GIORNATA MONDIALE DELLA BICICLETTA: TOTÒ, COPPA COBRAM, E.T. E IL GRANDE CINEMA SU DUE RUOTE

GIORNATA MONDIALE DELLA BICICLETTA: TOTÒ, COPPA COBRAM, E.T. E IL GRANDE CINEMA SU DUE RUOTE

GIORNATA MONDIALE DELLA BICICLETTA: TOTÒ, COPPA COBRAM, E.T. E IL GRANDE CINEMA SU DUE RUOTE

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Fossimo tutti ciclisti, non per forza quelli professionisti, piuttosto provetti cicloamatori che utilizzano le due ruote anche per muoversi in città, il mondo sarebbe certamente un posto migliore. Intanto più sano, perché tutto questo contribuirebbe a rendere meno inquinato il pianeta, riducendo le emissioni di Co2 nell’atmosfera.

E puoi ne beneficerebbero in tanti per ciò che riguarda il proprio fisico, perché un po’ di sana attività sportiva (anche se in questo caso sarebbe più per motivi pratici che non di puro e sano agonismo) fa bene al corpo e alla mente. Lentamente l’umanità sta riscoprendo quello che per decenni è stato il solo mezzo di movimento di molte famiglie, quando però le strade non erano ancora lisce come quelle del presente e dove davvero la fatica di portare a casa un pezzo di pane era nulla se paragonata a quella di spingere il proprio mezzo su campi e colline.

La bici è messaggio universale di pace e spensieratezza, ma è anche e soprattutto uno strumento al passo con i tempi per poter vivere la propria dimensione di vita. E anche se in Italia è ancora troppo spesso sinonimo di pericolo (perché negli anni non è stata fatta una campagna a suo favore e di tutela), chi può se la gode e la utilizza ogni qualvolta ne ha l’opportunità.

TUTTO EBBE INIZIO CON “LADRI DI BICICLETTE”

Caschetto in testa ben allacciato, catarifrangenti in bella vista e percorsi (se possibili) alternativi alle strade trafficate da auto e motorini: questo è il manifesto del ciclista provetto, cosa che non necessariamente fa rima con ciò che hanno raccontato decenni di pellicole cinematografiche nelle quali la bicicletta s’è ricavata una propria nicchia, entrando prepotentemente nel costume delle società dell’epoca. Un titolo su tutti?

Ladri di biciclette

il film col quale nel 1948 Vittorio De Sica ha dato voce a uno spaccato di Italia uscita a pezzi dalla guerra, ma dove la bici rappresentava più che mai un’ancora di salvezza, nonché uno strumento indispensabile per provare a ripartire. Ma la povertà del tempo, la dura esistenza in mezzo a quartieri dove vigeva appieno la regola

mors tua, vita mea

ha finito per offrire al pubblico un qualcosa di più sul vero e reale significato della bicicletta, tanto che all’epoca gli spettatori italiani non accolsero bene la pellicola. Ma all’estero quel messaggio di fondo venne compreso in modo differente, dando al film il giusto tributo e finendo per avvallarne il grande successo internazionale.

QUANDO TOTÒ PORTÒ SUL PICCOLO SCHERMO I BIG DEL CICLISMO

Al pubblico italiano non piaceva troppo essere identificato come un popolo di malfattori e ladri. Sarà per questo che “Totò al Giro d’Italia”, uscito pochi mesi dopo il capolavoro di De Sica, ebbe ben altra accoglienza: una macchietta del tempo, il primo vero film italiano nel quale i campioni dello sport si prestavano ben volentieri ad apparire sul piccolo schermo, godendo un po’ della loro stessa fama.

Il Giro all’epoca era molto più di un simbolo in un’Italia da ricostruire e vedere Totò accanto a Bartali, Coppi, Magni e Bobet (giusto per citarne alcuni) fece si che a molti venisse voglia di andare al cinema a godersi un’ora e mezzo di risate.

Era a suo modo una celebrazione della bicicletta, quella che venne fatta in modo ben più dissacrante qualche decennio dopo (era il 1980) in “Fantozzi contro tutti”, quando Paolo Villaggio diede vita a una favolosa interpretazione del ragioniere più amato dagli italiani, intento a partecipare alla Coppa Cobram, voluta dal nuovo direttore aziendale (grande appassionato di ciclismo) come evento di inaugurazione a margine del suo insediamento.

