40 ANNI DI SPAGNA ’82: ITALIA-POLONIA 0-0.  IL DEBUTTO AL “BALAIDOS”: POCHE LUCI E TANTE OMBRE

40 ANNI DI SPAGNA ’82: ITALIA-POLONIA 0-0. IL DEBUTTO AL “BALAIDOS”: POCHE LUCI E TANTE OMBRE

40 ANNI DI SPAGNA ’82: ITALIA-POLONIA 0-0. IL DEBUTTO AL “BALAIDOS”: POCHE LUCI E TANTE OMBRE

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Storicamente la prima partita è quella più complicata di tutte. Perché si porta dietro una marea di attese e tensioni, figlie di una marcia d’avvicinamento che a un certo punto pare non finire mai, e col rischio di vedere subito vanificato tutto il lavoro certosino svolto nel biennio precedente. In un mondiale poi la pressione è (se possibile) doppia: per chi ci arriva sull’onda emotiva di una crisi di nervi, figlia in modo particolare di critiche piovute un po’ da ogni angolo del globo terrestre, forse il vero problema è riuscire a sfangarla senza far danni.

Ciò che in fondo Bearzot chiede ai suoi ragazzi il 14 giugno 1982 al “Balaidos” di Vigo, lo stadio nel quale la nazionale Azzurra fa il suo debutto nella rassegna contro quella Polonia che evoca ricordi assai nefasti: 8 anni prima, in Germania Ovest, furono proprio i polacchi a estromettere l’Italia dalla competizione, con un 2-1 che di fatto mise fine all’avventura di Ferruccio Valcareggi nel ruolo di commissario tecnico, con Fulvio Bernardini e un giovane Enzo Bearzot pronti a prenderne il timone.

E di quella squadra faceva parte l’attaccante Grzegorz Lato, attaccante di lungo corso, ideale trade union di un nuovo ciclo del calcio polacco nel quale spiccava Zibi Boniek, prossimo a trasferirsi in Italia alla Juventus. Un avvio tutt’altro che soft, carico di attese e di polemiche, come d’abitudine di quel tempo.

 

BUON PRIMO TEMPO, POI IL CALO E LA TRAVERSA DI TARDELLI

Perché la marcia d’avvicinamento al debutto mondiale non fu per nulla semplice. E Bearzot, incurante delle critiche, decise una volta di più di fare di testa sua, mandando in campo la squadra che aveva in testa da chissà quanto tempo. La sorpresa più rilevante rispondeva al nome di Paolo Rossi, rientrato appena un paio di mesi prima da due anni di squalifica per una vicenda di calcio scommesse nel quale si ritrovò suo malgrado coinvolto pur senza aver fatto nulla.

L’impiego di Rossi prima punta scatenò più di una reazione sdegnata in patria, anche se nel primo tempo l’occasione più nitida capitò sulla testa del numero 20, che mandò la sfera appena a lato a portiere battuto. Nella prima frazione l’Italia seppe farsi apprezzare almeno per la volontà di provare a fare gioco, pur senza creare troppi grattacapi alla retroguardia polacca: un tiro di Graziani respinto d’istinto da Mlynarczyk e il colpo di testa già citato di Rossi furono le uniche due opportunità costruite in corso d’opera, con Boniek che a sua volta tentò la fortuna dal limite con una botta sfilata di poco a lato.

Nella ripresa la prova dell’Italia fu decisamente assai peggiore: idee confuse, ritmo compassato, soluzioni spesso fuori misura e poca continuità di manovra fecero si che col passare dei minuti dagli spalti cominciarono ad arrivare i primi fischi.

Zoff rimase inoperoso, poi a una manciata di minuti dal termine Collovati di testa fece gridare al gol, trovando Lato pronto a respingere la sfera quasi sulla linea. E nel proseguo dell’azione la palla finì dalle parti di Tardelli, che dopo un rapido stop di petto calciò al volo di sinistro, scuotendo la traversa. Niente da fare: le intenzioni restano tali, al triplice fischio lo 0-0 non sembra accontentare nessuno. Di sicuro, non il pubblico italiano.

 

LA FATICA DI ROSSI, UN GIOCATORE TUTTO DA RITROVARE

Bellissimo primo tempo, squallida ripresa.

Le parole di Nando Martellini, posato giornalista Rai e voce narrante di quegli anni azzurri, sono taglienti come lame. La prima dell’Italia al mundial di Spagna non fu da buttare, ma di sicuro la prova offerta nei secondi 45’ destò più di una preoccupazione. E poi Rossi, tolta l’incornata fuori di un niente, risultò impalpabile per il resto della partita: era almeno 4-5 chili sottopeso, faceva fatica a tenere il ritmo e nonostante ciò rimase in campo fino al 90’, poiché Bearzot “dimenticò” di fare i cambi e chiuse col medesimo undici di partenza. A Vigo la sensazione fu quella di un pari senza gloria, quasi una sorta di risultato dovuto per una nazionale che avrebbe dovuto offrire ben altro calcio.

Siamo andati bene nella prima parte di gara, tenendo il pallino del gioco e facendo vedere buone cose. Nella ripresa la stanchezza ci ha presentato il conto, ma siamo stati pure sfortunati con quella traversa colpita da Tardelli

commentò il “Vecio” ai microfoni di Gianfranco De Laurentiis. Non era ancora l’Italia che aveva in testa, ma cominciava a somigliarle almeno nell’atteggiamento. Un’Italia che schierava Zoff in porta, Gentile e Cabrini terzini, Collovati stopper e Scirea libero, Marini mediano con Tardelli interno, Antognoni regista, Conti sulla corsia laterale e davanti la coppia formata da Rossi e Graziani.

Questo pareggio ci conforta, l’Italia quando arrivano le partite che contano c’è sempre

è il commento di Ciccio a fine partita. Non sapeva ancora che tre settimane dopo a Barcellona quello stesso avversario se lo sarebbe ritrovato contro in semifinale. E Rossi, dopo quel tiro sbagliato di testa, avrebbe fatto centro due volte. Uno, guarda un po’, proprio di testa. Bearzot in cuor suo già lo sapeva.

 

(Credits: Getty Images)

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