Gary Bailey and Gordon McQueen of Manchester United

21 May 1983: Gordon McQueen and Gary Bailey of Manchester United celebrate after the FA Cup final replay against Brighton and Hove Albion at Wembley Stadium in London. Manchester United won the match 4-0. Mandatory Credit: David Cannon/Allsport

1983: Scarpe bianche, un elicottero e un gol mangiato

Queste due squadre si sono contese la finale della FA Cup del 1983. Era la prima volta che il Brighton arrivava fino in fondo, mentre i tifosi del Manchester United erano ormai abituati agli hamburger di Wembley: solo pochi mesi prima avevano perso contro il Liverpool nella finale della Coppa di Lega.

Prima della partita, tutta l’attenzione era rivolta al Brighton, principalmente per via del suo allenatore, Jimmy Melia. Sembrava un po’ un insegnante: 45 anni, quasi calvo. Ma bastava poco per capire che non era affatto così. Usciva con una modella, Val Lloyd, molto più giovane di lui, e portava delle scarpe bianche – non sportive, ma di pelle – perfette per una discoteca di Brighton. I giornali le avevano soprannominate “Jimmy’s disco shoes”.

Il giorno della partita anche il Manchester United dovette accontentarsi del secondo posto in quanto a spettacolarità: il Brighton, infatti, arrivò a Wembley in elicottero, un’ottima trovata pubblicitaria per lo sponsor, la compagnia aerea British Caledonian.

La partita terminò 2-2, ma il momento clou arrivò all’ultimo minuto dei tempi supplementari: Gordon Smith, del Brighton, si trovò solo davanti al portiere, e il radiocronista Peter Jones pronunciò la celebre gufata: “And Smith must score!” (“E Smith deve segnare!”). Ma non lo fece. Il portiere Gary Bailey parò, e quello divenne il gol mangiato più famoso della storia di Wembley.

Se cercate l’azione su YouTube, vedrete che non fu nemmeno un errore clamoroso, ma la storia non è stata clemente con Gordon Smith, che peraltro aveva segnato il gol del vantaggio.

Nel replay, giocato il giovedì successivo, non ci fu storia: il capitano del Brighton Steve Foster, squalificato nella prima partita, tornò in campo, ma il suo rientro non servì a cambiare le sorti dell’incontro. Il Manchester United vinse 4-0.

Fu una fine amara di stagione per il Brighton, che venne anche retrocesso. Qualche anno fa Jimmy Melia fu invitato all’inaugurazione del nuovo stadio del Brighton, ma a una condizione: doveva portare con sé le scarpe bianche. Almeno non gli chiesero di arrivare in elicottero.

Andy Ritchie – uno dei pochi “Played for Both”

Andy Ritchie era un centrocampista/attaccante che esordì con il Manchester United nel 1977, iniziando la carriera alla grande con una tripletta contro il Leeds United a soli 18 anni.

Purtroppo, si trovò all’Old Trafford durante la gestione di Dave Sexton, un allenatore che preferiva una vittoria per 1-0 piuttosto che un 3-2. Ritchie fu uno dei pochi giocatori ad essere tolto dal ruolo di titolare dopo una tripletta: accadde nel 1979, dopo tre gol contro il Tottenham, e saltò persino la semifinale di FA Cup la settimana successiva.

Inevitabilmente lasciò lo United nell’ottobre 1980, approdando al Brighton, dove giocò 102 partite. Il suo primo gol con la nuova maglia arrivò proprio contro il Manchester United, ma servì a poco: i Red Devils vinsero 4-1.

Il gol più importante con la maglia biancazzurra arrivò all’ultima giornata, quando il Brighton batté il Leeds, conquistando la salvezza in First Division. La stagione successiva fu il capocannoniere della squadra, ma in quella dopo le cose andarono male: solo un gol nei primi cinque mesi del 1982/83, e così fu venduto al Leeds.

Ritchie non prese parte alla finale di FA Cup, avendo giocato solo nei quarti contro il Norwich. Dopo quattro anni a Leeds passò all’Oldham, dove, ormai un po’ stempiato, somigliava al cantante Jimmy Somerville.

