Chelsea's Micky Droy leads out the team. (Photo by Hugh Hastings/Chelsea FC/Press Association Image) (Photo by Hugh Hastings/Chelsea FC via Getty Images)
1999: Chelsea 2 – Kanu 3
Nwankwo Kanu è arrivato all’Arsenal nel febbraio 1999 dall’Inter. Il suo esordio non è stato dei migliori: in una partita di FA Cup contro lo Sheffield United ha commesso una gaffe piuttosto nota. Il pallone era stato messo fuori per permettere l’ingresso del massaggiatore dello Sheffield United, ma Kanu, non conoscendo la consuetudine di restituire la palla agli avversari, l’ha giocata verso l’area di rigore, e Overmars ha segnato. Dopo varie discussioni la partita è stata rigiocata e Kanu è stato rapidamente perdonato, diventando presto uno specialista dei gol dalla panchina.
Il suo momento clou con la maglia dell’Arsenal è arrivato la stagione successiva, nella trasferta contro il Chelsea. Come sempre è stato un derby combattuto, forse con meno qualità del solito a causa delle assenze per infortunio dei due giocatori più creativi: Zola per il Chelsea e Bergkamp per l’Arsenal. Il primo tempo è stato una battaglia su un campo bagnato dalla pioggia, con più falli che conclusioni. Il Chelsea è passato in vantaggio poco prima dell’intervallo con un colpo di testa di Tore Andre Flo, poi ha raddoppiato sei minuti dopo la ripresa con un gol quasi identico, questa volta firmato da Dan Petrescu. La partita sembrava finita, ma Kanu — titolare in assenza di Bergkamp — non era d’accordo.
Al 75° ha deviato in porta un tiro di Marc Overmars, e pochi minuti dopo la stessa combinazione ha portato al pareggio: traversone di Overmars e gol di Kanu. A quel punto un terzo gol dell’Arsenal sembrava inevitabile, perché mentalmente il Chelsea era crollato. Il terzo gol di Kanu è stato spettacolare, anche grazie — involontariamente — al portiere del Chelsea, Ed de Goey. Kanu era vicino alla linea laterale quando il portiere è uscito dalla porta per tentare un intervento disperato. Anche dopo quella scelta avventata, non sembrava ci fosse particolare pericolo: il nigeriano era quasi sulla linea di fondo. Eppure è riuscito a segnare da un angolo impossibile, completando la rimonta e la tripletta praticamente con un solo tiro.
Il telecronista di Sky, Martin Tyler, aveva già pronta la battuta: “Da non credere… Kanu believe it?”.
Thierry Henry era in panchina quel giorno a Stamford Bridge, ma durante quella stagione sarebbe diventato titolare fisso accanto a Bergkamp, relegando Kanu nuovamente al ruolo di “supersub”. È rimasto all’Arsenal fino al 2004, collezionando 197 presenze e 44 gol prima del trasferimento al West Bromwich Albion, e tuttora è uno dei giocatori più popolari della storia dei Gunners.
Played for Both – Alan Hudson, The Maverick
Gli anni ’70 non sono stati un grande periodo per il calcio inglese: la maggior parte delle squadre adottava uno stile molto difensivo e poco spettacolare. La nazionale ne ha risentito, mancando la qualificazione ai Mondiali del 1974 e del 1978. In quel contesto, le poche stelle risaltavano ancora di più, e una di queste era Alan Hudson.
Nato vicino a Stamford Bridge, ha debuttato nel Chelsea nel 1969, quando tre titolari furono squalificati dopo essere stati trovati dall’allenatore in un locale invece che al campo d’allenamento. Hudson è diventato quasi subito il playmaker della squadra e, nonostante la giovane età, ha mantenuto il posto da titolare. Alcuni giornalisti lo definivano “l’inglese brasiliano”, capace di portare palla per grandi distanze prima del passaggio decisivo.
Nel 1974 ha lasciato il Chelsea per lo Stoke City dopo uno scontro con Dave Sexton, ma in quel periodo la società aveva un disperato bisogno di soldi: la nuova maxi-tribuna — ancora oggi quella da cui escono i giocatori — aveva quasi portato il club alla bancarotta. Hudson divenne così la cessione più costosa della storia del Chelsea, per 240.000 sterline.
A Stoke si trovò benissimo: l’allenatore gli dava carta bianca dentro e fuori dal campo. Nel 1975 lo Stoke sfiorò il titolo, chiudendo quattro punti dietro il Derby County. Il suo impatto fu tale che divenne una piccola celebrità locale, aprendo perfino un proprio locale chiamato… “Hudsons”. Ma la maledizione degli stadi lo seguì: nel 1976 un forte temporale danneggiò gravemente il Victoria Ground, costringendo la società a vendere diversi giocatori per pagare i lavori. Tra questi anche Hudson, che tornò a Londra per giocare nell’Arsenal.
