COUNTDOWN: GIDEY 10, SINNER E VETTORI 8, 7 ALLA CALZA DI BONUCCI, 5 CR7, 2 AGLI AUTOGOL

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COUNTDOWN: GIDEY 10, SINNER E VETTORI 8, 7 ALLA CALZA DI BONUCCI, 5 CR7, 2 AGLI AUTOGOL

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Il meglio e il peggio dello sport del fine settimana

 

LETENSBET GIDEY 10

Se siete un uomo adulto e avete scelto di fidanzarvi con Letensbet Gidey, occhio a non farla arrabbiare. Perche se le venisse voglia di rincorrervi, beh, la vostra fuga durerebbe lo spazio di qualche metro. Basta guardare quanto impiega a correre una mezza maratona: con il tempo di un’ora, due minuti e 52 secondi l’atleta etiope ha stabilito il nuovo record mondiale della specialità (21 km e 97 metri), migliorando di 70 secondi il precedente primato della keniana Ruth Chepngetich. Pensate poi a che faccia possa aver fatto al traguardo Yalemzerf Yehualaw, che a sua volta aveva ritoccato il precedente record mondiale di 12 secondi, arrivando al traguardo con poco meno di un minuto di ritardo dalla Gidey. Che a Valencia aveva già stabilito il record mondiale dei 5000, e che domenica scorsa ha fatto nuovamente la storia. Provate a prenderla, se ci riuscite.

 

MIKAELA SHIFFRIN 9

Ci vuole il pallottoliere quando si parla della fuoriclasse di Vail. Che dopo due anni giù dal trono, complice la dolorosa perdita dell’amato papà Jeff che l’ha condizionata per mesi, ha deciso che è giunta l’ora di andarsi a riprendere quello che è suo. La vittoria nel gigante di apertura di Soelden spiega bene quello che sarà il pane quotidiano della stagione dello sci femminile: Shiffrin contro Gut per la generale, con Vlhova (terza all’arrivo) a fare da terzo incomodo. La vittoria numero 70 in carriera, la 13esima in gigante, val bene un monito per le rivali: Mikaela è è tornata per comandare, in Coppa del Mondo come a Pechino quando a febbraio sarà tempo di discese olimpiche. Sotto un volto angelico si nasconde una ferocia che attende di sprigionare energia da due anni.

 

JANNIK SINNER 8

S’è detto tanto, tanto altro si dirà. Il futuro del tennis si chiama Jannik Sinner, ormai è chiaro. Solo il talento altoatesino potrebbe buttare al vento un percorso già scritto. Tra i top 10 tra una manciata di giorni, quarto titolo stagionale, Diego Schwartzman fatto accomodare in poltrona a godersi lo spettacolo della sua ombra che palleggiava con l’italiano. E se Sinner è parso battersi contro l’ombra di Schwartzman, sia chiaro, non è per demerito dell’argentino ma per merito dell’azzurro. Il passo avanti nella Race, con il sorpasso su Norrie che vale il nono posto, gli fa fiutare anche le Finals di Torino. Ad Anversa è stato un Sinner dominante: bene in accelerazione, bene al servizio, bene in diagonale. Mai nessun italiano era riuscito a calare il poker in una sola stagione: nel complesso, su sei sei finali, l’unica persa è stata finora quella del “1000” di Miami lo scorso aprile contro Hurkacz. Il tempo dirà, certo, ma qualcosa l’ha già detta…

 

MARVIN VETTORI 8

La MMA parla italiano. Provateci a salire di categoria di peso con un preavviso di qualche giorno solo perchè il vostro avversario, tal Paulo Costa che poi proprio un signore nessuno non lo è, si è imbolsonito a tal punto da farvi scegliere: o all’ingrasso forzato mangiando tutto quello che vi capita a tiro oppure dritti contro il pericolo. Un po’ incoscienti e un po’ lucidi come non mai: perchè la voglia di Marvin Vettori di spaccare il mondo era tanta. Poco importa se Costa, a incontro finito, abbia lamentato un infortunio al bicipite sinistro che gli ha impedito di allenarsi e fare a meno di quel fardello di 9 chili in più che lo hanno trasformato da peso medio a peso massimo. La misura extralarge, tuttavia, non ha frenato Vettori, celebrato anche da Dana White, il patron di Ufc (grazie, direte voi: gli ha salvato il main event. Direste bene): per carità, cinque riprese durissime, mica una passeggiata, al termine delle quali Vettori ha vinto all’unanimità. 190 colpi a segno per Vettori contro i 163 di Costa. Adesso il futuro dell’Italian dream nella MMA può decollare davvero.

