SERIE A E PREMIER, TITOLO IN BILICO: ECCO COSA PUÒ SUCCEDERE

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SERIE A E PREMIER, TITOLO IN BILICO: ECCO COSA PUÒ SUCCEDERE

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Capita raramente di assistere a finali in volata nei massimi campionati europei. Ancor più negli ultimi tempi, tenuto conto che la forza bruta di alcune squadre rispetto ad altre (il Bayern in Germania, il PSG in Francia o come lo è stata la Juventus, per 9 anni consecutivi vincitrice dello scudetto) impedisce spesso e volentieri alla competizione interna di prendere forma.

E se a tutto questo si aggiunge il ritorno sulla scena del Real Madrid, dominatore nella Liga come da tempo non se ne aveva più notizia, ecco che per la stagione 2021-22 restano a fare la parte del leone solo Premier League e Serie A. Dove domenica 22 maggio è la data prescelta per decidere il nome della squadra che scriverà il proprio nome sull’albo d’oro dei rispettivi tornei. Sfide incerte e quanto mai accattivanti, intrise di storia (il derby Milan e Inter da un lato, la sfida tra Manchester City e Liverpool dall’altro) e in grado di catalizzare l’attenzione dell’intero mondo del calcio internazionale, pronte a regalare una coda mozzafiato.

LIVERPOOL VIVO, MA SOLO IL CITY PUÒ PERDERE LA PREMIER

Il primo verdetto arriverà presumibilmente dalla Gran Bretagna, dove alle 17 di domenica prossima andrà in scena in contemporanea tutta l’ultima giornata di Premier. Come ci si arriverà, però, è presto per dirlo, perché domani sera a Southampthon il Liverpool disputerà la sua penultima gara stagionale, costretto a vincere per tenere quanto mai vive le speranze di rimonta al vertice. Ad oggi il City guida la classifica con 90 punti, 4 in più rispetto ai Reds, ma avendo disputato 37 delle 38 gare di campionato previste dal calendario.

Se i Saints dovessero fare l’impresa e battere l’undici di Klopp, allora domenica si scenderebbe in campo a giochi fatti: Manchester campione e Liverpool costretto alla resa anticipata. Un pari o una vittoria degli ospiti renderebbe tutto ancora possibile: un pari invero avrebbe comunque la forza di tenere aperta solo una misera finestrella, perché a quel punto servirebbe comunque un miracolo ai Reds per mettere il muso davanti ai rivali. Che dovrebbero perdere il loro incontro in programma domenica in casa contro l’Aston Villa, farsi raggiungere in vetta a quota 90 dallo stesso Liverpool (impegnato in casa contro il Wolverhampton) e soprattutto farsi superare nel computo della differenza reti generale, che oggi vede il City avanti con +72 (cioè 96 reti fatte e 24 subite) contro il +65 del Liverpool (89 gol fatti e 24 subiti).

In pratica la formazione di Klopp, in caso di arrivo a pari punti, dovrebbe fare in modo di vincere almeno con 4 reti di scarto e sperare che il City a sua volta perda con 4 reti di scarto, ipotesi oggettivamente che non sta in piedi. Per rimettere le mani sulla Premier, ai Reds resta solo una combinazione: fare 6 punti con Southampton e Wolverhampton e sperare in un passo falso (pari o sconfitta poco cambia) della compagine di Guardiola contro l’Aston Villa. Ma saranno tutte partite contro avversarie che non hanno nulla da chiedere al loro torneo. In pratica, senza un harakiri da parte del Manchester City, la pratica sembrerebbe già bella che conclusa.

MILAN A UN PASSO DAL SOGNO, L’INTER “TIFA” SASSUOLO

In Italia, se possibile, la questione è ancora più semplice: il Milan domenica alle 18 a Reggio Emilia, ospite del Sassuolo, partirà sapendo di avere ben due risultati su tre a disposizione, cioè una vittoria e un pari, per tagliare per primo lo striscione del traguardo. Stavolta è l’Inter che deve sperare in un mezzo miracolo, o se preferite in un harakiri a tinte rossonere: la formazione di Inzaghi è obbligata a battere la Sampdoria e sperare con il Sassuolo faccia loro un mega favore, infliggendo al Milan una sconfitta che manca dallo scorso 26 gennaio, quando l’undici di Pioli venne battuto al 96’ dallo Spezia a San Siro (da allora 15 gare consecutive senza ko, con 35 punti conquistati sui 45 disponibili). Insomma, dei 9 incroci di risultato possibili, addirittura 8 sorridono al Milan, che prima di scendere in campo al “Mapei Stadium” sa di avere l’88% di probabilità di festeggiare il 19esimo titolo nazionale.

Ma quel gol segnato da Gyasi a tempo abbondantemente scaduto, arrivato peraltro dopo quello non convalidato a Messias al 92’ (l’arbitro Serra non applicò la regola del vantaggio, di fatto vanificando la marcatura dell’esterno offensivo che avrebbe portato in dote una vittoria a quel punto quasi scontata), ha avuto il merito di tenere aperto il campionato sino all’ultima giornata. I numeri dicono non solo che il Milan è padrone del proprio destino, ma anche apparentemente in totale controllo delle operazioni: ha subito appena due reti nelle ultime 10 giornate, quelle dove Pioli ha schierato per forza di cose sempre e comunque la coppia di difensori composta da Kalulu e Tomori, e nelle ultime 5 giornate viaggia a una media di due gol segnati a partita, peraltro tutti su azione.

L’Inter ha vinto 7 delle ultime 8 gare disputate, ma l’unica che ha sbagliato è stata appunto il recupero contro il Bologna con il quale ha consegnato ai cugini la chance per tornare padroni del proprio destino. Dopotutto quella di Pioli è la squadra che più di tutte è stata in testa nel corso del torneo, avendo guardato le rivali dall’alto verso il basso per 22 giornate, di cui 9 in coabitazione con altre squadre e 13 in solitaria. Inzaghi, per provare a sparigliare le carte, ha detto che già una volta ha vinto un campionato partendo da -2 alla vigilia dell’ultima giornata (con la Lazio nel 1999-00, rimontando la Juventus, battuta a Perugia). Ma deve sperare in un’impresa del Sassuolo, o confidare nella pressione che potrebbe schiacciare la testa e le gambe dei rossoneri.

(Credits: Getty Images)

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