TOUR DE FRANCE TAPPA 3: ANCORA I VELOCISTI, SARÀ JAKOBSEN BIS?

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TOUR DE FRANCE TAPPA 3: ANCORA I VELOCISTI, SARÀ JAKOBSEN BIS?

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In Danimarca si aspettavano i colpi di scena a iosa, ma tolta la cronometro c’è stato poco da raccontare nella trasferta in Nord Europa che ha aperto il Tour 2022. Che è pronto a chiudere la parentesi estera con un’altra frazione decisamente ammiccante per le ruote veloci, anche se qualche inciampo lungo il percorso potrebbe contribuire a rimescolare le carte.

Al vento, tanto temuto nel primo arrivo in linea ma rivelatosi solo uno spauracchio senza mordente, s’è sostituita presto la difficoltà di riuscire a interpretare un percorso che nei chilometri finali ha presentato insidie a ripetizione, tanto da costringere più di un corridore a mettere il piede per terra.

Tra questi, anche Tadej Pogacar è stato costretto a rinunciare a battagliare con i migliori, complice una caduta che l’ha coinvolto in maniera indiretta ai -2 dal traguardo, con relativa neutralizzazione del tempo. Le trappole, insomma, sono disseminate ovunque e più o meno oggi il canovaccio sarà lo stesso: le squadre degli uomini da volata a menare le danze e qualche outsider pronto a inserirsi nella bagarre.

VAN AERT SI È STANCATO DI ARRIVARE SEMPRE SECONDO

Il primo arrivo in linea è servito per far conoscere al mondo la favola di Fabio Jakobsen, velocista che due estati fa al Giro di Polonia rischiò di morire dopo un tremendo schianto avvenuto a pochi metri dal traguardo (gli venne persino data l’estrema unzione). Un percorso lento e faticoso gli ha consentito di rimettersi in gioco, a dispetto delle tante voci contrarie che lo davano ormai costretto a un ruolo di assoluto comprimario.

E invece alla prima vera chance per griffare, Jakobsen non s’è fatto pregare: a vederlo bene è sbucato quasi fuori dal nulla in una volata nella quale tutti gli occhi erano rivolti sulla maglia verde di Wout Wan Aert, che ha chiuso secondo ma con la soddisfazione di aver sottratto la maglia gialla dalle spalle di Yves Lampaert, che da buon gregario nelle volate di Jakobsen (entrambi corrono con la Quick Step-Alpha Vinyl) ha lavorato per il compagno, andandolo ad abbracciare dopo l’arrivo.

La perdita del simbolo del primato poco gli interessa: il ciclismo è uno sport di squadra e anteporre gli interessi del collettivo a quelli personali è l’unica cosa che conta per davvero. Oggi Jakobsen avrà così l’opportunità di bissare la vittoria in terra danese in una seconda frazione che si preannuncia simile alla precedente, anche se nel finale non ci sarà da combattere col vento lungo il Grand Belt, l’anello ricavato all’interno del mare.

TAPPA PIATTA, MA A 800 METRI DALL’ARRIVO C’È UNA TRAPPOLA

Se tutto ciò possa rappresentare anche una sorta di volano per qualche avventuriero in cerca di fuga, beh, questo è tutto da vedere. Un tentativo era stato fatto anche nella prima tappa in linea, con i fuggitivi ripresi ai -7 dall’arrivo. Stavolta il finale si presenta più regolare, con un lungo rettilineo a partire dai -5 (ma in mezzo all’abitato di Sondeborg) e una sola vera asperità, cioè una curva a 90 gradi a 800 metri dal traguardo, che chi vorrà puntare a far suo lo sprint dovrà prendere necessariamente nelle prime posizioni.

Praticamente irrilevanti le tre cotes che si snodano lungo i 182 chilometri di giornata: Koldingvej (un chilometro al 3,4%), Hejsminde Strand (800 metri al 5,5%) e Genner Strand (1,7 km al 3,5%) non rappresentano insidie tali da poter essere considerate uno scoglio per nessuno, anche perché l’ultima è posta ai -60 dall’arrivo. A conti fatti saranno buone occasione Magnus Cort Nielsen di irrobustire il simbolo del primato della classifica degli scalatori, lui che è l’unico ad aver conquistato punti nella prima tappa passando per primo su tutti e tre gli arrivi volanti del GPM.

La sensazione è che l’ultima frazione in terra danese prima del rientro in Francia (con annesso giorno di riposo) vivrà tutta nell’attesa della prevedibilissima volata, con Jakobsen chiaramente favorito e Van Aert e Jasper Philipsen immediatamente alle sue spalle come possibili alternative vincenti. Da capire semmai chi potrebbe inserirsi nella lotta con il trio delle meraviglie: Caleb Ewan ha iniziato malissimo il suo Tour e dovrà necessariamente mandare un segnale, Mads Pedersen è stato il grande deluso del primo arrivo (fino ai 200 metri era il corridore meglio lanciato, ma poi è letteralmente stato risucchiato) e conta di potersi rifare e dare una gioia ai propri connazionali, Peter Sagan ha mandato segnali importanti e potrebbe anche fare la sorpresa. L’Italia ha poche carte da spendere: Luca Mozzato ieri ha chiuso al nono posto e già riuscire a confermarsi in top 10 non sarebbe un che da disprezzare. Alberto Dainese ieri è caduto ai -20 e bisognerà capire in che condizioni affronterà la tappa.

(Credits: Getty Images)

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