Tadej Pogacar Giro di Lombardia

Tadej Pogacar Giro di Lombardia

Tadej Pogacar correrà per la prima volta in carriera la Parigi-Roubaix da professionista. La notizia, attesa da settimane, è stata confermata ufficialmente dal team UAE Emirates: il campione del mondo sarà al via della “Regina delle Classiche” domenica 13 aprile. Si tratta di una scelta sorprendente e coraggiosa, che lo pone in diretta continuità con le leggende del ciclismo. L’obiettivo, ormai evidente, è completare la collezione dei cinque Monumenti: al fuoriclasse sloveno mancano solo la Roubaix e la Sanremo per riuscirci.

Una scelta controcorrente: Pogacar rompe gli schemi

La decisione di Pogacar rompe una lunga tradizione. Nessun vincitore in carica del Tour de France partecipava alla Roubaix da ben 34 anni: l’ultimo era stato Greg LeMond nel 1991, che chiuse 55°. Solo Eddy Merckx, nel 1973, è riuscito a vincere la Roubaix da detentore della maglia gialla. Pogacar si inserisce in questo filone con una sfida che appare fuori dalle sue caratteristiche, ma perfettamente coerente con la sua indole. A differenza degli specialisti dei grandi giri, il fuoriclasse sloveno ha sempre mostrato una naturale propensione per le classiche: ha già trionfato in Lombardia, Fiandre e Liegi, e non ha mai nascosto di preferire le gare di un giorno a quelle a tappe.

Preparazione mirata e un debutto cercato

Nonostante la Parigi-Roubaix non fosse nei suoi piani iniziali, Pogacar ha spinto per inserirla nel calendario 2025. Lo ha fatto dopo una serie di allenamenti specifici sul pavé, anche in compagnia di compagni di squadra come Tim Wellens. Già a febbraio aveva lasciato intendere le sue intenzioni, mostrandosi in ricognizione sulla mitica Trouée d’Arenberg. Il team, inizialmente restio per timore di infortuni in vista del Tour, ha infine acconsentito, rinunciando alla partecipazione alle classiche belghe (E3 Saxo Classic e Gand-Wevelgem) per focalizzarsi su Fiandre e Roubaix.

La preparazione è stata impostata in funzione delle classiche: Pogacar ha evitato le corse a tappe, limitandosi all’UAE Tour, vinto a febbraio. Ha poi dominato le Strade Bianche, dimostrando ancora una volta la propria abilità tecnica, pur con una caduta sull’asfalto. Alla Sanremo è invece arrivato terzo, battuto da Van der Poel e Ganna. La delusione per la mancata vittoria sulla Riviera potrebbe aver giocato un ruolo nel voler rilanciare immediatamente con una sfida ancora più estrema. Il terzetto promette di animare i tratti più spettacolari dell’Inferno del Nord. E Filippo Ganna, secondo alla Sanremo, è pronto a misurarsi nuovamente con i due rivali in una corsa che lo affascina da sempre.

I rischi della Roubaix e il peso dell’esperienza

La Parigi-Roubaix è una corsa unica. I suoi cubetti di porfido spesso sconnessi la rendono la gara più imprevedibile del calendario. La foresta di Arenberg, il Carrefour de l’Arbre e gli altri settori in pietra rappresentano un incubo per molti corridori, e richiedono non solo potenza, ma anche destrezza, resistenza, strategia e – soprattutto – fortuna. In questa corsa, una foratura o una caduta possono rovinare ogni piano. E se il meteo sarà avverso, come nella drammatica edizione del 2021, le difficoltà aumenteranno esponenzialmente.

Pogacar correrà da esordiente tra i professionisti, anche se ha già due partecipazioni tra gli juniores: 30° nel 2015 e 13° nel 2016. La mancanza di esperienza tra gli élite è un fattore da non sottovalutare, considerando che la Roubaix premia la conoscenza del percorso e la capacità di affrontare ogni settore nel modo giusto. La UAE schiererà però al suo fianco gregari esperti del pavé come Florian Vermeersch e Nils Politt, entrambi già sul podio in passato.

Le incognite fisiche e il confronto con i grandi

Per decenni si è pensato che per vincere la Roubaix servisse un fisico massiccio, sopra i 70 kg. Pogacar ne pesa 67, ma l’evoluzione tecnologica – con pneumatici più larghi, cerchi più resistenti e geometrie più stabili – ha cambiato gli equilibri. Scalatori completi come lui possono oggi affrontare anche le corse più dure del Nord senza essere penalizzati troppo. Il punto chiave sarà mantenere la concentrazione, evitare errori e confidare in una giornata senza intoppi.

Thierry Gouvenou, direttore della corsa, ha definito la partecipazione di Pogacar “una sfida degna del suo talento”, ribadendo quanto questa presenza alzi l’asticella e l’attrattiva dell’intero evento. Anche Bernard Hinault – ultimo a vincere Tour e Roubaix nello stesso anno, nel 1981 – si è detto entusiasta: “Amo Pogacar perché non ha paura di nulla. Per vincere alla Roubaix non devi essere pesante, ma bravo in bici”.

Obiettivo leggenda

In una stagione in cui punterà anche alla Vuelta, l’unico grande giro che ancora gli manca, Pogacar ha scelto di inseguire il sogno dell’impresa sulla corsa più temuta e affascinante del calendario. Vincere significherebbe portare a casa il quarto Monumento e avvicinarsi a un traguardo finora centrato solo da tre corridori nella storia: Rik Van Looy, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Solo in cinque, inoltre, hanno trionfato alla Roubaix indossando la maglia iridata: entrare in questo ristrettissimo club è un obiettivo non secondario.

Ma anche se non dovesse riuscirci al primo tentativo, il solo fatto che Pogacar abbia deciso di mettersi in gioco, contro le logiche del ciclismo moderno, lo colloca già in una dimensione diversa. Perché, come ha detto lui stesso più volte, il primo obiettivo è godersi la corsa. E forse è proprio questo il segreto del suo successo.

Sul suo cammino, troverà un Mathieu van der Poel più che rodato sul pavé: per l’olandese sarà la quinta partecipazione alla Roubaix, dopo il terzo posto del 2021, il nono del 2022 e le due vittorie consecutive nel 2023 e 2024. Il confronto tra questi due campioni, con Ganna pronto ad inserirsi, promette scintille, in una delle edizioni più attese degli ultimi anni.