TOUR DE FRANCE TAPPA 18: LA RESA DEI CONTI TRA VINGEGAARD E POGACAR

TOUR DE FRANCE TAPPA 18: LA RESA DEI CONTI TRA VINGEGAARD E POGACAR

TOUR DE FRANCE TAPPA 18: LA RESA DEI CONTI TRA VINGEGAARD E POGACAR

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È la resa dei conti, o qualcosa che ci va molto vicino. Anche se poi ci sarà una crono per ridisegnare scenari di classifica abbastanza delineati, l’ultima vera grande asperità che separa Jonas Vingegaard dal proposito di vestire la maglia gialla sul podio degli Champs Elysees è probabilmente destinata a materializzarsi nei 143 chilometri che porteranno la carovana da Lourdes a Hautacam, frazione storica nella storia recente del Tour, che peraltro al pubblico danese rimembra dolci ricordi: è qui che nel 1996 Bjarne Riis mise le mani sull’edizione della Grand Boucle che avrebbe dovuto celebrare la leggenda di Miguel Indurain, che invece pochi giorni dopo sarebbe arrivato nella sua Pamplona con la consapevolezza di aver visto terminare il suo regno dopo cinque vittorie consecutive.

Un altro danese a distanza di 26 anni sogna di riportare la bandiera scandinava sul gradino più alto del podio, e magari di farlo anche nella tappa che in qualche modo somiglierà tanto a un’ultima chiamata per Tadej Pogacar, che dopo aver recuperato la miseria di 4 secondi (grazie all’abbuono) nella prima frazione pirenaica è chiamato a rosicchiare altri secondi preziosi, magari da affiancare poi a quelli che tenterà di recuperare nei 40 chilometri della crono in programma sabato. Perché nelle corse contro il tempo lo sloveno appare un po’ superiore al rivale, ma 138 secondi da recuperare non sono bruscolini.

TAPPA BREVE E INTENSA, TRE SALITE DA CUORE IN GOLA

Il Tour insomma, con ogni probabilità, si deciderà ad Hautacam. Dove una scena come quella ammirata sul Peyragudes sarebbe quanto di meglio Vingegaard potrebbe chiedere: arrivare attaccato a Pogacar è la soluzione perfetta per lasciare le cose come stanno, e non saranno 4 secondi di abbuono a rovesciare il tavolo.

La particolarità della frazione sarà al solito legata da un lato alle temperature roventi dell’estate francese, che da queste parti si sentono in maniera ancora più marcata, e dall’altro alla lunghezza decisamente scarna, con appena 143 chilometri che renderanno di fatto la corsa esplosiva sin dalle battute iniziali. Dove qualcuno andrà in fuga, ma dove come già accaduto nella prima giornata sui Pirenei è assai improbabile che possa arrivare al traguardo. Perché quando le squadre dei big si muoveranno il ritmo si farà decisamente indiavolato, tale da non lasciare troppo spazio a nessun fuggitivo.

Nel dettaglio, la tappa partirà con i primi 60 chilometri abbastanza pianeggianti, ma dove la media oraria sarà presumibilmente elevata proprio per cercare di cominciare a lavorare ai fianchi i diretti avversari. Dopo il traguardo volante di Laruns, la prima asperità di giornata fa rima con il Col d’Aubisque, oltre 16 chilometri con pendenza media del 7%, che in condizioni normali non farebbe danni, ma che dopo un Tour tanto dispendioso potrebbe già creare i primi sconquassi.

Più dura nella sostanza la salita del Col de Spandelles, che misura 10 chilometri ma all’8,3%, terreno ideale per un attacco che possa riguardare le questioni di vertice. Perché a quel punto, una volta arrivati in cima, per arrivare ad Hautacam mancheranno una trentina di chilometri, la metà in discesa, l’altra metà in salita, con punte del 10% e una pendenza media che sfiora l’8%. È lì che si deciderà il Tour, è lì che Vingegaard dovrà difendersi con i denti se vorrà ipotecare per davvero la corsa.

VINGEGAARD, SERVE UN’ULTIMA GRANDE DIFESA

Dopo il monumentale lavoro fatto da Brandon McNulty a servizio del capitano Pogacar, l’ultimo arrivo in salita non dovrebbe presentare grosse sorprese. Lo sloveno dovrà cercare di staccare in ogni modo il rivale nella lotta per la maglia gialla, cosa che sin qui praticamente non gli è mai riuscita.

Il Team UAE Emirates ha speso tanto mercoledì e potrebbe pagare lo sforzo e la fatica, ma anche i Jumbo Visma sono sembrati al gancio: salvo sorprese, Pogacar e Vingegaard dovranno darsele di santa ragione mettendosi ancora una volta face to face, e per quanto visto il danese pare decisamente in grado di controllare la situazione. A cronometro Pogacar potrebbe recuperarli almeno un minuto (sulla carta, s’intende…), e dunque se oggi non dovesse andare in sofferenza è plausibile l’idea che i giochi siano fatti.

Prevedere possibili vincitori di giornata è esercizio complesso: difficilmente una fuga andrà in porto (Pogacar non ha interesse a perdere gli abbuoni), e dopo le fatiche dei giorni scorsi anche scalatori come Quintana, Gaudu, Bardet, Pinot e Uran non sembrano in grado di poter fare la differenza. In casa Ineos Granadiers la volontà è di blindare il terzo posto di Thomas (che si sta gestendo con grande oculatezza, pur non essendo al meglio della condizione) e di salvare la top ten di Yates, in evidente calo.

Per Ciccone e Caruso, che nei giorni scorsi hanno provato a partire da lontano, ultima chance per lasciare il segno, peraltro su un traguardo dove nel 2014 trionfò Vincenzo Nibali. Ma quella era un’altra Italia, e soprattutto un’altra storia: oggi dovranno farla Vingegaard e Pogacar, pronti all’ennesimo (e ultimo) duello di una corsa per loro certamente esaltante.

 

(Credits: Getty Images)

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