 

MATEY KAZIYSKI 8

E per fortuna che era vecchio. Matey Kaziyski se l’è sentito dire un’infinità di volte, ma la verità è che lui ha fatto un patto col diavolo e pur se la carta d’identità dice 37 ha la forza, lo spirito e la voglia di un ventenne che vuol scoprire cosa gli riserverà il mondo. A Trento, fortuna sua (e loro), l’hanno capito bene e gli hanno affidato nuovamente le chiavi di una macchina che a fari spenti ha già messo in bacheca il primo trofeo stagionale, cioè la Supercoppa Del Monte. Tutti aspettavano Civitanova e Perugia, in finale si sono presentate Trentino e Monza, col bulgaro a buttar giù palloni tanto da prendersi coppa e premio quale MVP della rassegna. Era tornato in estate dopo cinque anni di esilio, ha ricominciato da dove aveva lasciato: con quello di domenica fanno 16 titoli vinti con Trento, 13 con la fascia di capitano al braccio. Il giovane Michieletto, suo nuovo compagno di reparto, ha trovato una guida d’eccezione: con quei due a Trento hanno già ricominciato a sognare.

 

GIOVANNI SIMEONE 8

Se entri nel fantastico club dei 28 – cioè di sole 28 persone al mondo che hanno fatto quello che sei riuscito a fare anche tu – allora una menzione la meriti di diritto. Giovanni Simeone e altri 27 prima di lui hanno messo a segno 4 gol in una sola gara in serie A: a farne le spese la Lazio (3, biancocelesti irriconoscibili e lontani anni luce dall’idea di gioco che mister Sarri porta con sé quasi come un alone). Per l’erede del Cholo Simeone, il giorno più bello da calciatore: non solo per il poker personale (a proposito, che si porta a casa uno che fa 4 gol in una partita? Per la tripletta c’è il pallone, ma per il poker?) ma anche per l’intensità che si è unita alla qualità e ne ha fatto una minaccia costante per la retroguardia a forma di gruviera della Lazio.

 

ELIA VIVIANI 8

Gli mancava solo quel metallo in bacheca, e finalmente dopo 4 tentativi andati a vuoto il metallo è arrivato. Con quel che è quotato poi l’oro di questi tempi, un affare in tutti i sensi: Elia Viviani s’è tolto la scimmia dalle spalle, e da buon profeta ha riportato in Italia il titolo nell’eliminazione dai mondiali su pista di Roubaix. È la prima volta che si mette al collo una medaglia iridata, dopo che in un’altra disciplina (l’omnium) aveva conquistato l’oro ai Giochi di Rio del 2016 e il bronzo a quelli di Tokyo. L’eliminazione è da sempre la gara che preferisce, ma paradossalmente quella che gli aveva regalato meno gioie: l’abbraccio con la fidanzata Elisa Cecchini (anche lei ciclista) e le lacrime prima di salire sul podio dicono tutto sulla straordinaria forza di un atleta sempre più vanto dell’Italia del pedale.

 

IL WEEK-END DI MISANO 7,5

Dai, davvero Quartararo ha vinto il mondiale? Sai quanto ce ne frega. Le ha prese pure da Bastianini, detto “la Bestia”, nato a Rimini e quindi di casa a Misano, dove pure ha dovuto ringraziare quello sciagurato di Pecco Bagnaia se alla fine è salito ancora una volta sul podio (la seconda in stagione). Se il “Marco Simconelli” ha avuto la sua seconda gara stagionale è solo perché bisognava salutare il “Dottore”, senza il quale il motomondiale non sarà più lo stesso. E guarda a caso, nel giorno del tributo per Vale, quel cabroncito di Marquez s’è rimesso in mezzo a rompere le scatole, prendendosi una vittoria che manco sa lui come ha fatto ad arpionarla. Si vabbè, la storia del “calcetto” di Sepang 2015 l’avevamo dimenticata, proprio adesso doveva tornarci in testa? Comunque Rossi ancora una volta ha stupito tutti, piangendo per la prima volta in vita sua davanti alla folla che lo osannava. I detrattori han detto che sono già tre anni che ha smesso di correre, visti i risultati. Se ne accorgeranno a marzo, quando l’audience calerà a picco e i buffi della Dorna torneranno a salire.

