TOUR DE FRANCE TAPPA 21: VAN AERT, UN’ALTRA VOLATA PER LA LEGGENDA

TOUR DE FRANCE TAPPA 21: VAN AERT, UN’ALTRA VOLATA PER LA LEGGENDA

TOUR DE FRANCE TAPPA 21: VAN AERT, UN’ALTRA VOLATA PER LA LEGGENDA

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È rimasta solo una cartuccia da sparare a Wout Van Aert: vincere sugli Champs Elysees e decretare in modo definitivo la sua superiorità sul resto della carovana gialla. Che per carità, sul gradino più alto del podio vedrà salire il compagno di squadra Jonas Vingegaard, ma che senza le fiammate e i colpi di classe cristallina del belga non sarebbe stato lo stesso.

Gli aggettivi per descrivere quanto fatto da Van Aert nell’edizione numero 109 della Grand Boucle sono oggettivamente terminati: un mostro di bravura nelle volate ristrette, un fuoriclasse a cronometro, un favoloso regista nelle tappe di montagna e un finisseur come pochi se ne vedono al mondo. Un corridore completo che ha nobilitato la corsa in terra di Francia e che potrebbe regalarsi per davvero un ultimo scalpo eccellente, anche se solitamente il traguardo che pone fine al Tour è dedicato alle ruote veloci e potrebbe in qualche modo far tornare a parlare i veri specialisti delle volate.

Ma celebrare Van Aert va oltre qualsiasi pronostico: lui la gamba e la classe per vincere sui Campi Elisi sa di averla (non a caso l’ha fatto proprio lo scorso anno…), e chissà che magari non voglia chiudere bottega con l’ennesimo fuoco d’artificio.

 

VOLATA DI GRUPPO, MA IL BELGA SA COME SI FA

La corsa dei Jumbo Visma ne uscirebbe ulteriormente nobilitata, anche se più nobile di così viene da chiedersi come avrebbe potuto essere. Vingegaard, che a cronometro ha dato 8 secondi a Pogacar (a riprova del fatto che alla fine di un grande giro certi valori standard lasciano il tempo che trovano), sarà giustamente incoronato nuovo re di Francia, ma la sua squadra è stata semplicemente imbattibile sotto ogni punto di vista o profilo altimetrico.

Un team che ha cannato una sola tappa (quella con arrivo al Peyragudes), dove pure il danese s’è difeso egregiamente cedendo un paio di metri solo sulla rampa finale. Per il resto è stato un Tour perfetto e chiuderlo con un’altra vittoria di tappa sarebbe clamoroso.

Più facile però che nella frazione che come da tradizione chiude la corsa gialla ci sia da lasciare spazio a gente come Jasper Philipsen (il velocista più in forma dell’ultima settimana), Fabio Jakobsen, Caleb Ewan o Dylan Groenewegen, con Mads Pedersen e Peter Sagan (sempre nostalgico metterlo tra i favoriti, anche se la zampata di un tempo pare essere ormai un ricordo) a tentare di inserirsi nel magnifico gruppo dei velocisti di giornata.

Il tutto dopo 115 chilometri che in realtà per almeno due terzi di percorrenza non produrranno alcuno scosso: i primi 20 saranno tutti a beneficio dei fotografi per gli scatti di rito, poi dopo il simbolico GPM della Cote du Pavè des Gardes tanti piccoli saliscendi per approcciare ai -56 dall’arrivo al circuito intorno agli Champs Elysees, lungo 7 chilometri e da ripetere 8 volte. Le insidie maggiori saranno al solito legate alla superficie irregolare (ci sono una sorta di pietre, o sampietrini, al posto dell’asfalto), ma tutto perfettamente in linea con gli standard di sicurezza.

Se Van Aert vorrà nuovamente farla da padrone gli basterà farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. I rivali li conosce tutti, e sa di poterli mettere nel sacco, nonostante le fatiche della cronometro potrebbero in qualche modo togliergli un po’ di esplosività. Ma solo sulla carta, perché nella realtà tutti sanno che ciò non potrà mai accadere.

 

JONAS VINGEGAARD, IL NUOVO RE DI FRANCIA

Poco altro da aggiungere, insomma, alla vigilia di un’ultima tappa che celebrerà ancora una volta la grandezza del Tour agli occhi del mondo. Un podio iconico con l’Arc de Triomphe sullo sfondo, la cartolina da consegnare alla leggenda, nonché una foto destinata a restare impressa nella memoria dei protagonisti per tutto il resto dei loro giorni.

Jonas Vingegaard un anno fa salì sul secondo gradino del podio, quest’anno scalerà al centro, su quello più alto, mandando alla sua destra Tadej Pogacar, che forse non si aspettava di trovare un rivale tanto preparato, al punto che pure Eddy Merckx (si, proprio lui, il “Cannibale”: cinque Tour vinti tra il 1969 e il 1974) l’ha criticato aspramente per aver gestito male le fasi di preparazione alla corsa e sottovalutato il danese.

Il terzo posto finale è invece una ricompensata più che meritata per Geraint Thomas, che dopo il primo posto del 2018 e il secondo del 2019 chiude un cerchio con la terza iconografica sui Campi Elisi. Il Tour si chiude inoltre con Vingegaard vincitore della prestigiosa maglia a pois del miglior scalatore, anche se mai l’ha indossata (c’era sempre la gialla da dover sfoggiare…), Van Aert dominatore della maglia a verde della classifica a punti, Pogacar vincitore della maglia bianca riservata agli Under 25 (la terza consecutiva, ma tra un anno potrà ancora farla sua per la quarta e ultima volta) e il team Ineos Granadiers vincitore tra le squadre.

E gli italiani? Con il quinto posto di Ganna nella cronometro conclusiva s’è chiusa nel modo peggiore una spedizione fallimentare. Da 63 tappe un italiano non vince al Tour, tra pochi mesi l’ultimo vincitore a Parigi (cioè Nibali, storia vecchia di 8 anni) appenderà la bicicletta al chiodo  anche per questo e il futuro appare oggettivamente scuro. Meglio godersi gli spettacoli altrui, in attesa di tempi migliori.

 

(Credits: Getty Images)

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