TOUR DE FRANCE TAPPA 17: POCHI CHILOMETRI, TANTA SALITA, PROMESSE DI SPETTACOLO

TOUR DE FRANCE TAPPA 17: POCHI CHILOMETRI, TANTA SALITA, PROMESSE DI SPETTACOLO

TOUR DE FRANCE TAPPA 17: POCHI CHILOMETRI, TANTA SALITA, PROMESSE DI SPETTACOLO

741
0

Il caldo, prima di tutto. Dominante, asfissiante, in grado di ribaltare le carte in tavola nel breve spazio di pochi metri. E poi le salite, tante e al solito sfiancanti, perché i Pirenei sono un concentrato di adrenalina, ma tolgono il fiato non appena l’occhio guarda alla montagna che c’è da scalare. Non si arriverà a vette elevate, ma a volte basta anche un’asperità di 1.500 metri sul livello del mare per riscrivere completamente la storia.

È un po’ quello che si augura Tadej Pogacar, costretto a inseguire il sogno di mettere le mani sul terzo Tour de France di fila dovendo però passare per una rimonta nei confronti di Jonas Vingegaard che ogni giorno sembra più complicata. Perché il danese sin qui ha risposto presente, senza lasciare spazio alle velleità dello sloveno, che già nella prima tappa dopo l’ultima giornata di riposo ha provato a far saltare il banco.

Solo che la maglia gialla non si è mai sfilata dalla sua ruota, e probabilmente sarà ancora una volta questo il copione da mandare in scena nella tappa numero 17, che da Saint Gaudens porterà la carovana in cima alla stazione sciistica di Peyragudes dopo soli 129 chilometri, il che potrebbe far esplodere la corsa da un momento all’altro senza nemmeno avere il tempo di respirare. Come se i Pirenei di fiato non ne togliessero già abbastanza.

TAPPA BREVE, MA CON TANTISSIMA SALITA

Tappa corta, tappa esplosiva. Non è una correlazione scritta, ma una probabilità assai elevata di quel che potrebbe accadere almeno dopo una cinquantina di chilometri, quando cioè la strada comincerà ad andare all’insù. La prima vera frazione pirenaica propone in totale quattro salite, con un traguardo volante posto dopo una trentina di chilometri a Le Barthe-de-Neste che servirà unicamente a Van Aert per rinsaldare ulteriormente la maglia verde (sua praticamente di diritto).

Poi però cominceranno le ascese: il Col d’Aspin è una salita tradizionale al Tour, misura 12 chilometri e ha una pendenza media di poco inferiore al 7%. Più agevole l’Horquette d’Ancizan, 8 chilometri al 5% che pure, se affrontato a velocità sostenuta, potrebbe fare più di un danno. Anche perché a quel punto mancheranno una cinquantina di chilometri all’arrivo, e di spazio per riposare ce ne sarà ben poco: il Col de Val Louron-Azet potrebbe rivelarsi il trampolino di lancio ideale per qualche attacco deciso da parte degli uomini di classifica, perché i suoi 10 chilometri al 6,8% di pendenza media potrebbero favorire attacchi e costringere più d’uno a giocare di rimessa.

E poi perché, una volta scollinato in cima, al traguardo mancheranno una ventina di chilometri, di cui poco più della metà in discesa verso Loudenvielle prima dell’ascesa finale al Peyragudes, 8 chilometri all’8% con punte del 16% in vista della flamme rouge, ulteriore ostacolo sulla via che conduce al traguardo posto ai 1.530 metri della stazione sciistica. Dove il Tour potrebbe aver rimescolato le carte oltre ogni ragionevole dubbio.

TUTTI A GUARDARE COSA FARANNO I DUE BIG

Pogacar versus Vingegaard, questa è la prima portata. Scontata, ma nemmeno troppo: con le rispettive squadre ridotte all’osso, toccherà necessariamente allo sloveno attaccare e al danese giocare di rimessa, o magari provare a contrattaccare per cercare di mettere ulteriori secondi tra sé e il bicampione in carica in vista della crono di sabato.

Pogacar ha spiegato abbondantemente il concetto che intende perseguire da qui a fine Tour: attaccare su ogni terreno, rendere la corsa dura in ogni frangente, provare a togliersi di dosso dalla propria ruota una maglia gialla sin qui apparsa decisamente in grado di rispondere ad ogni tentativo di attacco. Dove attaccherà Pogacar? Potrebbe farlo ovunque, perché una tappa di 130 chilometri scarsi si presta a qualsiasi interpretazione. Facile dire sul Col de Val Louron-Azet, ma pochi si sorprenderebbero se vedessero partire lo sloveno già sul Col d’Aspin.

Probabile che stavolta la fuga non arriverà, perché al netto di una frazione corta è difficile immaginare che il gruppo possa andare piano nella prima parte, ipotizzando un’andatura forte sin dall’inizio. Probabile che alla fine la vittoria di tappa potrebbe essere una questione tutta interna ai primi due inquilini della classifica generale, perché per quanto visto sinora in salita nessuno può tenere le loro ruote.

Difficile che il team Ineos Granadiers vorrà prendere dei rischi eccessivi, con Geraint Thomas contento di poter blindare il terzo posto dagli attacchi di Quintana (che pure pare in buona condizione) e Gaudu. I francesi sperano in Pinot, che fuori da giochi di classifica potrebbe dare una bella stoccata. Gli italiani in Caruso (che pure, dopo lo sforzo di ieri, non sembra poter tenere certi ritmi) o magari in Ciccone, che s’è risparmiato nella prima frazione verso i Pirenei. Ma alla fine tutti gli occhi saranno rivolti per la questione primato: la resa dei conti è sempre più vicina.

 

(Credits: Getty Images)

(741)

Redazione Redazione SNAI Sportnews che tratta tutti gli sport, con le quote, presenti sul sito snai.it... VAI ALLA PAGINA AUTORE