Francesco Guccini (Imago)
Francesco Guccini è morto questa mattina nella sua casa di Pavana, sull’Appennino pistoiese. Aveva 86 anni. A darne notizia è stata la famiglia, spiegando che il cantautore si è spento circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari.
“Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata“, si legge nella nota diffusa dalla famiglia, che ha chiesto di poter vivere questo momento di dolore “nella più stretta intimità”. I familiari hanno inoltre ringraziato tutti coloro che vorranno unirsi al loro lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per consentire alle tante persone che lo hanno amato di rendergli omaggio, è stata annunciata una cerimonia commemorativa che si terrà nel mese di settembre. I dettagli dell’iniziativa saranno comunicati successivamente.
Francesco Guccini, una vita per la canzone d’autore
Nato a Modena il 14 giugno 1940, Guccini è considerato uno dei più importanti pensatori e innovatori della musica italiana del Novecento, con radici profondamente legate a Pavana, sull’Appennino pistoiese, luogo dell’anima e filo conduttore costante della sua poetica. Dopo le prime esperienze tra Modena e Bologna, il suo talento esplode a metà degli anni Sessanta: nel 1966 firma “Auschwitz”, incisa per la prima volta dall’Equipe 84, mentre l’anno seguente scrive “Dio è morto”, portata al successo dai Nomadi. Il 1967 segna anche il suo debutto discografico da solista con l’album “Folk beat n. 1”, che raccoglie brani destinati a diventare pietre miliari del cantautorato italiano.
Negli anni Settanta Guccini si afferma definitivamente come voce civile e letteraria per intere generazioni: nel 1972 esce “Radici”, che contiene capolavori come “Incontro”; nel 1976 arriva “Via Paolo Fabbri 43”, da cui emerge “L’avvelenata”; nel 1978 è la volta di “Amerigo”. La sua maturità compositiva prosegue negli anni Ottanta e Novanta con l’album omonimo del 1983, che ospita “Autogrill”, e con “D’amore di morte e di altre sciocchezze” del 1996, guidato dal brano “Cirano”.
Tra i titoli che hanno segnato la storia della musica italiana restano anche “La locomotiva”, “Eskimo”, “Bologna” e “Vedi cara”, canzoni che hanno trasformato vicende private, memoria collettiva e impegno civile in un patrimonio condiviso da più generazioni. Dopo aver lasciato l’attività concertistica, Guccini aveva continuato a dedicarsi alla scrittura e alla riscoperta della canzone popolare e da osteria, senza mai allontanarsi del tutto dalla scena pubblica: la sua ultima intervista, rilasciata al Corriere della Sera il 31 dicembre, mostrava ancora tutta la lucidità e il piglio critico che lo avevano contraddistinto per decenni. Con la sua scomparsa, l’Italia perde una delle voci più autorevoli e riconoscibili della propria cultura: quella di un poeta capace di raccontare il proprio tempo senza mai rinunciare all’ironia, al dubbio e alla memoria.
