VUELTA A ESPANA, SI PARTE: TUTTI CONTRO ROGLIC

VUELTA A ESPANA, SI PARTE: TUTTI CONTRO ROGLIC

VUELTA A ESPANA, SI PARTE: TUTTI CONTRO ROGLIC

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Per qualcuno è l’esame di riparazione di una stagione nata sotto determinati auspici ma rivelatasi poi l’esatto opposto di quanto desiderato, per altri è davvero l’appuntamento più importante dell’intera annata. Per altri ancora, semplicemente, una meravigliosa passerella di saluto, quello che in America chiamato in sunset boulevard, sul quale sfileranno Vincenzo Nibali e Alejandro Valverde. La loro Vuelta sarà davvero particolare: non andranno per fare classifica, ma unicamente per godersi quello che sarà l’ultimo loro viaggio in un grande giro, ricordando i giorni in cui sia lo Squalo che l’Embatido salirono il gradino più alto del podio al termine dell’ultima frazione (Nibali nel 2010, Valverde nel 2009).

Magari andranno a caccia di una tappa e di terreno per provare a dare la zampata su qualche salita (o meglio, rampa) ce n’è in abbondanza: lo sognano gli appassionati, lo sperano i diretti interessati, magari consci di poter godere di un po’ di libertà da parte degli uomini di classifica che faranno a gara a marcarsi l’uno con l’altro, tutti decisi però a spodestare una volta per tutte Primoz Roglic che da tre anni la fa da padrone incontrastato.

PRIMOZ È UN’INCOGNITA, HINDLEY VUOLE LA DOPPIETTA

Se la maglia gialla per lo sloveno ha assunto le sembianze di un incubo, quella rossa è divenuta come una seconda pelle. Ma quest’anno per puntare al poker (che non è riuscito a nessuno nella storia) dovrà abbattere tanti ostacoli, prima di tutto quelli che la strada gli ha posto nel corso delle ultime settimane. Gli infortuni patiti al Tour, con la lussazione della spalla e i problemi alla schiena che ne hanno consigliato il ritiro prima dell’ultima settimana, sono la punta di un iceberg che l’ha visto penare sin dai primi giorni di gara del 2022, dove tolte la Parigi-Nizza e il Giro del Delfinato ha avuto ben poco da festeggiare.

Roglic avrà il numero uno sulla schiena, ma sulle sue condizioni è lecito nutrire dubbi: capirà strada facendo se sarà davvero l’uomo da battere, lui che sulle salite brevi ma tanto impervie della Spagna s’è sempre trovato a suo agio. Sulla carta il primo vero rivale è Jai Hindley, che a maggio ha sorpreso tutti conquistando in rimonta il Giro d’Italia e che da allora ha corso poco, preparandosi unicamente per l’ultimo grande giro stagionale. Una doppietta Giro-Vuelta appare alla stregua di un sogno: nella storia è riuscita solo a Eddy Merckx nel 1973, a Giovanni Battaglin nel 1981 e ad Alberto Contador nel 2008, ma nel ’73 e nell’81 la Vuelta precedeva addirittura il Giro ad aprile, mentre dall’inizio del nuovo millennio è stata sposta ad agosto inoltrato.

Se in forma, Hindley ha tutto per poter recitare un ruolo da protagonista, dovendo però condividere i gradi di capitano della Bora Hansgrohe con Sergio Higuita, dato in grande condizione ma sempre frenato dalla scarsa abilità a cronometro che gli è costata la vittoria finale sia nel Giro di Svizzera che nel recente Giro di Polonia.

RIECCO CARAPAZ, MA TUTTI ASPETTANO REMCO

Richard Carapaz sa perfettamente che la Vuelta rappresenta per lui una sorta di ultimo appello per salvare una stagione altrimenti un po’ deludente. Al Giro ha avuto la situazione sotto controllo fino all’ultima ascesa, poi però sulla Marmolada è andato in crisi sull’ennesimo attacco di Hindley, che nella penultima tappa gli ha portato via la maglia rosa quando il più sembrata fatto. L’obiettivo dell’ecuadoriano è quello di centrare la vittoria finale: la sfida con l’australiano gli offre l’opportunità di una rivincita che potrebbe spronarlo ad andare oltre i propri limiti, dopo che già nel 2020 aveva chiuso secondo alle spalle di Roglic.

Tra i possibili outsider per i piani alti è giusto considerare Simon Yates: al Giro è andato presto in crisi ma nelle corse di avvicinamento alla Vuelta ha fatto vedere di star bene, dando l’impressione di aver preparato la corsa a puntino. Remco Evenepoel è forse il ciclista più atteso di tutti: a San Sebastian, nel giorno del ritorno alle corse dopo due mesi di stop, ha impressionato per la facilità di pedalata, facendosi 45 chilometri di fuga quasi fossero una cronometro. A parole i Quick-Step Alpha Vinyl hanno provato a togliergli pressione dalle spalle, ma è chiaro che se Remco vuol far vedere per davvero di essere un uomo da corse a tappe (e non solo cacciatore di classiche) ha davanti a sé l’occasione giusta per dimostrare quanto vale, con una sessantina di chilometri contro il tempo a dargli una mano.

GLI ITALIANI SI PRESENTANO IN 13: POZZOVIVO VUOLE LA TOP TEN

La Vuelta è una sorta di ancora di salvataggio anche per Joao Almeida, il cui 2022 è stato un anno piuttosto avaro di soddisfazioni (il secondo posto alla Vuelta a Burgos è un bel segnale), mentre la pattuglia spagnola dovrà cercare di chiedere un mezzo miracolo a Mikel Landa, sul podio al Giro ma apparso ormai in parabola discendente, a Miguel Angel Lopez, appena reintegrato dall’Astana dopo i sospetti su una presunta iscrizione in un’indagine doping (accuse poi ritirate), e ad Enric Mas, uscito decisamente con le ossa rotte dal Tour. Pavel Sivakov ed Esteban Chaves potrebbero restare con i migliori in salita, o magari saltare in fretta senza lasciare traccia.

E gli italiani? Detto di Nibali, tra i 13 al via ci sarà pure Domenico Pozzovivo, forse all’ultima vera recita da capitano in un grande giro, dove punta a entrare in top ten. Fari puntati su Matteo Fabbro, Fausto Masnada, Alessandro De Marchi e Samuele Battistella, tutti decisi ad andare a caccia di tappe, mentre Edoardo Affini cercherà di fare bene a cronometro.

(Credits: Getty Images)

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