DENZEL WASHINGTON TRA YANKEES, COWBOYS E LAKERS

DENZEL WASHINGTON TRA YANKEES, COWBOYS E LAKERS

DENZEL WASHINGTON TRA YANKEES, COWBOYS E LAKERS

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Se vi è mai capitato di imbattervi ne “Il Sapore della Vittoria”, film del 2001 con protagonista principale Denzel Washington, allora sapete di che Attore con la A maiuscola si stia parlando. Uno che non ha avuto paura di portare sul grande schermo un tema sempre attuale e mani banale come il razzismo, affrontato con sfrontata decisione in una pellicola che in un modo o nell’altro ha raccontato come poche altre hanno saputo fare una delle piaghe che l’America dei giorni nostri (d’accordo, era ambientato nel 1971, ma in 50 anni non è che poi sia cambiato chissà cosa) ancora si porta appresso. E Washington, uno sportivo “prestato” al cinema, sapeva che in un modo o nell’altro quel ruolo avrebbe assunto una valenza particolare, tale da far interrogare più e più persone sul vero significato dello scontro tra neri e bianchi. Che poi è il filo conduttore che giusto un paio di anni prima aveva spinto l’attore a interpretare il ruolo di Rubin “Hurricane” Carter nel film che ripercorreva le vicende del pugile canadese, costretto a scontare quasi 20 anni di prigione pur senza essersi mai macchiato di alcun omicidio, ma condannato nei primi due gradi solo per via del colore della pelle. Insomma, temi mai banali, personaggi sempre impegnati e una voglia matta di raccontare la vita attraverso lo sport.

UN PASTORE (PER ORA) MANCATO

C’è un connubio speciale, insomma, tra l’artista originario della contea di Westchester (New York), nato il 28 dicembre 1954, e il mondo dello sport. Più in generale, in lui risiede forte la volontà di farsi portavoce di tematiche che investono la socialità e il modo di vivere delle persone, frutto anche della sua esperienza di devoto cristiano, quella che spesso l’ha portato a considerare l’idea di diventare pastore della Chiesa.

Una parte di me dice che dovrei diventare pastore, ma forse ho solo trovato un compromesso. Ho avuto l’opportunità di interpretare grandi uomini e, grazie alle loro parole, di predicare. Ho preso il talento che mi è stato dato come una cosa seria, e voglio usarlo per fare cose buone.

La vita gli ha messo subito davanti delle insidie, con la separazione dei genitori quando aveva appena 11 anni e un’infanzia trascorsa per lo più in collegio. Ma la passione per il teatro, andata di pari passo a quella per il giornalismo, gli ha consentito di aprirsi una via nel mondo della recitazione. E non è un caso se sul set di Wilma, la serie tv degli esordi, ha conosciuto la futura moglie Paulette, dalla quale ha avuto 4 figli e con la quale è prossimo ormai ai 40 anni di matrimonio, merce rara (anzi rarissima) dalle parti di Hollywood.

IL FIGLIO IN NFL, LA PASSIONE PER COWBOYS E LAKERS

Tra le passioni mai nascoste dell’attore, però, c’è anche quella per gli sport a stelle e strisce. Che in pratica lo hanno accompagnato durante tutta l’esistenza, tanto da riempirne spesso le giornate tra una pausa e l’altra dal set. Essendo originario della zona di New York, impossibile non partire dalla sua passione per i Yankees, la squadra per antonomasia della Major League Baseball, seguita spessa e volentieri dal vivo e considerata alla stregua del primo amore giovanile. E sebbene i ricordi da bambino spesso prendano il sopravvento, l’amicizia con Derek Jeter (capitano storico degli Yankees del nuovo millennio) ha contribuito a rinsaldare i legami col passato.

Una volta, giocava ad Anaheim, e ha cominciato a parlare con me, che ero l’unico tifoso di NY in mezzo a quegli degli Angels. Tra una battuta vincente e un’altra, s’intratteneva con me e mi prendeva in giro, come se fosse la cosa più normale da fare.

Oltre al baseball, nella vita di Denzel c’è tanto football: suo figlio John David è stato giocatore di ottimo livello nei campionati universitari, selezionato al draft 2006 dai St. Louis Rams, ma senza aver avuto mai l’opportunità di debuttare in NFL (ha giocato soprattutto in Europa), tanto da decidere nel 2012 di dedicarsi unicamente al mondo della recitazione. Il papà è tifoso dei Dallas Cowboys, avendo “tradito” le due franchigie dello stato di NY (Jets e Giants). E anche a livello cestistico il cuore batte per una squadra che non è certo sulla costa Est: Washington tifa Los Angeles Lakers, sin dai tempi dello Showtime degli anni ’80, quando una sera a Inglewood (la storica casa di quel tempo) sentì il pubblico urlare il nome di Muhammad Alì mentre Kareem e Magic stavano dando spettacolo in campo.

Ero al mio solito posto a bordo campo e sento la gente urlare il nome di Alì. Sapevo che c’era il suo fotografo personale quella sera, ma mai avrei pensato che potessi vedermelo sbucare da un momento all’altro. E invece me lo vidi arrivare osannato dalla folla, ormai disinteressata dalla partita, ma tutta per lui.

Una scena che il buon Denzel s’è goduto da un posto decisamente privilegiato.

(Credits: Getty Image)

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