone. Gattuso è un sanguigno, uno “vero” come si dice spesso ma per guidare una squadra composta da giocatori appena arrivati, si rischia di trasferire più la nevrosi del dover essere milanisti, invece della cultura.
Il Milan ha cambiato Montella ma, nonostante il forte convincimento di molti, non era lui che poteva portare il Milan dove si aspettava e nemmeno lui la causa. Si è cambiato per disperazione o frustrazione forse, come accaduto troppo spesso nella recente storia rossonera. Il dato dice che prima, con Leonardo e dopo Allegri, considerato da troppi un allenatore mediocre, sono arrivati tecnici con poca esperienza come Seedorf, Inzaghi, Brocchi anche se per poche partite. È stata affidata la macchina Milan anche a tecnici verso i quali non c’era sufficiente convinzione come Mihailovic e Montella e si è tornati a puntare sul giovane tecnico senza esperienza come Gattuso, perché senza alternative.
Ecco perché Ringhio dovrà compiere il doppio miracolo di riportare il Milan in quota e andare contro la logica delle scelte fatte in questi anni. Se riuscirà a riportare la squadra ad un livello alto sarà una piacevole smentita per i tifosi.

 

(Credits: Getty Images)

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Lapo De Carlo Giornalista, conduttore televisivo, radiofonico e direttore dell’emittente Radio Milan Inter è anche esperto di conduzione e comunicazione. Dalla... VAI ALLA PAGINA AUTORE

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