Fantozzi partecipa a una corsa decisamente fuori dall’ordinario, tra pioggia, incidenti, imprevisti e chi più ne ha, più ne metta. Al grido

in sella… alla bersagliera

scatta sui pedali senza accorgersi di aver perso il sellino, poi alla fine grazie al ricorso a una sostanza dopante arriva primo al traguardo, ma con i freni finiti e terminando la sua corsa dentro un carro funebre. Al di là della ricostruzione della gara (di cui oggi, in riva al Garda, si corre ogni anno una rievocazione), ancora una volta il ruolo centrale del ciclismo e della bici veniva posto all’interno del costume italiano, ribadendone la sua insindacabile popolarità.

L’AMERICA DEL PEDALE, CON LA PASSEGGIATA MAGICA DI E.T.

Se siete appassionati di serie tv, allora vi sarete accorti che per un ventennio almeno il prete detective per antonomasia ha viaggiato solo e soltanto in bicicletta. Chissà allora se Don Matteo, interpretato da Terence Hill, non abbia davvero fatto riscoprire il piacere di una bella passeggiata in bici a tanti telespettatori di una certa età, visto il target del pubblico della fortunata serie tv prodotta da Lux Vide.

Solo che adesso che è arrivato Don Massimo (Raoul Bova) dalla bici s’è passati alla moto, e questa non è propriamente una scelta green. Dall’altra parte del mondo, cioè negli USA, il connubio cinema-bicicletta non è certo una novità:

All American Boys

di Peter Yates (1979) racconta della passione per il pedale di un italo-americano, che ama la tradizione italiana e sfrutta questa sua particolare predilezione per far colpo su una ragazza, anche se l’invidia dei “veri” ciclisti lo porterà a subire una cocente delusione d’amore.

In “Quicksilver” (1986)

con Kevin Bacon, la bici diventa uno strumento di riscatto sociale dopo aver visto crollare la propria attività lavorativa come broker: il protagonista diventa un postino, ma ben presto preferisce diventare quello “privato” di un malvivente, così da garantirsi una busta paga piuttosto alta rispetto agli standard del tempo. Ma la pellicola che ha reso immortale il connubio tra bici e finzione cinematografica è certamente

E.T. L’Extraterreste

di Steven Spielberg (1983): la scena nella quale il piccolo Elliot decide di aiutare E.T. a tornare a casa è tutta incentrata sulla voglia di evasione tramite la bici, unico strumento in dotazione al bambino, che pure sa perfettamente che una volta giunto alla foresta non avrebbe più avuto modo di proseguire il percorso. È in quel momento che di colpo la magia prende il sopravvento: la bici si alza da terra e comincia un volo che le consente di superare lo scoglio rappresentato dagli alberi, magistralmente raccontato dal piano di ripresa del regista che a distanza di anni emoziona ancora intere generazioni.

LA BICICLETTA COME SIMBOLO DI EMANCIPAZIONE E LIBERTÀ

Nel nuovo millennio c’è un cartoon che ha completamente riscoperto il significato e il valore delle due ruote a pedale:

Appuntamento a Belleville

è un piccolo capolavoro che benne presentato nel 2003 fuori concorso a Cannes dove il protagonista principale, un bambino di nome Champion, scopre da piccolo la sua passione per la bici dopo aver ricevuto un triciclo in dono, arrivando a coronare il suo sogno di correre il Tour de France.

Ma in questa occasione, complice un giro di scommesse clandestine, viene rapito e portato sull’isola di Belleville, dove però comincerà tutta un’altra storia, con la bicicletta sempre al centro dell’attenzione.

A Venezia, nel 2012, venne invece presentato

La bicicletta verde

una storia avvincente di una bambina saudita di nome Wadjda, che a 10 anni vive in un sobborgo di Riad e con tutte le proprie forze cerca un modo per riuscire ad acquistare una bici, così da poterci poi giocare assieme ai suoi migliori amici.

Una storia di libertà ed emancipazione in cui il ruolo della donna, ancorché bambina, fotografa la voglia di liberarsi dagli usi e dai costumi di un paese ancora troppo orientato a considerare il genere femminile di secondo piano, dove l’unica cosa che conta è avere un figlio maschio (il papà infatti sceglierà di prendere una seconda moglie per inseguire questo desiderio, dato che la mamma della bambina è rimasta sterile dopo la sua nascita), e dove il popolo locale non appoggia affatto il desiderio di Wawjda di essere come i suoi coetanei maschi.

(Credits: Getty Imges)

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