TOUR DE FRANCE TAPPA 20: ARRIVA LA CRONO, GANNA VUOL SPEZZARE IL DIGIUNO

TOUR DE FRANCE TAPPA 20: ARRIVA LA CRONO, GANNA VUOL SPEZZARE IL DIGIUNO

TOUR DE FRANCE TAPPA 20: ARRIVA LA CRONO, GANNA VUOL SPEZZARE IL DIGIUNO

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È tutta una questione di fame: la Francia, a digiuno da quasi 40 tappe, l’ha in parte saziata trovando la zampata giusta con Christophe Laporte sul traguardo di Cahors, da ieri non più solo terra di vini pregiati, ma anche di stilettate dell’ennesimo capolavoro dei Jumbo Visma. L’Italia quel maledetto digiuno da vittorie al Tour, invece, non ne vuole sapere di rimuoverlo: con quella di ieri fanno 62 frazioni senza un acuto, roba da preistoria del ciclismo, roba che mai il pubblico italiano avrebbe solo osato immaginare.

Non vinciamo una tappa dal 27 luglio 2019, da quando Vincenzo Nibali firmò l’ultimo assolo alla Grand Boucle a Val Thorens. Da allora, nella migliore delle ipotesi, secondi posti e rimpianti, come quelli incamerati da Bettiol a Mende. E il terzo raccolto da Dainese nella terzultima tappa è comunque un segnale che prima o poi la zampata dovrà pur arrivare.

E forse, se c’è un giorno deputato meglio di qualunque altro a fare pace con la storia, quello non potrebbe che essere oggi: perché l’Italia vanta pur sempre il miglior crono man dell’era corrente, e dopo un Tour passato costantemente a inseguire e a cercare la miglior condizione, Filippo Ganna sa perfettamente che il “suo” giorno del giudizio è arrivato.

DUE TERZI DI PIANURA, POI DUE COTES DA PAURA

Impossibile non affidarsi alle gambe potenti del piemontese, che dopo la “stecca” nel prologo di Copenaghen, quando cullava il sogno di vestire la maglia gialla, ha l’occasione per rifarsi e contemporaneamente di riscattare un movimento italiano caduto in disgrazia da tempo sulle strade del Tour.

I 40 chilometri che separano Lacapelle-Marival da Rocamadour sembrano fatti su misura per un uomo da corse contro il tempo come Ganna, benché non siano tutti pianeggianti e benché, con 3.000 e passa chilometri nelle gambe, pensare che i valori “normali” possano venir fuori come se niente fosse è decisamente un azzardo.

Le crono finali di un grande giro sfuggono spesso al pronostico, e quanto accaduto due anni fa col ribaltone operato da Pogacar ai danni di Roglic (che era nettamente favorito prima del via della tappa) dimostrano che è bene evitare di dare per scontate troppe cose. Ganna è il favorito, ma non il solo ad esserlo.

Avrà dalla sua una prima metà di cronometro abbastanza congeniale alle proprie caratteristiche, con lunghi rettilinei e qualche curva che non dovrebbe comunque impensierire più di tanto chi fa della conduzione del mezzo il suo punto di forza. Fino a Couzou, a più di due terzi di gara, tutto dovrebbe andare per il verso sperato.

Poi però nel finale le carte verranno adeguatamente rimescolate con un tratto di discesa che precederà la piccola Cote de Mages, 1.500 metri al 4,7%, terreno buono per qualche finisseur per recuperare terreno e poi lanciarsi verso il traguardo, preceduto a sua volta dalla Cote de l’Hospitalet che misura pressappoco sempre un chilometro e mezzo, ma al 7,4% di pendenza media. Gestire le forze sarà fondamentale per non rischiare di essere rimbalzati quasi in vista della linea d’arrivo: un ostacolo non di poco conto che gli specialisti dovranno schivare con cognizione di causa.

VAN AERT, GANNA O KUNG: LA TRIADE DEI FAVORITI

Proprio quel finale così mosso e adatto a corridori che si esaltano quando la strada comincia a salire sembrerebbero far propendere l’ago della bilancia dalla parte del solito Wout Van Aert. Che a Copenaghen fu battuto solo da Lampaert, ma che su un percorso di 40 chilometri inevitabilmente farà un po’ meno paura e un po’ più di fatica. A sostenerlo però è una condizione super, la stessa che gli ha permesso persino di “decidere” chi dovesse vincere tra lui e Laporte sul traguardo di Cahors.

Il belga l’ha fatta da padrone per tutta la Grand Boucle, al netto della splendida interpretazione di Vingegaard è da considerare il vero MVP del Tour e avrà persino l’arrivo sugli Champs Elysees per provare a piazzare altre due tappe davanti a tutte prima di andare a casa. Insomma, Van Aert è il vero pericolo per Ganna, che dovrà poi guardarsi le spalle da Stefan Kung, che l’ha già battuto due volte nel recente passato (Agli Europei di Trento 2021 e alla Tirreno-Adriatico dello scorso marzo). Stefan Bisseger è un altro cliente scomodo, benché il suo Tour sia stato decisamente sottotono.

E poi ci sarebbero i soliti duellanti, vale a dire Vingegaard e Pogacar: lo sloveno a cronometro va più forte del danese, ma pensare di recuperare tre minuti e passa alla maglia gialla (specie per quel che ha dimostrato da una decina di giorni a questa parte) è fantascienza pura. Magari una trentina di secondi o un minuto glielo darà, ma di più è oggettivamente improbabile. Yves Lampaert, vincitore del prologo, qualche velleità da spendere ce l’avrà sicuramente, e pure Geraint Thomas punterà a un buon piazzamento.

Difficilmente però si uscirà dal triangolo Van Aert-Ganna-Kung: i veri specialisti sono loro e benché le fatiche del Tour si faranno sentire, su un percorso tanto lungo non c’è molto da inventarsi. A Pippo, insomma, l’Italbici chiede un piccolo miracolo: la terza Grand Boucle senza acuti sarebbe davvero un fardello insopportabile col quale dover fare i conti.

(Credits: Getty Images)

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