GIRO D’ITALIA 2022: TAPPE, PROGRAMMA E PRIME CERTEZZE

GIRO D’ITALIA 2022: TAPPE, PROGRAMMA E PRIME CERTEZZE

GIRO D’ITALIA 2022: TAPPE, PROGRAMMA E PRIME CERTEZZE

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Non è un Giro per chi ama le corse contro il tempo. E nemmeno per chi è un po’ lavativo di suo, di quelli che quando arriva una montagna preferiscono marcare visita, piuttosto che scollinare a costo di patimenti immani. È un Giro duro, anzi durissimo, la risposta di RCS alla voglia di un ciclismo sempre più legato alla montagna e meno alle cronometro. Anche se a detta di molti, stavolta gli organizzatori hanno un po’ esagerato. Intanto perché così facendo hanno tagliato fuori un numero piuttosto corpulento di possibili candidati alla vittoria finale: chi non va su leggiadro in salita, meglio che cambi programma e guardi a qualche corsa altrove. Ma anche chi va forte a cronometro non avrà alcun motivo per presentarsi al via della corsa rosa, che scatterà da Budapest il prossimo 6 maggio: appena 26 i chilometri da percorrere in solitaria su un totale di 3.410 complessivi, ridistribuiti in 21 tappe. A conti fatti, mai un grande giro nel recente passato si era tanto sbilanciato a favore degli scalatori. E a tutto questo corrisponde un prezzo da pagare.

VEGNI CHIAMA, POGACAR (NON) RISPONDE

Perché si sa che il Giro negli ultimi anni ha perso un po’ di quell’appeal che suscitava in passato sui grandi protagonisti della scena mondiale. Il Tour la fa sempre da padrone, anche perché la visibilità che offre è tale da suggerire alle squadre di tenersi le migliori cartucce proprio per la grande boucle. E la Vuelta, posizionata ormai da una ventina d’anni a fine agosto, cioè a ridosso del mondiale, è diventata un’altra vetrina ghiotta per chi va a caccia della migliore condizione, oltre che di risultati di rilievo. Insomma, venire al Giro per molti è diventato più un peso che una delizia, tanto che ogni anno si sprecano gli appelli degli organizzatori per cercare di convincere qualche big a far parte della corsa rosa. L’ultimo in ordine di tempo, manco a dirlo, il giovane sloveno Tadej Pogacar, vincitore degli ultimi due Tour de France. In Francia la sua presenza è data per scontata, così a Mauro Vegni, patron del Giro, non è rimasto altro da fare, se non pungolarlo nell’orgoglio.

Penso sia giunta l’ora che qualcuno provi seriamente a fare l’accoppiata Giro-Tour nello stesso anno.

Il diretto interessato, però, ha già risposto picche. Tanto che il record di Marco Pantani, ultimo ciclista a vincere i due grandi giri nello stesso anno (era il 1998), è destinato a restare tale almeno per un altro anno.

LA PRIMA SETTIMANA: L’ETNA COME PRIMO GIUDICE

Il Giro 2022 scatterà da Budapest, che era la città designata per il via del 2020, anno in cui la corsa rosa si spostò a ottobre con percorso interamente sul suolo italico (ed è stato così anche nel 2021, pur tornando nell’abituale collocazione di maggio). Tre le tappe in terra ungherese: la prima si presta a tanti colpi di mano, con arrivo in salita adatto però anche a finisseur. La seconda è la prima crono (ma di soli 9 chilometri), con gli ultimi 1.500 metri a salire, mentre la terza è la prima per i velocisti. Al rientro in Italia, subito di scena gli scalatori: si sale sull’Etna dal versante di Ragalna (inedito), per poi innestarsi su quello già noto di Nicolosi, fino al rifugio Sapienza. Classica tappa in cui varrà il detto tanto caro agli amanti dei pronostici:

Non dirà chi vincerà il Giro, ma di sicuro aiuterà a capire chi non potrà vincerlo.

Le due tappe successive, la Catania-Messina e la Palmi-Scalea, saranno affare delle ruote veloci, mentre la successiva Diamante-Potenza è una sorta di tappa dolomitica… 2.000 chilometri più a sud delle Dolomiti: quasi 4.500 metri di dislivello, cinque asperità (torna dopo 23 anni il Monte Sirino, posto però lontano dal traguardo) e muro finale prima dell’ingresso a Potenza. Il giorno dopo, cioè sabato 14 maggio, il Giro omaggia Napoli e Procida, capitale europea della cultura 2022: l’arrivo posto sul lungomare Caracciolo potrebbe riguardare i velocisti, oppure un gruppo di attaccanti, qualora la fuga dovesse andare in porto. La prima settimana si chiuderà con l’ascesa del Blockhaus, ripetendo nel finale lo stesso percorso già visto nel 2017 quando vinse Nairo Quintana.

LA SECONDA SETTIMANA: A COGNE LA PRIMA RESA DEI CONTI

Dopo il giorno di riposo, la seconda settimana del Giro si apre con la Pescara-Jesi, tipica tappa “dei muri” in territorio marchigiano, adatta per qualche imboscata o fuga da lontano. Il giorno dopo da Santarcangelo si va a Reggio Emilia e sarà tutto un affare per velocisti. Difficile che gli specialisti terranno botta nella tappa successiva, che da Parma porterà la carovana a Genova: l’ascesa del Monte Becco, posta a 30 chilometri dall’arrivo, è destinata a fare selezione. Più facile per gli sprinter puntare sul calendario la Sanremo-Cuneo, anche se il percorso ondulato della frazione potrebbe favorire ancora una volta qualche fuga da lontano. Di sicuro non ci sarà spazio per molti voli pindarici nella Santena-Torino, nella quale il gruppo scalerà due volte la salita di Superga e tre volte il Colle della Maddalena: nonostante i soli 153 chilometri previsti, la sensazione è che qualcuno potrebbe faticare a tenere le ruote dei migliori. Mai però quanto rischia di fare il giorno dopo: domenica 22 maggio la Rivarolo-Cogne sarà la prima vera tappa alpina, con ben 46 chilometri di salita negli ultimi 80 di corsa, anche se a fronte di pendenze non impossibili. Gran finale sul parco del Gran Paradiso per brindare ai 100 anni dalla sua inaugurazione.

