CLASSICA DI SAN SEBASTIAN, TORNA EVENEPOEL: CHE SFIDA CON POGACAR E YATES

CLASSICA DI SAN SEBASTIAN, TORNA EVENEPOEL: CHE SFIDA CON POGACAR E YATES

CLASSICA DI SAN SEBASTIAN, TORNA EVENEPOEL: CHE SFIDA CON POGACAR E YATES

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Il futuro è dalla loro parte, ma a quanto pare anche il presente non è che voglia essere da meno. Tadej Pogacar da una parte, Remco Evenepoel dall’altra: gli enfant prodige del pedale hanno già mostrato al mondo di che pasta sono fatti, ma rivederli in gara a sfidarsi a suon di scatti e contro scatti è quanto di meglio di possa chiedere a un assolato sabato di fine luglio.

Quello che segna il ritorno di una delle classiche World Tour per eccellenza, la Classica di San Sebastian, corsa che da più di 40 anni fa vedere al mondo le bellezze dei paesi Baschi, con Donostia sede di partenza e di arrivo di una delle gare più dure del panorama internazionale.

Per questo la Donostia Klasikoa è da sempre una delle classiche che più di altre strizza l’occhio agli scalatori: i sei GPM sparsi lungo i 224,8 chilometri da percorrere sono un monito per qualsiasi aspirante vincitore, cosa che di fatto toglie dal novero dei protagonisti velocisti e gente non troppo abituata a tenere le ruote dei migliori in salita.

Se poi sarà davvero una sfida nella sfida tra Pogacar ed Evenepoel, quello lo dirà la strada: sulla carta sono loro i corridori più attesi, di sicuro da annoverare in un lotto di favoriti che può arrivare a contare 4, massimo 5 pretendenti. Ma per quel che racconta la start list, lo spettacolo è certamente assicurato.

 

REMCO TORNA DOVE SI RIVELÒ AL MONDO

Azkarate, Urraki, Alikiza, Jaizkibel (quasi 8 chilometri al 5,6% di pendenza media), Erlaitz e lo strappo di Murgil-Tontorra, poco più di 2 chilometri ma al 10%, quando però ne mancheranno appena 8 all’arrivo: sono le sei asperità di giornata, quelle che renderanno la corsa intensa e avvincente come da tradizione e che potrebbero favorire tentativi di fuga da lontano, o magari la possibilità che un drappello con le ruote migliori possa arrivare a Donostia a giocarsi la vittoria finale.

Anticipare il gruppo è tutt’altro che una rarità: una cosa simile la fece mirabilmente Evenepoel nel 2019 in quella che fu a tutti gli effetti la prima classica a cui prese parte poco dopo essere sbarcato nel ciclismo professionistico, un debutto sfolgorante che ne rivelò al mondo le indubbie qualità tecniche. Dopo l’annullamento del 2020, dovuto alla pandemia, lo scorso anno Remco non prese parte alla corta basca, vinta un po’ a sorpresa da Neilson Powless, che precedette in una volata ristretta Matej Mohoric e Mikkel Honoré.

Quest’anno torna a Donostia e non certo per fare da spettatore: Evenepoel, che ad aprile ha vinto la Liegi, ha scelto proprio la Klasikoa come corsa di rientro dopo aver goduto di un mese di riposo e allenamenti seguiti alla partecipazione ai campionati nazionali di fine giugno. E l’obiettivo di provare a ripetere quanto fatto nel 2019 è certamente in cima ai suoi desideri.

 

YATES VUOL CHIUDERE BENE UNA SETTIMANA SUPER

Pogacar a San Sebastian ha deciso invece di correre e di chiudere la sua parentesi estiva, prima di concedersi un mese di break e tornare al GP di Plouay a fine agosto. La condizione è quella che è, nel senso che le fatiche del Tour si faranno sentire, ma un percorso come quello basco è destinato ad esaltarne le qualità di scattista e finisseur.

Peccato semmai che all’ultimo momento è saltata la presenza di Wout Van Aert, che a causa di un brutto raffreddore (che pure giovedì 28 non gli ha impedito di partecipare e vincere il Criterium di Herentals, sua città natale, davanti a 40mila persone) ha preferito rinunciare alla corsa. I Jumbo Visma potranno fare la corsa su Tom Dumoulin oppure su Tiesj Benoot, il team Ineos Grenadiers avrà Geraint Thomas, Daniel Martinez e Tao Geoghegan-Hart come possibili frecce da sfruttare a seconda dell’evoluzione della corsa.

In Spagna però nei giorni scorsi hanno constatato che il ciclista più in forma di tutti è senza dubbio Simon Yates, fresco vincitore della Prueba Villafranca e soprattutto della Vuelta Castilla y Leon, per questo considerato l’alternativa più credibile ai due giovani favoriti. Gli spagnoli confidano poi in Alejandro Valverde, al rientro dopo l’incidente in allenamento patito a inizio mese a Murcia, e pure nell’astro nascente Juan Ayuso, che pure dovrà corregge presumibilmente in appoggio al capitano Pogacar.

E se tra gli scalatori David Gaudu sembra quello in grado di potersi inserire nei discorsi per la vittoria finale, di uomini da classiche c’è ne sono a iosa: Matej Mohoric, Bauke Mollema, Micheal Woods e Joao Almeida meritano tutti di essere tenuti in debita considerazione.

E gli italiani? C’è Vincenzo Nibali, che al rientro ha mostrato una buona gamba, c’è Alberto Bettiol, che per quanto visto al Tour qualcosa potrebbe inventare, e c’è Lorenzo Rota, quarto un anno fa a una manciata di secondi dai migliori. A Donostia non vinciamo da 15 anni, quando Leonardo Bertagnolli batté allo sprint Juan Manuel Garate (e Valverde fece terzo a 18 secondi, davanti a Ballan): interrompere il digiuno non sarebbe male…

 

(Credits: Getty Images)

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