TOUR DE FRANCE TAPPA 15: TANTI SALISCENDI E UNA VOLATA MICA SCONTATA

TOUR DE FRANCE TAPPA 15: TANTI SALISCENDI E UNA VOLATA MICA SCONTATA

TOUR DE FRANCE TAPPA 15: TANTI SALISCENDI E UNA VOLATA MICA SCONTATA

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Una volta la domenica era il giorno dedicato alle grandi tappe di montagna. Magari non sempre al Tour, dove pure una tappa di trasferimento nell’ultimo giorno della settimana, preludio anche all’ultimo di riposo della Grand Boucle, rappresenta quasi un unicum.

Eppure sbaglia chi pensa che la 15esima tappa, quella che da Rodez porterà la carovana gialla a Carcassonne, sarà vissuta sulla lunga attesa di un arrivo in volata: le squadre dei velocisti dovranno sgobbare e non poco per riuscire a rintuzzare i tanti tentativi di attacco che partiranno un po’ da ogni parte, perché il percorso soprattutto della prima metà della frazione sembra essere cucito apposta per chi volesse tentare una fuga o quantomeno un attacco da lontano.

Con due GPM di terza categoria per sparigliare meglio le carte e tanti saliscendi che potrebbero comunque alimentare i propositi di chi spera di evitare la classica volata di gruppo. Anche se un’occasione come questa certe squadre non se la vorranno certo lasciar sfuggire, dato che poi nell’ultima settimana tra Pirenei e cronometro di spazio per le ruote veloci ce ne sarà sempre meno.

DUE BREVI GPM E TANTI SALISCENDI

Prima del riposo il Tour saluta l’Occitania e fa tappa nell’Aude, con Carcassonne che sarà anche quartier generale delle squadre nella giornata di lunedì prima della grande ripartenza verso le montagne di Sud Ovest. Frazione mossa per lunghi tratti, con i primi 50 chilometri tutt’altro che pianeggianti e la Cote d’Ambialet (4,4 chilometri al 4,6% di pendenza media) a cercare di spezzare un po’ il ritmo e rendere un pelino più dura la vita in gruppo.

A seguire una settantina di chilometri un po’ più agevoli rispetto ai precedenti, con il traguardo volante di Saint-Ferreol che farà gola soprattutto a quello che, salvo sorprese, ancora una volta sarà il grande favorito di giornata (non dovreste avere problemi a capire di chi si tratta…).

L’ascesa della Cote de Cammazes, poco più di 5 chilometri con una pendenza media del 4,1%, sarà l’ultima vera asperità di giornata, anche se negli ultimi 30 chilometri non mancheranno tranelli e insidie, con diversi saliscendi prima di un lungo tratto in pianura che dovrebbe fare la fortuna delle ruote veloci, con la possibilità concreta di ricompattare il gruppo in caso di fughe e andare poi a giocarsi tutto in volata.

TUTTI CONTRO VAN AERT, MA LA STANCHEZZA SARÀ UN FATTORE

Se un favorito deve esserci, quello non potrebbe essere altri che Wout Van Aert. Che ha dimostrato di stare bene e anche troppo, come dimostrato anche dal gran lavoro svolto per il proprio capitano Vingegaard anche nella giornata di sabato.

Proprio il grosso sforzo profuso prima della rampa finale che ha portato il gruppo a Mende potrebbe in qualche modo rappresentare un’insidia per il belga, che ha speso tanto ma che ha comunque la possibilità di sfruttare almeno per una giornata il lavoro sempre prezioso dei Jumbo Visma, che una volta coperta a dovere la maglia gialla negli ultimi chilometri potrebbero fare tutta la corsa in funzione della volata di Van Aert, pur se privi di Primoz Roglic che si è ritirato per via dei postumi dell’infortunio alla spalla rimediato a inizio Tour.

Chiaro che un arrivo di gruppo rimetterebbe in gioco i vari Fabio Jacobsen, Jasper Philipsen e Dylan Groenewegen, ma la sensazione è che su un percorso così esigente gli specialisti delle volate rischiano seriamente di restare fuori dai giochi, o comunque di arrivare a giocarsi lo sprint con la lingua di fuori.

Meglio allora fare affidamento su corridori in grado di resistere a certi strappi ma anche di lanciarsi poi in volata senza paura: uno alla Michael Matthews, per intenderci, che pure magari avrà la pancia piena dopo l’exploit del giorno precedente. Mads Pedersen, vincitore due giorni fa a Saint-Etienne, è un’altra ruota veloce da tenere debitamente in considerazione.

Nostalgicamente si potrebbe e si dovrebbe inserire nel novero dei favoriti anche Peter Sagan, che ancora in questo Tour non ha battuto un colpo. E poi è giusto tenere in debita considerazione Magnus Cort-Nielsen, che di questa Grand Boucle è tra le rivelazioni più belle. Quanto agli italiani, ancora a caccia di un acuto, oltre ad Alberto Dainese e Andrea Pasqualon vale la pena spendere una fiche su Alberto Bettiol, che dopo la beffa di ieri potrebbe tentare di nuovo l’assolo da lontano.

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