Aveva solo 25 anni, e i tifosi speravano in una grande coppia di centrocampo con Liam Brady, ma le cose non sono andate così: non si è mai integrato con i compagni né con l’allenatore. Fu rimandato a casa durante la tournée estiva del 1977 e, dopo meno di 50 partite, partì per gli Stati Uniti.
La sua carriera internazionale non fu più lineare: rifiutò una convocazione dell’Inghilterra U23 e ricevette una squalifica federale; una volta reintegrato giocò solo due volte, prima di litigare anche con Don Revie. Probabilmente, nel complesso, ha avuto più litigi con gli allenatori che gol segnati (39). Eppure, chi l’ha visto giocare sa quanto talento avesse: peccato non sia riuscito a sfruttarlo fino in fondo.
Unsung Hero – Steve Clarke, il Mister che andrà ai Mondiali
Da buon inglese, mi ha fatto piacere vedere la qualificazione dei nostri vicini scozzesi ai Mondiali. Ora arriveranno le certezze dell’estate: un tifoso scozzese con una birra in mano che alza il kilt in diretta TV quando viene intervistato da una ragazza americana… e, sul campo, probabilmente una sconfitta imbarazzante, magari contro Capo Verde o Curaçao. È già successo: Costa Rica nel 1990, Perù nel 1978. Ma state sicuri: festeggeranno alla grande la nostra eliminazione quando arriverà. La ruota gira.
L’allenatore della Scozia è Steve Clarke, autore di un ottimo lavoro dal 2019. Ha giocato per molti anni nel Chelsea: un giocatore poco appariscente ma fondamentale, vista la longevità della sua carriera a Stamford Bridge. Arrivato nel 1987 dallo St Mirren come terzino destro, inizialmente era un difensore completo, capace anche di spingere, poi divenuto più difensivo e noto per la sua intelligenza tattica. Verso fine carriera è stato impiegato anche come centrale. Nel 1997 ha fatto parte della squadra che ha vinto la FA Cup, interrompendo 26 anni senza trofei. La sua ultima partita — la numero 421 — fu la finale di Coppa delle Coppe nel 1998, vinta 1–0 contro lo Stoccarda.
Giocatore di basso profilo ma molto stimato dai compagni, Clarke era amatissimo nello spogliatoio. Vedremo come andrà la sua Scozia quest’estate: dopo il lavoro svolto, merita un grande Mondiale.
Passando alla partita
Chelsea-Arsenal, Stamford Bridge, 30 novembre 17:30
Questo è un derby molto sentito, e l’Arsenal cercherà la seconda vittoria consecutiva dopo il netto successo nel North London Derby della scorsa domenica, dove non ha praticamente sofferto. La sconfitta del Manchester City contro il Newcastle ha lasciato il Chelsea al secondo posto in classifica, sei punti dietro l’Arsenal, dopo la vittoria nell’anticipo del sabato pomeriggio a Burnley.
Il commento più frequente tra i tifosi del Chelsea sui social è: “Come possiamo essere secondi giocando così male?”. Ma lo stile conta poco: l’importante è avere punti, e le tre vittorie consecutive hanno portato la squadra di Maresca in questa posizione, nonostante sia molto giovane e senza il suo talismano. Cole Palmer resta indisponibile: era pronto al rientro, ma ha dovuto fermarsi dopo aver rotto un dito del piede scivolando contro una porta di casa. Mi è tornato in mente l’infortunio dell’ex portiere del Chelsea, Dave Beasant, che si fece male quando una bottiglia di salsa per insalata gli cadde sul piede rompendo un tendine dell’alluce!
L’Arsenal potrebbe avere due rientri domenica: ci sono possibilità che sia Gyökeres sia Havertz vengano convocati. Con tre partite di Premier nell’arco di sette giorni, sarebbe una splendida notizia per Arteta. La squadra ha ottimi numeri a Stamford Bridge: imbattuta negli ultimi sei incontri in trasferta, e certamente sarà un test vero per i giocatori di Maresca.
Entrambe le formazioni arrivano da risultati eccellenti in Champions League contro Barcellona e Bayern. L’Arsenal è primo anche lì, mentre il Chelsea ha raggiunto i quarti. Probabilmente in questo momento i Gunners hanno qualcosa in più, soprattutto con qualche rientro offensivo, ma i giovani del Chelsea non temono nessuno: sarà una partita da vedere e godersi.
