DAVID BOWIE E IL CALCIO: UN DUCA BIANCO CON LA SCIARPA DEL TARANTO

DAVID BOWIE E IL CALCIO: UN DUCA BIANCO CON LA SCIARPA DEL TARANTO

DAVID BOWIE E IL CALCIO: UN DUCA BIANCO CON LA SCIARPA DEL TARANTO

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Quando il comitato organizzatore dei Giochi Olimpici 2012 si ritrovò a individuare una canzone che meglio di qualunque altra avrebbe potuto caratterizzare le imminenti olimpiadi londinesi, i dubbi vennero dissipati nello spazio di una manciata di minuti appena. “Heroes” era il brano perfetto per dare lustro ad atleti, appassionati, spettatori e chiunque fosse realmente coinvolto da quell’evento planetario tanto atteso. E in fondo era anche l’omaggio che il mondo dello sport tributava a un britannico che s’era fatto conoscere fuori dai confini nazionali per via di un talento smisurato, capace di varcare incondizionatamente i cuori e raggiungere gli estremi angoli della terra. E’ il potere intrinseco della musica ma anche quello peculiare dei grandi, grandissimi artisti. David Bowie all’invito di cantare nel corso della cerimonia di chiusura rispose picche, perché a 65 anni riteneva che l’impegno fosse eccessivamente gravoso. Ma le note di “Heroes” risuonarono ugualmente nella notte londinese. E scandirono l’ennesimo tributo a un artista fuori dall’ordinario, vanto della terra d’Albione.

 

LE PARTITE A CALCETTO IN TOUR

Agli italiani quel motivetto poteva già suonare familiare. La fortunata trasmissione Rai “Sfide” lo aveva scelto per la sigla d’apertura di uno dei format sportivi più riusciti che la tv italiana abbia mai offerto al proprio pubblico. Bowie però nel corso della sua lunga carriera è stato molto di più. Soprattutto, è stato un grande appassionato di calcio, ma con una caratteristica assai particolare: a differenza di quasi tutti i suoi colleghi, ognuno schierato e devoto alla propria squadra del cuore, l’artista londinese non ha mai avuto un club di riferimento. Semplicemente amava il football e tutto quel che ne consegue. Tanto che c’è una foto che lo ritrae a 11 anni assieme ai compagni della Burnt Ash Junior School, cioè la selezione calcistica della scuola da lui frequentata all’epoca. Ma ce ne sono centinaia di un Bowie calciatore provetto, impegnato in qualche pausa durante le faticose tournee in giro per il mondo. Ogni occasione era buona per dare quattro calci a un pallone e il “Duca Bianco” era decisamente restio all’idea di rinunciare a prendersi qualche rischio (gli infortuni erano sempre dietro l’angolo), magari complicando i live in programma in quel periodo. Amava la vita, l’idea di libertà, e il calcio ne assecondava la voglia di divertimento meglio di qualunque altra disciplina.

 

L’ANEDDOTO DELLA SCIARPA DEL TARANTO

Gli stadi poi, quelli che da sempre sono adibiti a rendere il football qualcosa si più simile a una religione che non a un semplice sport, sono stati a loro volta la sua casa prediletta. Da Wembley a San Siro, dal Parco dei Principi al Flaminio di Roma, passando anche per il Madison Square Garden, che in fondo è il tempo dello sport americano per eccellenza, Bowie ha saputo ammaliare stuoli di appassionati infiammando letteralmente le platee. E a Milano nel 2003, durante uno dei suoi ultimi concerti italiani, arrivò persino a raccogliere una sciarpa del Taranto con un fan gli lanciò da sotto al palco: l’artista la prese, se la mise al collo e continuò a cantare. Un momento iconico che ancora oggi dalle parti dello “Iacovone” (lo stadio di Taranto) ricordano con affetto e nostalgia. Così come nostalgico fu il tweet di saluto di Arsene Wenger, che nel 2016 era ancora il tecnico dell’Arsenal e che, commentando la scomparsa dell’artista, lo ringraziò di cuore per l’apporto che seppe dare a quei ragazzi cresciuti così in fretta.

 

Sono un fan della sua musica. Il messaggio che ha dato alla mia generazione è stato importante: sii forte abbastanza per essere te stesso

 

. Vale nella vita, vale sul palco, vale nello sport.

 

(Credits: Getty Image)

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