Isaac Del Toro
Il Giro d’Italia 2025 ha trovato il suo protagonista più inatteso, e forse anche il più amato: Isaac Del Toro, classe 2003, messicano di Ensenada, sta vestendo la maglia rosa con una naturalezza che non si insegna. Dopo averla conquistata a Siena grazie a un attacco da fuoriclasse, l’ha difesa con freddezza e rilanciata con orgoglio nella tappa regina di Bormio, dove ha domato il Mortirolo e lasciato il segno in salita. Nella UAE Emirates era partito come gregario di Ayuso, ma le circostanze – e soprattutto le gambe – lo hanno portato a un passo dalla storia. E se alla vigilia della tappa 18 il messicano è ancora leader della generale, il ciclismo mondiale ha già iniziato a guardarlo con occhi diversi.
El Torito: talento, sorriso e coraggio in corsa
Lo chiamano “El Torito”, il torellino. Un soprannome affettuoso che racchiude la sua indole combattiva ma sorridente. Fin dalle prime corse da professionista, il suo stile ha attirato l’attenzione: pedalata agile, visione di gara, capacità di tenere in salita e lucidità in discesa. Alla Milano-Torino, pochi mesi fa, si è preso una classica con una mossa da veterano. Ma il suo exploit al Giro non è un lampo: è il culmine di una parabola già scritta nelle giovanili.
Una carriera in ascesa: dal Tour de l’Avenir alla UAE
Il suo primo acuto risale al Tour de l’Avenir 2023, la corsa più importante per gli under 23. Del Toro non solo la vinse, ma conquistò anche tutte le classifiche: generale, punti, giovani e montagna. Un dominio raro, che convinse la UAE a puntare su di lui per il futuro. Nel 2024, all’esordio da pro’, ha vinto il Tour Down Under, si è piazzato alla Strade Bianche e ha brillato in Spagna. Nel 2025, la consacrazione: oltre alla Milano-Torino, è arrivato secondo nella cronometro di Algarve e ha portato a casa una tappa alla Vuelta a Asturias. Ma è con il Giro che ha messo tutti in fila, salendo ogni giorno con una facilità che ha ricordato a molti un certo sloveno. Il suo team, però, ha subito voluto frenare i paragoni: “Esiste un solo Pogacar. Isaac è Isaac”, ha detto Matxín, uno dei dirigenti UAE.
Il primo messicano in rosa: cosa rappresenta Del Toro
E forse è proprio qui che si comprende meglio cosa rappresenta Del Toro oggi. Innanzitutto, è il primo messicano a indossare la maglia rosa e a imporsi ad alti livelli nei Grandi Giri. Un simbolo per tutto il Centroamerica, terra non nuova al ciclismo ma mai protagonista fino in fondo. In secondo luogo, è la dimostrazione vivente che si può crescere senza fretta, entrando nei grandi team come gregario e uscendo come leader per meriti sul campo. Non è il classico predestinato: è un all-rounder costruito con pazienza, capace di vincere in salita, resistere a cronometro e attaccare con lucidità.
Umiltà, carisma e futuro da leader: un’eredità possibile
Infine, è una figura umana rara: mai arrogante, sempre rispettoso, consapevole della fortuna e del talento che lo accompagnano. “Non farò mai paragoni. Voglio solo imparare. Non ho nulla da perdere”, ha detto dopo la tappa di Siena. E dopo Bormio, ha semplicemente sussurrato: “Ora mi serve una cena, un letto e poi vedremo”. È anche così che si costruiscono le leggende. Senza proclami. Ma pedalata dopo pedalata. E se nella UAE c’è chi frena ogni confronto, il mondo del ciclismo ha già iniziato a considerare Del Toro come una figura capace di raccoglierne l’eredità. Con la leadership conquistata sul campo e la completezza tecnica dimostrata tappa dopo tappa, in molti iniziano a vederlo come il nome su cui puntare per guidare la squadra oltre l’era dello sloveno.
(Credit: Getty Images)