LA TERZA SETTIMANA: LE DOLOMITI PER CHIUDERE IL CERCHIO

L’ultimo giorno di riposo servirà per ricaricare le pile in vista del gran finale. La 16esima tappa rischia però di emettere subito sentenze: sono 5.500 i chilometri di dislivello della Salò-Aprica, che si aprirà con la scalata del Goletto di Cadino (l’ultima volta un nel 1998, con Pantani lanciato verso il successo a Montecapione), del Mortirolo dal lato di Monno, del Teglio e del valico di Santa Cristina, da dove si raggiungerà la sede d’arrivo. Il giorno dopo si riparte da Ponte di Legno, scalando il Tonale per poi superare il Passo del Vetriolo e il Monte Rovere, mentre il traguardo è posto in discesa a Lavarone (tappa ideale per qualche fuga). Un intermezzo per gli ultimi velocisti rimasti, con appuntamento a Treviso in una frazione senza particolari asperità, è il preludio ai botti finali: venerdì 27 maggio il Giro scoprirà il Monte Kolovrat, salita di 10 chilometri costanti al 10%, con il traguardo posto al Santuario di Castelmonte, che svetta sopra Cividale del Friuli. Sabato 28 maggio toccherà alle Dolomiti emettere (forse) i verdetti decisivi: San Pellegrino, Pordoi (Cima Coppi) e Fedaia porteranno la carovana in cima alla Marmolada,  a 14 anni dall’ultima volta che fu sede di tappa. Il giorno dopo, la crono conclusiva di 26 chilometri proverà a rimescolare le carte: tracciato tutt’altro che pianeggiante (c’è la salita delle Torricelle), arrivo all’Arena come già accaduto nel 1984 (vittoria di Moser), 2010 (trionfo di Basso) e 2019 (exploit di Carapaz).

POSSIBILI FAVORITI: CARAPAZ E YATES, A VOI DUE?

Seppur definito duro, il Giro 2022 si presenta come un vero e proprio frullatore. Perché è difficile riuscire a quantificare quante sorprese potrebbero venir fuori, tenuto conto che molte tappe offrono un ampio ventaglio di soluzioni. In linea di massima saranno 7 quelle dedicate ai velocisti, 6 di media montagna, 6 di alta montagna, cui vanno aggiunte le due cronometro. Detto di Pogacar, che ha già fatto sapere di voler puntare nuovamente al Tour (e semmai alla Vuelta), un percorso simile non può attirare gente come Roglic o Evenepoel, mentre Bernal, vincitore dell’edizione 2021, ha già fatto sapere che nel 2022 punterà a riprendersi il trono di Francia. Più facile che possa rivedersi Richard Carapaz, vincitore del Giro 2019, nonché fresco campione olimpico su strada: le sue doti di scalatore puro su un percorso simile potrebbero essere esaltate. Simon Yates, dopo la delusione del 2018 e il podio del 2021, è un altro profilo adatto per la corsa rosa che verrà. Lo sarebbe anche Nairo Quintana, ma il rischio di dover andare nuovamente sotto i ferri per risolvere i problemi al ginocchio potrebbe convincere il colombiano a riversare le sue attenzioni sul Tour (o sulla Vuelta). Probabile che al via del Giro si presenteranno anche Joao Almeida e Ivan Ramiro Sosa, mentre la pattuglia azzurra comprenderà Giulio Ciccone, Damiano Caruso e Fausto Masnada, tutti accreditati di gradi di capitano. Ci saranno infine due corridori decisi a congedarsi nel miglior modo possibile dalla corsa rosa: Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde magari non potranno competere per il podio finale, ma una zampata proveranno a lasciarla.

RUOTE VELOCI AZZURRE. GANNA SFOGLIA LA MARGHERITA

Tra le ruote veloci, Elia Viviani (fresco di ritorno agli Ineos-Granadiers) e Giacomo Nizzolo sono i due italiani che più di altri hanno segnato sul calendario l’appuntamento con il Giro 2022. Dovrebbero ritrovarsi contro Fernando Gaviria e Jasper Philipsen, mentre Caleb Ewan potrebbe pensare di sfruttare la prima settimana per mettere un po’ di benzina nelle gambe in vista del Tour. Tra i possibili protagonisti al via, Peter Sagan non ha nascosto di essere intrigato dall’idea di partecipare nuovamente alla corsa rosa, magari sempre con un occhio rivolto alla condizione in vista del Tour (specie quest’anno che corre con la Total Energies, squadra francese). Anche Sonny Colbrelli, fresco vincitore di Europeo e Parigi-Roubaix, ha ammesso di voler provare ad essere a Budapest per la partenza del Giro. Dove difficilmente si vedrà Filippo Ganna, grande protagonista dell’ultima edizione, ma probabilmente scoraggiato dai soli 26 chilometri a cronometro a disposizione, al di là delle parole di circostanza pronunciate dopo la presentazione. Insomma, più che mai il Giro 2022 potrebbe essere un affare per pochi, o magari per qualche giovane in rampa di lancio.

(Credits: Getty Image)

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