TOUR DE FRANCE TAPPA 16: ARRIVANO I PIRENEI, A FOIX UNA TAPPA DA IMBOSCATE

TOUR DE FRANCE TAPPA 16: ARRIVANO I PIRENEI, A FOIX UNA TAPPA DA IMBOSCATE

TOUR DE FRANCE TAPPA 16: ARRIVANO I PIRENEI, A FOIX UNA TAPPA DA IMBOSCATE

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Italiani, che sia la volta buona? Proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno, almeno per una volta: Alberto Bettiol e Giulio Ciccone stanno benone (soprattutto il primo… ma ci tornava buona la rima…) e la prima tappa con vista sui Pirenei sembrerebbe davvero essere stata cucita sulle loro taglie.

Soprattutto Bettiol, già a un passo dal colpaccio nella tappa di Mende, potrebbe accampare sogni di grandeur: la gamba spinge che è un piacere, gli avversari sono forti ma lui, partendo con un’azione mirata da lontano (e senza sprecare energie inutilmente come fatto sabato scorso per aiutare Uran) potrebbe davvero trovare il modo per mettere la firma sul Tour e cancellare 57 tappe di digiuno per i colori italiani.

Giusto, insomma, ripartire con un po’ di sano ottimismo nel giorno in cui la Grand Boucle si tuffa nella 16esima frazione, la prima di un’ultima settimana che si preannuncia decisamente scoppiettante. Perché di arrendersi Tadej Pogacar non ne vuole minimamente sapere: i 142 secondi che deve recuperare a Vingegaard lo obbligheranno ad andare sempre all’attacco, e già oggi di terreno per provare a staccare il danese ce ne sarebbe abbastanza, al netto di una tappa che non presenta grandissime difficoltà ma che si presta perfettamente alle imboscate.

FINALE PER SCALATORI, MA NON SOLO: OCCHIO ALLE IMBOSCATE

I Pirenei, quelli “veri”, arriveranno domani, ma da Carcassonne a Foix non ci sarà da annoiarsi. Ripartenza soft per almeno due terzi di gara, con i primi 100 chilometri sostanzialmente senza grossi grattacapi, ma non del tutto pianeggianti. La Cote-de-Saint-Hilaire, posta dopo soli 14 chilometri dal via, e il Col de l’Espinas sono salite che si fanno ad occhi chiusi, con pendenze tutt’altro che irresistibili comprese tra il 5% e il 6% e tanta (troppa) strada dall’arrivo per pensare che possano rivelarsi determinanti.

Magari a qualcuno verrà voglia di andare in fuga, ma a differenza delle scorse giornate stavolta il gruppo potrebbe avere minore interesse a lasciar andare qualche fuggitivo: solo alla Jumbo Visma la cosa potrebbe anche piacere, così da togliere eventuali abbuoni al traguardo che Pogacar potrebbe sfruttare a suo favore.

Dopo 113 chilometri comincia la terza asperità di giornata, il Port de Lers, e qui le cose un po’ cambiano: salita di prima categoria ma lunga 11,4 chilometri e con una pendenza media del 7%, tale da ingolosire coloro che vorranno uscire allo scoperto e tentare l’assolo (vedi Bettiol). L’ascesa più difficile di giornata però è l’ultima in programma, posta a poco meno di 40 chilometri dal traguardo: il Mur de Peguere misura quasi 10 km ma ha una pendenza media dell’8% e soprattutto una parte finale, circa 3.500 metri, con punte anche al 18%.

Sarà lì che presumibilmente gli uomini di classifica cominceranno a muoversi compiutamente: un attacco di Pogacar è da mettere in conto, e Vingegaard dovrà essere bravo a restargli incollato. Anche per poi dopo lo scollinamento ci saranno 27 chilometri praticamente tutti in discesa, e rientrare a quel punto potrebbe rivelarsi complicato.

UNA TAPPA IMPREVEDIBILE, DIFFICILE DA CONTROLLARE

Difficile, insomma, individuare un vero e proprio favorito. Potrebbe essere una tappa adatta agli scalatori, anche se costretti a partire da lontano. Per chiudere il cerchio dei possibili protagonisti italiani, uno come Damiano Caruso potrebbe trovare terreno fertile in una frazione così movimentata, sfruttando magari una fuga da lontano.

Se si dovesse arrivare a ranghi compatti, almeno per ciò che riguarda i big, allora davvero uno come Pogacar diventa credibile anche in caso di arrivo in una volata ristretta. Se dovesse andare in porto la fuga, allora in tanti potrebbero far saltare il banco, da Daniel Martinez a Tom Pidcock del Team Ineos Grenadiers a Bob Jungels (Ag2r-Citroen) e Bauke Mollema (Trek Segrafedo), da Aleksandr Vlasov (Bora Hansgrohe) a Thibaut Pinot (Gorupama-FDJ).

Da tenere in conto ci sono al solito una marea di fattori: il caldo, innanzitutto, che potrebbe sfiancare più di un corridore. E poi il fatto che, dopo il giorno di riposo, in molti potrebbero accusare le tossine dello stop di 24 ore, reagendo in maniera differente e non necessariamente positiva (non sarebbe una novità).

Di sicuro controllare la tappa nel finale non sarà semplice per nessuno: Jumbo Visma e Team UAE Emirates sono pari nei numeri (5 corridori a testa) e tutto lascia presagire che non potranno scortare all’infinito i rispettivi capitani. Quel che è certo è che si va verso un finale di Tour per cuori forti: da Carcassone comincia una mini Grand Boucle dal valore inestimabile.

 

(Credits: Getty Images)

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