PARIGI-ROUBAIX 2022: “L’INFERNO DEL NORD” ATTENDE L’EREDE DI COLBRELLI

PARIGI-ROUBAIX 2022: “L’INFERNO DEL NORD” ATTENDE L’EREDE DI COLBRELLI

PARIGI-ROUBAIX 2022: “L’INFERNO DEL NORD” ATTENDE L’EREDE DI COLBRELLI

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L’idea è di fare quanta più selezione, ma anche di arrivare con il maggior numero di uomini a giocarci la corsa.

Wout van Aert di solito non è il tipo da lasciarsi andare troppo davanti ai taccuini, ma quando parla non è mai banale. Solo che credere alle sue parole significa fare un po’ il gioco del team Jumbo-Visma, che ha appena ritrovato il suo leader dopo la positività al Covid e il relativo stop di una settimana e mezzo (che gli ha fatto saltare anche l’Amstel Gold Race) e che pertanto deve decidere se puntare sul campione belga o se lavorare per Christophe Laporte o Nathan Van Hooydonck , altre due frecce di cui fare tesoro.

Partire da qui è essenziale per provare a scoprire cosa potrà riservare la classica del pavé, perché con un van Aert tirato a lucido sarebbe stato facile individuare in lui un favorito d’obbligo, al pari di quel Mathieu van der Poel che ha trionfato due settimane fa al Fiandre, ma che è uscito dall’Amstel un po’ rabberciato, pagando un po’ gli sforzi profusi la settimana precedente sulle strade fiamminghe.

Eppure MVDP ha detto di sentirsi bene e di avere tutto sotto controllo. Anche perché l’idea di completare il double Fiandre-Roubaix nello stesso anno è roba da fuoriclasse (Cancellara e Boonen gli ultimi ad esserci riusciti) e lo proietterebbe una volta di più nell’olimpo dei più grandi. Ma la concorrenza sarà numerosa e agguerrita, anche se i riflettori giocoforza se li prenderanno Wout e Mathieu.

OLTRE 50 CHILOMETRI DI PAVÉ TRA POLVERE E SASSI APPUNTITI

Quasi 260 chilometri di corsa, 30 settori di pavé per complessivi 54 chilometri, con tre tratti a cinque stelle (la Foresta di Arenberg, Mons-en-Pevele e Carrefour de l’Arbre) nei quali la corsa potrebbe esplodere, e di fatto emettere verdetti che, se non proprio definitivi, potrebbero comunque indirizzarla in vista del traguardo finale.

Gara dal fascino immutato e immutabile che dopo tre anni torna nella sua collocazione naturale in piena primavera, anche se in ritardo di una settimana rispetto al programma originario (s’è deciso di invertire le date con l’Amstel poiché domenica scorsa in Francia si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali) e con un meteo che dovrebbe quantomeno rivelarsi abbastanza favorevole, con il rischio pioggia del tutto scongiurato e temperature decisamente in linea con le medie stagionali.

Nulla a che vedere, insomma, col freddo pungente dello scorso 3 ottobre, quando nell’edizione posticipata in autunno per via della pandemia (dopo che nel 2020 la gara era stata annullata) a trionfare fu Sonny Colbrelli dopo un’emozionante finale di gara che vide la presenza anche di van der Poel, che pure sbagliò completamente i tempi nello sprint finale.

E a proposito di Roubaix in autunno: proprio nelle scorse ore hanno fatto discutere le parole del presidente UCI David Lappartient, che ha proposto di spostare Fiandre e Roubaix a fine stagione, sulla scia anche dello spettacolo offerto dalla gara dello scorso ottobre.

Una proposta che ha suscitato una reazione non troppo benevola da parte di molti addetti ai lavori, che mai vorrebbero veder mutata la “sacralità” del calendario delle classiche del Nord concentrato tra fine febbraio e fine aprile, anche per motivi di preparazione (metterle a fine stagione aumenterebbe il “peso” sulle spalle dei corridori, costretti ad allungare sensibilmente il loro picco di forma).