Nel 1990 si guadagnò l’antipatia di molti tifosi del Southampton per un gol del pareggio in extremis nei quarti di Coppa di Lega – anche se la vera colpa fu dell’arbitro Roger Milford, che dimenticò di fischiare la fine della partita (un nome che, a quanto pare, ancora oggi fa battere la tastiera con rabbia).

Kevin Moran – un “Unsung Hero” con un primato poco piacevole

Kevin Moran, nato a Dublino, è uno dei pochissimi calciatori ad aver praticato un altro sport ad alto livello prima di dedicarsi al calcio: il Football Gaelico. Giocò per la contea di Dublino, vincendo due volte il prestigioso campionato All Ireland.

Parallelamente iniziò anche la carriera calcistica nel campionato irlandese, dove fu notato da uno scout del Manchester United. Arrivò a Manchester nel febbraio 1978, ma continuò a tornare in Irlanda per concludere la stagione di Football Gaelico prima di dedicarsi completamente al calcio.

Giocava nello stesso ruolo in entrambi gli sport – difensore centrale – e ricoprì quella posizione all’Old Trafford per dieci stagioni, diventando una garanzia in un periodo in cui i tifosi dello United dovevano sopportare la dominazione del Liverpool.

Le uniche soddisfazioni arrivarono con le vittorie in FA Cup, nel 1983 e nel 1985. Ma quella del 1985 fu “agrodolce”: Moran divenne il primo giocatore espulso in una finale di FA Cup, dopo un brutto fallo su Peter Reid.

Tradizionalmente gli arbitri avevano evitato espulsioni in finale – un esempio è quello di Willie Young, che nel 1980 commise un fallo da ultimo uomo senza ricevere il rosso – ma l’arbitro Peter Willis decise di applicare alla lettera il regolamento.

Lo United vinse comunque contro l’Everton, ma a Moran non fu concesso di salire a ricevere la medaglia con i compagni: gli fu consegnata in seguito.

A proposito di somiglianze musicali: se prima abbiamo notato quella tra Ritchie e Jimmy Somerville, anche qui c’è un curioso legame con la musica. Il fratello di Kevin, Ray Moran, è medico specializzato in ginocchia… e uno dei suoi pazienti è Jon Bon Jovi!

Passando alla partita

Manchester United-Brighton, Old Trafford, 25 ottobre – ore 18:30

Si può dire che domenica scorsa il Manchester United abbia incontrato il Liverpool al momento giusto, dopo tre sconfitte consecutive. In ogni caso, la vittoria è stata pienamente meritata, soprattutto grazie a un ottimo primo tempo.

È stata la prima volta che lo United ha vinto due partite consecutive da quando è arrivato Rúben Amorim, che è anche diventato il primo allenatore dello United a vincere ad Anfield dal 2016.

Su TikTok (“The United Strand”) c’è un tizio che ha promesso di non tagliare i capelli finché lo United non vincerà cinque partite di fila: forse il suo parrucchiere comincia a tremare, perché presto ci sarà parecchio da tagliare…

La coppia Mbueno–Diallo sembra finalmente funzionare, e forse Amorim ha trovato la sua formazione ideale dopo vari esperimenti.

Il Brighton si trova a suo agio all’Old Trafford: ha vinto le ultime tre trasferte consecutive e sarà sicuramente un avversario tosto questo fine settimana.

Un ex dello United, Danny Welbeck, ha iniziato alla grande la stagione, e circolano anche voci su un suo possibile ritorno in nazionale. Anche il Brighton arriva da una vittoria, in casa contro il Newcastle: l’allenatore Hürzeler ha definito quella prestazione “la più completa della stagione” – parole notevoli, considerando che la sua squadra ha già battuto Chelsea e Manchester City.

Nella vittoria del Brighton all’Old Trafford della scorsa stagione, un errore del portiere André Onana regalò un gol ai “Gabbiani”. Onana è partito in estate, e il suo sostituto Lammens, pur avendo giocato solo due partite finora, sembra aver portato molta più stabilità tra i pali, non solo rispetto a lui ma anche rispetto a Bayindir, che aveva iniziato la stagione da titolare.

Ma, come sappiamo, lo United è diventato maestro nel fare un passo avanti e due indietro: se il Brighton dovesse vincere per la quarta volta consecutiva all’Old Trafford domani, la grande prestazione ad Anfield verrebbe presto dimenticata.