 

IL CALZINO DI BONUCCI 7

Il famoso “bigliettino” consegnato da Kaio Jorge al momento del suo ingresso in campo all’indirizzo di Bonucci, che gli ha dato un’occhiata rapida, quindi l’ha riposto nel calzettone. Allegri ne ha sconfessato la paternità, dicendo che di queste cose se ne occupa Landucci, persona fidata del suo staff. E il mondo del web subito s’è sbizzarrito su cosa mai ci potesse essere scritto, se qualche indicazione per le palle inattive, o se qualche suggerimento legato alla situazione disciplinare degli avversari o roba simile. Max a fine partita c’ha riso su, Leo non ha fatto trapelare alcuna parole. Sarà pure il calcio del VAR e dell’on field review, ma a conti fatti un po’ di sana vecchia maniera amanuense non guasta mica.

 

AL RAPPORTO TRA ALLENATORI-ARBITRI 5

Nulla di grave, fasi concitate di gioco, ma quattro allenatori, nell’ultimo turno di serie A, sono stati cacciati anzitempo. Mourinho, Spalletti, Inzaghi e Gasperini, successivamente, hanno lamentato un certo atteggiamento dei direttori di gara che pare andargli poco a genio. Fasi di gioco, scelte di campo, episodi dubbi: fa parte del calcio. E non scandalizza nemmeno il rosso a un allenatore. Che però vi sia una tensione palpabile, che spesso sfocia in qualcosa di più, è un dato di fatto. Nonostante il Var, che dovrebbe servire a spazzare via i dubbi, le polemiche non si placano e troppe volte confluiscono nel post partita. Allora tutti danno la colpa a tutti e si sacrica il barile: sono gli arbitri, no gli allenatori, no i calciatori, no i giornalisti, no i tifosi, no i social, no è colpa tua. Io? Oh bischero: io alle sei di ieri pomeriggio ero al cinema…

 

CRISTIANO RONALDO E IL MAN UTD 5

La frustrazione porta a falli di reazione, lo sa bene anche CR7 che ieri, nel corso dell’imbarcata presa dal Manchester United contro il Liverpool, s’è lasciato andare e, dopo un fallo a Curtis Jones, ha preso a calci il pallone protetto dal centrocampista con il corpo. I Red Devils sono fuori dalla zona Champions e quella del portoghese somiglia a tutt’altro rispetto alla scelta lungimirante fatta quando è scappato da Torino in fretta e furia.

 

MERCEDES 4

Diamine, la Mercedes è davvero sotto pressione. E sta sbagliando una marea di decisioni. Ad Austin, il giardino di casa (5 vittorie nei 6 GP disputati prima di domenica scorsa), è riuscita persino a prenderle da quello sbruffoncello di Max Verstappen. Che ha vinto sia per le sue indubbie qualità di guida e di gestione della gomma, sia per l’ennesima dormita del muretto box delle frecce d’argento. Che anziché andare in copertura su Max ha preferito tenere Hamilton fuori per tre giri in occasione della prima sosta e addirittura 8 in vista della seconda, consegnando di fatto la vittoria all’olandese che allo start si era ritrovato a inseguire. Il mea culpa di Toto Wolff non è servito a salvare la faccia: un bagno di umiltà potrebbe non bastare per salvare anche la stagione e mantenere Hamilton sul trono mondiale. Il quale ha fatto capire di essere parecchio irritato, come dimostra il look sempre più nonsense, un mix tra un boscaiolo dello Utah e un panettiere di Canicattì.

 

AGLI AUTOGOL 2

Le scuole di pensiero sono molteplici, per carità, ma se li abolissero non se ne accorgerebbe nessuno. Lasciassero onore al merito della giocata di chi attacca e liberassero le coscienze di chi difende, cui già tocca fare i conti con i gol al passivo. Finora, in nove turni di serie A ce ne sono stati dieci – cinque solo nell’ultimo week end, tre dei quali di attaccanti – e cinque in serie B. Ne ha fatto uno anche Ibra: ma Ibra è Ibra e chi si ricorderà mai? Però mettetevi nei panni dello Strandberg di turno: uno che, magari, con la Salernitana non farà mai gol. Solo autogol.

 

(Credits: Getty Images)

 

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