BEN STILLER TIFA KNICKS, LA “SOFFERENZA” DI UN NEWYORCHESE VECCHIA MANIERA

BEN STILLER TIFA KNICKS, LA “SOFFERENZA” DI UN NEWYORCHESE VECCHIA MANIERA

BEN STILLER TIFA KNICKS, LA “SOFFERENZA” DI UN NEWYORCHESE VECCHIA MANIERA

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Perché tifo Knicks? Perché mi piace soffrire.

Più schietto e diretto di così, Ben Stiller proprio non avrebbe potuto essere. Tipico caso di tifoso che sceglie deliberatamente di dannarsi l’anima pur di non rinnegare quei colori che sin dall’infanzia li hanno più affascinato, forse convincendolo che anche nella Grande Mela c’è posto per sognare di compiere imprese altrimenti fuori dalla portata dei comuni mortali. Almeno adesso il buon Ben può dire che una luce si intravede in fondo al tunnel: con Tom Thibodeau qualcosa è effettivamente cambiato, con la squadra newyorchese tornata a competere a livelli più o meno accettabili nei piani alti della Eastern Conference, anche un po’ per provare a rispondere ai soldi investiti e alla voglia di diventare grandi dei cugini cittadini dei Brooklyn Nets.

FIGLIO D’ARTE, MA CAPACE DI REIVENTARE UN GENERE

Chissà come l’avrà presta Stiller quando un paio d’estati fa, seppur infortunato, Kevin Durant decise di snobbare la proposta dei Knicks, proprio per legarsi alla franchigia del New Jersey. Sta di fatto che di bocconi amari nei suoi 56 anni festeggiati proprio nell’ultimo giorno di novembre il caro vecchio Ben li ha dovuti ingoiare parecchi, complice l’andamento decisamente ondivago della sua squadra del cuore. Risultati certamente differenti da quelli che hanno caratterizzato ad esempio la sua carriera cinematografica, fatta di quasi 3 miliardi di dollari incassati al botteghino e una crescita costante che ne ha segnato un percorso professionale volto anche a distaccarsi un po’ da quelli dei genitori Jerry e Anna Meara. Se per lui le porte dello spettacolo si sono aperte in fretta, e forse più facilmente rispetto a molti suoi colleghi, non così la sua carriera nell’ambito della recitazione, svezzata negli anni ’80 a teatro e poi proseguita al cinema con alterne fortune fino alla fine del secolo scorso, quando con commedie come Tutti pazzi per Mary o Ti presento i miei (dove recita assieme a Robert De Niro) conquista stuoli di fan in tutto il mondo, divenendo uno degli attori più desiderati di Hollywood. I successivi successi al box office delle saghe di Zoolander e Una notte al museo lo consacrano una volta di più a divo assoluto del grande schermo, ruolo che nel tempo lo ha consacrato a icona dei primi due decenni del nuovo millennio. In tutto questo, la passione per i Knicks non è mai venuta meno.

IL BIOPIC SU KING, IL SOGNO DI UN ANELLO AL MSG

Newyorchese doc, Stiller è un habitué della prima fila del Madison Square Garden. Quando può, per nulla al mondo si perde una partita dei sui Knicks, che sono anche oggetto di buona parte dei suoi tweet a cavallo tra l’una e l’altra partita. In generale il basket per Ben è più di una semplice passione e negli ultimi anni ha persino stretto una bella amicizia con Enes Kanter, il giocatore turco che ha chiesto e ottenuto asilo politico negli USA dopo le minacce ricevute da funzionari vicino al capo del governo Erdogan (che lo accusò di essere persino uno dei sostenitori del tentato golpe di stato del 2016). Tra i prossimi progetti cinematografici di Stiller c’è peraltro posto anche per una storia legata alla pallacanestro, e in particolar modo al mondo NBA: l’attore, che negli anni ha vestito anche i panni del regista e del produttore, ha acquisito i diritti per il biopic sulla vita di Bernard King, giocatore a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, transitato per cinque stagioni anche ai Knicks. Il lungometraggio, che trarrà ispirazione dall’autobiografia dell’ex atleta, racconterà non solo le vicende sportive di King, che subì un grave infortunio al ginocchio nel 1985 riuscendo però con grande caparbietà a rientrare in NBA dalla porta principale (nonostante lo scetticismo di medici e addetti ai lavori), ma anche le vicende extra campo, volendo far emergere lo spessore dell’uomo dietro il giocatore. King è stato uno degli idoli adolescenziali di Stiller quando ancora per lui il MSG era una sorta di Eldorado, con le prime partite trasmesse in tv che lo vedevano seduto davanti al tubo a guardare i suoi Knicks. Che hanno vinto gli unici due titoli della loro storia nel 1970 e 1973, quando Ben era troppo piccolo per poterseli godere appieno. Un proposito, quello di vedere alzare l’anello dai giocatori in maglia blu arancione, al quale Stiller non vorrà mai rinunciare fino a che il Padre Eterno non lo porterà via da questa terra.

(Credits: Getty Image)

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