VAN DER POEL SOPRA TUTTI. POI PEDERSEN, VEERMESCH E ASGREEN

Meglio pensare all’edizione alle porte, che al fango sostituirà la polvere che pure non è certo tanto meglio, almeno sotto certi aspetti. E chiaramente il favorito numero uno non può che rispondere al nome di Mathieu van der Poel.

Che all’Amstel ha un po’ faticato, ma che in fondo ha sempre avuto in mente l’idea che alzare le braccia nel velodromo di Roubaix fosse il vero obiettivo da raggiungere per chiudere al meglio la sua stagione delle classiche. Da chi dovrà guardarsi le spalle?

Se stesse bene, Wout van Aert sarebbe il primo rivale. Ma il post Covid è sempre un’incognita, anche se lo stesso MVDP è arrivato alla Sanremo a digiuno di corse da due mesi e ha infilato in due settimane un terzo posto in via Roma e tre vittorie (una tappa alla Coppi e Bartali, la Doors van Vlanderen e appunto il Fiandre).

Insomma, mai scommettere contro certi fuoriclasse, e al netto delle parole pronunciate sulla volontà di fare gioco di squadra, van Aert rimane un pretendente reale. I bookmakers danno anche Mads Pedersen della Trek-Segafredo tra i possibili favoriti: il danese sin qui è rimasto un po’ nell’ombra, ma la Roubaix è da sempre nei suoi piani e s’è preparato a dovere per tentare il colpo grosso.

Ciò che lo scorso anno ha sfiorato per un’incollatura Florian Veermesch, belga della Lotto-Soudal nominato capitano a furor di popolo e che potrà fregiarsi anche di due gregari d’eccezione come Philippe Gilbert (all’ultima monumento in carriera: la sua passerella d’addio è sul pavé, come logica vuole…) e Victor Campenaerts.

E poi c’è Kasper Asgreen, che non ha affatto nascosto le sue ambizioni e che dopo essere mancato un po’ nel finale sia al Fiandre che all’Amstel ha dato appuntamento a tutti a Roubaix. Possibili outsider i soliti noti Stefan Kung, Alexander Kristoff e Yves Lampaert. Ù

TOP GANNA VUOL SFIDARE LE PIETRE

E gli italiani? Dopotutto il bel Paese è pur sempre la nazione campione in carica, anche se Sonny Colbrelli dovrà guardare la corsa che l’ha reso leggendario agli occhi del mondo del pedale da casa, sognando un giorno di potervi fare ritorno.

Allora ecco che Filippo Ganna diventa giocoforza la punta di diamante della spedizione tricolore, anche perché s’è preparato a puntino nelle ultime settimane (nonostante qualche problema fisico) per dare l’assalto al pavé.

Il team Ineos-Granadiers dovrebbe puntare su di lui, con Luke Rowe, Dylan Van Baarle e Michael Kwiatkowski pronti a corrergli in appoggio.

Non so perché mi mettano tra i favoriti, ma ammetto che mi piacerebbe tanto vedere un giorno il mio nome sulla targhetta delle docce del velodromo e una pietra nel mio salotto di casa, e finché non riuscirò ad avere entrambe le cose non sarò contento

ha affermato Pippo. Che è alla terza partecipazione alla classica ribattezzata “l’inferno del Nord”, e che mai come quest’anno nutre propositi di grandeur. Anche Matteo Trentin però vuol giocarsi le sue carte: il team UEA-Emirates correrà per lui, non avendo altre frecce di tale valore (assente Pogacar).

Davide Ballerini invece farà la corsa per Asgreen, così come deciso in casa Quick Step-Alpha Vinil: reduce da mesi complicati tra incidenti, infortuni e Covid, il comasco (solo omonimo del grande Franco Ballerini, trionfatore a Roubaix nel 1995 e 1998) ne approfitterà per ripassare il percorso e carpirne altri segreti in vista di un nuovo tentativo per dare l’assalto alla vittoria finale negli anni a venire. Assente invece Gianni Moscon, che lo scorso anno andò a un passo dall’impresa, ripreso ai -16 dall’arrivo.

(Credits: Getty Images)

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